Verso le elezioni, «Ecco perché sono diventato Repubblicano»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione a firma di Nicola Causi, Candidato Repubblicano al Consiglio comunale di Taranto nella lista “Socialisti e Repubblicani”.

«L’evoluzione del nostro sistema politico negli ultimi trent’anni, sempre meno ancorato a schemi passati, ha portato ad una sorta di parziale desertificazione di quello strumento di accesso alla gestione diretta del Paese, rappresentato appunto, dal partito politico tradizionale. Inoltre localmente, l’affermarsi continuativo delle liste civiche, ha praticamente dato spazio a coalizioni di cittadini che, mossi dallo stesso principio, hanno realizzato una sorta di associazionismo pseudo-politico. Tuttavia lo stesso, con il trascorrere degli anni, ha mostrato il fianco ad una serie di problematiche, dovute essenzialmente alla mancanza di radici e di ideali di questi movimenti.

Accade spesso infatti, che le liste civiche, terminata la loro utilità elettorale divengano l’espressione, non tanto di civismo, quanto del potere di uomini soli al comando. Uomini che gestiscono questo potere obbedendo a pulsioni, molto spesso in contrasto con il mandato elettorale assegnato loro. Da sempre, nel mio percorso idealistico, ho abbracciato un’area politica ben definita e affine ad una certa destra di valori nazionali. Una destra che, con il passare del tempo, ha travisato il suo connotato patriottico, perdendosi nel labirinto di una ricerca del responsabile di una presunta perdita di identità nazionale e proclamando inutili autarchie genetiche.

Sarebbe bastato aprire gli occhi e accorgersi dei fenomeni metastorici che stiamo vivendo per comprendere, invece, la mescolanza naturale dei popoli sempre meno legati a schemi superati. Popoli che attraverso la loro presenza, possono e devono contribuire al mantenimento e all’ arricchimento della nazione. Proprio la nostra straordinaria Italia ha beneficiato per secoli dell’influsso e delle culture delle tante genti che anno trovato asilo nelle nostre terre. Greci, Fenici, Germani, Longobardi, Arabi e Normanni, Albanesi, Spagnoli, Francesi e Austriaci sono solo alcuni dei popoli alla base di quella cultura italiana che da sempre è faro di cultura nel mondo.

Pertanto, laddove si parla di “ius soli” o “ius sanguis”, mi sono ritrovato pienamente nell’ idea repubblicana dello “ius scholae”, ossia nella necessita’ di insegnare, far comprendere e rispettare, oltre che proteggere ad ogni costo, i valori laici e democratici del nostro mondo europeo, occidentale e libero. Valori che nel mio trascorso scolastico, mi hanno sempre affascinato e che ritrovavo nelle pagine di storia del nostro Risorgimento, dove uomini come Mazzini e Garibaldi, avevano saputo tradurre in realtà parole quali Libertà, Fratellanza, Unità e rendendo epico quel periodo della nostra, all’epoca ancor giovine Italia. Ideali così vividi da far vivere di rendita la memoria delle generazioni successive ma che purtroppo, proprio nei nostri giovani, sembra essere minata da una sorta di cancellazione storica che mai dovrebbe accadere.

Sfortunatamente, il concetto di Patria appare ormai distante e si cerca di continuo, attraverso un revisionismo risorgimentale, di vituperare il percorso di coloro che hanno costruito il nostro paese. Il Partito Repubblicano Italiano, da sempre ha portato avanti i concetti mazziniani da cui nasce, basandosi essenzialmente su protagonisti del calibro di Pacciardi, di La Malfa o di Spadolini, che hanno governato non attraverso slogan da supermercato, ma valorizzando la loro indubbia capacità di tradurre il proprio spessore culturale, in validi principi, soprattutto raggiungibili da una popolazione assetata di ideali e non di clientelismi o nepotismi da medioevo. Il Partito Repubblicano è infatti il partito dei cittadini che amano l’Italia nel concetto più alto del termine ed è il partito di coloro che partecipano con responsabilità alla vita politica del proprio Comune aiutando, laddove è possibile, con la propria professionalità e la propria competenza, l’amministrazione della città.

Il PRI è il partito di chi si cimenta per dare e non per ricevere. Ecco perché sono diventato repubblicano, perché credo nei valori dell’unità nazionale, perché amo la mia città e voglio vederla sempre più vicina ad una crescita che non sia solo quella dei populismi o di inutili proclami, ma di fattive e concrete realizzazioni».

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