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Signorile: «De Mita figura poliedrica, ma non fu il continuatore di Moro»

Ciriaco De Mita

«Con Ciriaco De Mita un paio di anni fa avremmo dovuto scrivere un libro insieme, poi non se ne fece più nulla». A rivelare questo piccolo retroscena è Claudio Signorile, già ministro e leader della sinistra socialista e testimone diretto di quella che fu l’ascesa del politico di Nusco scomparso il 26 maggio all’età di 94 anni. «De Mita – racconta Signorile – ha rappresentato un pezzo di storia del centrosinistra, per la costruzione del quale si era impegnato già negli anni ‘70. La sua azione politica, tuttavia, è stata tutta incentrata a contenere l’espansione dei socialisti. In lui abbiamo avuto un interlocutore e allo stesso tempo un antagonista».

C’è un aspetto, però, sul quale Claudio Signorile offre una lettura profondamente diversa da quella che ritorna in queste ore e che vorrebbe De Mita continuatore della politica di Aldo Moro: «De Mita riuscì a costruire una interlocuzione con il Pci, è vero. Ma c’è una differenza fondamentale che lo distingue da Moro: l’obiettivo politico di Ciriaco era quello di contenere l’avanzata del Psi; Moro invece avrebbe voluto un centrosinistra che comprendesse i socialisti, senza volerli frenare o scavalcare. Per questo è un errore ritenere che De Mita sia stato il prosecutore della politica di Aldo Moro». Antagonista dei socialisti, quindi, ma anche interlocutore almeno con una parte di essi: «Sì, la sinistra socialista mantenne un rapporto dialettico con la sinistra della Democrazia Cristiana. Questo rapporto era coltivato non solo con De Mita ma anche con Piersanti Mattarella, Marcora, Pistelli. Si realizzò una strategia di crescita di questo rapporto almeno fino a quando la sinistra socialista non entrò nell’area di maggioranza del Psi. E diventò segretario della Dc con l’obiettivo di mantenere una linea conflittuale con il Psi allo scopo di contenerne l’espansione nelle istituzioni».

Per De Mita, uomo del Sud e meridionalista, non fu semplice ascendere alla guida della Democrazia Cristiana: «Quando si delineò la possibilità che diventasse segretario della Dc, Marcora lo introdusse negli ambienti industriali del Nord dove fino a quel momento era guardato con diffidenza». Il ricordo personale: «Con lui ho avuto un rapporto abbastanza forte. Ci vedevamo a casa di Marra, l’editore di Adnkronos. Nascevano discussioni sempre appassionate con posizioni non necessariamente convergenti. È stato un rapporto durato molti anni e peccato per quel libro che non siamo riusciti a scrivere».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile