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Superare il divario e unire il Paese

Assemblea a Roma di Mezzogiorno Federato

Mentre si discute di Guerra e Pace, noi abbiamo il dovere di discutere di NORD e SUD! Se il Covid, ci ha imposto di rivedere le regole del lavoro, lo scossone di PUTIN, ci impone di rivedere le regole della Globalizzazione. Dopo il Covid, sono comparsi: lo smart-working in azienda e l’insegnamento a distanza, nelle scuole. Dopo Putin, l’UE, dovrà diventare più Stato e l’Italia dovrà essere più Unita, annullando il Divario territoriale Nord-Sud. Il momento non lo abbiamo scelto Noi, ma ce lo impongono le circostanze Il Divario, è stato sempre considerato un costo per la nazione, mentre ora con il cambio di prospettiva, provocato da questa guerra, si candida a ruolo di risorsa strategica per lo sviluppo del Paese. Cosa vuol dire? Vuol dire che, la lettura degli eventi in corso, autorizza a pensare che questa sarà, nei prossimi anni, la direttrice di marcia dello sviluppo mondiale. In fondo, dopo il crollo dell’Unione sovietica e dell’economia collettivista, tutto il mondo si è autoregolato con la formazione di un unico mercato mondiale, in cui la Russia forniva l’energia, l’America i capitali e la Tecnologia, e la Cina, la manodopera. Senza la stipula di alcun Trattato, ed abolendo progressivamente le barriere doganali, il mondo si è assestato in questo sistema tripolare, ed ha conosciuto i più alti livelli di crescita della ricchezza mondiale che la storia ricordi.

Dopo la guerra di Putin, è partito una specie di: “Contrordine compagni”, ”Tutto torna come prima!” , anche se non è ancora chiaro, quale sarà il nuovo punto di approdo. L’Europa, non c’era prima, ma ci dovrà essere dopo, e dovrà decidere se vivere, diventando uno grande stato sovranazionale o morire, prendendo atto che non ha alcun senso tenere in vita una sovrastruttura, come quella dell’UNIONE, senza un Governo centrale, ed una Difesa comune. Poi, ci siamo Noi! il nostro Paese. dopo esser diventato il settimo Paese più ricco al mondo, è scivolato in basso, fino ad uscire del tutto dalla graduatoria dei primi Quindici. In questa inversione di rotta, quei Paesi come l’Italia, storicamente afflitti da una divisione territoriale ereditata con l’annessione del Regno Borbonico a quello Sabaudo, saranno indotti, a rivedere i criteri finora seguiti; Criteri, che portavano a scavalcare il Mezzogiorno , per investire (delocalizzando o investendo in nuovi impianti) nei Paesi dell’Europa dell’Est, (Polonia, Romania etc..) dove le condizioni ambientali, si presentavano più vantaggiose di quelle offerte dalle regioni dell’Italia meridionale.

Ma c’è di più! La chiusura totale degli scambi commerciali con la Russia, apre nuovi scenari di grande interesse più per l’Italia meridionale che per l’intera Europa: si chiudono gli accessi al Mar Nero ed al mar d’Azov, sottratti dalla Russia all’Ukraina e torna centrale il mar Mediterraneo con le sue rotte, per i Paesi fornitori di Gas, Petrolio e derrate alimentari da tutto il resto del mondo. Nuove prospettive si aprono per un ritorno alla sviluppo delle regioni meridionali, facendo leva non più sui grandi complessi industriali come l’ILVA di Bagnoli o Taranto, ma sullo sviluppo dei grandi Centri di formazione e ricerca nei campi della biotecnologia, e dell’informatica, e nello sviluppo dei Centri di interscambio commerciale con tutti i Paesi dell’intero bacino del mediterraneo. Potrà sembrare un paradosso, ma la guerra ribalta l’assetto ormai consolidato nel nostro Paese di un Nord largamente integrato nella’Area sud Europa ed un Sud appendice assistita dell’area forte, condannato a vivere con i sussidi e destinato lentamente a svuotarsi per la crescente emigrazione giovanile verso le regioni più ricche del Paese. Diversamente da chi diceva, che: “l’Italia era fatta e bisognava solo fare gli italiani”, : l’Italia è ancora divisa, fra Nord e Sud. Ed ora, dopo più di un secolo, non si tratta più di saldare due territori confinanti, ma di fondere due mentalità, due concezioni diverse del vivere comune.

In questo senso, l’unità del Paese è ancora una “cosa d fare”;! ed è bene sapere che il tempo non aiuta a superare le divisioni, ma congiura per approfondirle. Lo scossone della Guerra di Putin, deve far riflettere tutti che la strada che dobbiamo imboccare: – non è quella delle divisioni, ma quella delle intese; – non è quella che approfondisce il solco ma quella che lo cancella; Rispetto a questa impostazione del PNRR, manifestiamo apertamente le nostre riserve! – Lo siamo perché si è riproposta una EQUA ripartizione dei Fondi e non una RIPARTIZIONE STRAORDINARIA, fra due aree PROFONDAMENTE DISEGUALI fra di loro; – Si è riproposta una scelta, vecchia di 40 anni: quella del“Rifinanziamento dell’Intervento straordinario” ( L. 651/83) che rendeva “Responsabili dello sviluppo gli EE.LL”. invece del Governo nazionale. (Art.2 co. 3°) Senza il Mezzogiorno, l’Italia si ridurrà ad essere una piccola regione dell’Europa, con un livello di reddito medio alto dei suoi abitanti, ma con un peso politico pari alla Svizzera o al piccolo Lussemburgo. Se non si vuole questo, si deve, una volta per tutte, decidere di colmare il DIVARIO TERRITORIALE che divide in due il Paese. Più si rinvia la scelta di superare il Divario, più cresceranno i costi dell’operazione e conseguentemente crescerà l’insofferenza delle regioni forti verso quelle più deboli, che graveranno negativamente sulle loro aspettative ed i loro interessi. Invece di continuare sulla strada che abbiamo imboccato, proviamo allora a fermarci ed a ripensare le scelte già fatte. Ci incoraggia in tal senso pensare che proprio in questi giorni il Presidente del Consiglio a Sorrento abbia richiamato l’attenzione e l’interesse di tutti sulla necessità di una terza via per il Sud in alternativa al Meridionalismo «Piagnone», nel contempo, ci dà forza e speranza l’impegno messo da Claudio Signorile nel rilancio dei grandi temi della politica nazionale ed internazionale, sul futuro del Mezzogiorno come passaggio obbligato per il futuro del Paese.