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Paolo De Castro: salvati 42 miliardi per l’agricoltura

BARI – In occasione del quinto congresso nazionale dell’Unione Italiana Lavoratori Agroalimentari (Uila) che il segretario generale Stefano Mantegazza ha fortemente voluto in Puglia, saranno presenti venerdì a Bari, il ministro per l’agricoltura Maurizio Martina, il presidente della  Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro e l’assessore pugliese all’agricoltura Fabrizio Nardoni.  L’agricoltura, infatti, è forse l’unico settore che registra in questi anni di crisi un dato positivo, e nel contesto nazionale proprio la Puglia è una delle regioni che si piazza meglio.

Per questo l’occasione è ghiotta per intervistare il “nostro” Paolo De Castro, tra i fautori della riforma agraria dell’Unione Europea varata da pochi mesi.

Presidente, nonostante lo straordinario risultato del Pd alle elezioni europee, il Pse non è riuscito a spuntarla sul Ppe a la situazione per voi a Bruxelles si complica. Tuttavia il voto degli italiani vi carica di enormi aspettative.
“Alla luce dell’incredibile risultato elettorale riportato dal Pd e dal nostro segretario Matteo Renzi, tutti noi siamo ulteriormente carichi di responsabilità. E’ vero. Questo vuol dire che non dobbiamo deludere e che anzi abbiamo il dovere di riportare in Europa l’entusiasmo e lo spirito propositivo che ci hanno affidato gli italiani”.

Tutto questo si scontra però con i vincoli di austerità imposti da Bruxelles.
“Con la politica del rigore, che per certi versi è stata anche efficace prima della crisi, dopo il 2008 abbiamo rischiato di far saltare tutto. Abbiamo ancora vivo il ricordo di quanto è successo in Grecia, dove il rigore non solo non è servito a nulla, ma è stato un grave danno. Il problema oggi più di ieri è di rimettere in moto l’economia e per farlo bisogna superare i vincoli imposti dal patto di stabilità”.

In effetti la logica per la quale pure se uno ha i soldi in tasca non li può spendere non è più attuale.  
“Appunto, e non è più neppure giustificabile. Renzi ha avuto l’intuizione di dirlo per primo, ora, anche alla luce del successo elettorale, ha il compito di costruire una grande maggioranza anche in Europa per superare questo problema”.

Resta lo scoglio tedesco.
“La Germania non è fuori dall’Europa. E poi, se mi permette non c’è una sola strada per aggirare i vincoli del patto di stabilità. Non è detto, ad esempio, che si debba toccare la spesa corrente. Un buon compromesso, e parlo dell’Italia, potrebbe essere quello di far uscire dal patto di stabilità gli interventi e le opere necessarie per rilanciare sviluppo ed economia. Renzi tiene molto alla scuola, e viste le condizioni dei nostri edifici scolastici, si potrebbe concentrare la spesa per il loro rifacimento e la messa a norma. Stesso discorso potrebbe valere sulle infrastrutture, sulle strade, sugli interventi strategici”.

Certo se il Pse avesse vinto anche in Europa…
“Guardi, direttore, non è detto ancora nulla. Tenga conto che la differenza tra noi ed il Ppe è di soli dieci seggi. E noi, il 17 giugno, nomineremo Schulz capogruppo”.

Ha parlato prima di speranza. Come ridare la speranza ai milioni di giovani disoccupati? Proprio in questi giorni sono stati diffusi dati allarmati che parlano del 61 percento di giovani senza lavoro.
“E’ un dramma al quale abbiamo l’obbligo di porre argine. Ora parlo del mio settore. Con la nuova Pac l’Europa ha confermato circa 380 miliardi di aiuti all’agricoltura, 42 miliardi solo per l’Italia. Ma i nostri giovani devono cogliere questa opportunità ed organizzarsi, attraverso le cooperative agricole e soprattutto le cosiddette Op. E’ la strada da seguire”.

Michele Mascellaro
Direttore Responsabile