x

x

Il ritorno del riformismo meridionalista

Claudio Signorile

Non stiamo parlando di teoria. Trasporti, infrastrutture, energia sono enormi potenzialità. Stiamo parlando di cose che hanno un ruolo fondamentale e, rispetto alle quali, ci si deve muovere adeguatamente. Mezzogiorno Federato sta dicendo, come si diceva una volta, di passare all’azione politica, un’azione di congiunzione e collegamento. Abbiamo chiesto a Maria Stella Gelmini di intervenire al nostro appuntamento. Lei molto cortesemente ha accettato. A noi interessa interloquire con la presentatrice della legge quadro sulle Regioni ordinarie. Lei non è favorevole al nostro progetto federativo. Chiunque transiti nel Governo non può che essere critico sulla nostra proposta, così come noi lo siamo con loro per le cose che fanno. Ma qualcosa si va muovendo. Si comincia a parlare e lo scenario non può che essere quello della legge quadro. Quando le cose si muoveranno formalmente in Parlamento, ci saranno delle proposte delle quali dovranno tenere conto nel percorso della legge, con il ragionamento federativo che noi ci proponiamo che non è federare le Istituzioni ma i poteri descritti dall’art.117 della Costituzione. Un soggetto unico regionale che mantiene autonomia e diversità delle Regioni e federa i poteri definiti e descritti perché abbiano un comune obiettivo.

E’ un passaggio importante! Così come lo sarà oggi l’intervento di Teresa Bellanova, Vice Ministro alle infrastrutture che ringrazio, perché quello sulle infrastrutture è l’altro ragionamento che ci riguarda come Mezzogiorno Federato. Rivolgo un ringraziamento al Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, l’amico Andrea Orlando, che con un messaggio ha inteso ricordarci l’importanza del capitale umano per le dinamiche del mercato del lavoro del SUD che se lasciato a se stesso difficilmente riuscirà ad riagganciarsi al resto del Paese e ad essere competitivo. Grazie a Ivana Veronesi, segretaria confederale della UIL. Il rapporto con le forze sociali e con il sindacato in particolare per noi è naturale e irrinunciabile perché è dal lavoro, dal lavoro dignitoso e di qualità per giovani e donne che dobbiamo ripartire se vogliamo che il Mezzogiorno riparta. Grazie anche ad Occhiuto che interverrà nel dibattito come Presidente della Regione Calabria. Tutte persone che hanno un loro dinamismo intellettuale e con le quali si sta sviluppando da un anno a questa parte un clima di attenzione.

IL RITORNO DEL RIFORMISMO MERIDIONALISTA
Non è cosa da poco. Chi vi parla è stato allievo di figure storiche del meridionalismo riformista, da Fiore a Rossi Doria. Ho avuto la fortuna di vivere e conoscere a Sorrento, nella casa della Benzoni che li ospitava, Salvemini e Zanotti Bianco. Il riformismo meridionalista è il riformismo pragmatico, un riformismo progettuale, sistemico, dell’approccio alle cose, sempre legato alla capacità strategica. Noi abbiamo vissuto nelle scelte politiche e amministrative, quando ci siamo occupati dei trasporti, la visione sistemica che ci ha portato a fare scelte strategiche non secondarie. Ultima l’alta velocità che ha cambiato il volto del Paese. Sappiamo che il riformismo meridionalista è cosa importante. Il dialogo che si è aperto da oltre un anno con Alleanza Civica del Nord, che è diventata nostra interlocutrice, in particolare sul civismo inteso non come un fatto municipalistico, ma come una dimensione nuova, il civismo federativo come capacità di essere non solo individuo sociale, ma individui federati, con interessi di Comunità che si cercano, s’incontrano, fanno insieme massa critica.

Questo, accanto all’apertura del dialogo forte con gli ecologisti di governo come Edo Ronchi e la sua area di riferimento dell’ecologismo/ambientalismo progettuale-pragmatico, fortemente segnato dalla capacità progettuale propositiva, fanno parte del bagaglio di sviluppo di Mezzogiorno Federato che non si chiude nel Sud ma fa del Sud il punto d’avvio di un motore di crescita. Abbiamo cominciato a parlare su Buonasera Sud e nei nostri webinar di energia, infrastrutture, trasporti, logistica, del sistema portuale del Mezzogiorno che è il più importante del Mediterraneo, senza paragoni, senza possibili ambiguità: Taranto, Gioia Tauro e Salerno, Napoli. Il Mediterraneo è questo, che attraverso lo stivale si congiunge con il centro d’Europa. Ho guardato con un certo rimpianto per l’occasione perduta, il fatto che ha Sorrento sia stato assente il Ponte sullo Stretto. Non come fatto a sé, ma come nucleo centrale della piattaforma euromediterranea, della quale molti parlano senza cognizione. Perché se non c’è il ponte non c’è la piattaforma euromediterranea! Quando abbiamo dato la prima concessione del ponte alla società dello stretto, eravamo assolutamente consapevoli che si autofinanziasse, sia sul piano della finanza internazionale, che sul rapporto costi/benefici e sul piano economico e finanziario che accompagnava la proposta. Questo insieme di interlocuzioni, questi collegamenti di Mezzogiorno Federato al resto del Paese nelle forme più dinamiche, innovative e attive, e dell’Europa, ci fa guardare con interesse a quanto sta avvenendo in Germania.

E’ un contesto politico molto diverso dal nostro. Hanno fatto un programma di governo utilizzando diverse realtà, diverse tra di loro: i socialisti, i liberaldemocratici, gli ambientalisti, i cristianosociali. In Italia abbiamo una tradizione diversa. Noi abbiamo i valori. Siamo costretti sempre, quando facciamo politica, a misurarci con i valori: liberaldemocratici, socialisti, cattolici, cristianosociali, ambientalisti. Da noi sono scelte valoriali, non sono solamente programmatiche. Devi risolvere prima la questione valoriale? No, devi però riconoscere che esistono. Io non posso cancellare le cose che fanno parte della mia vita, della mia storia personale. Posso collocarle diversamente rispetto agli altri, con i quali parlo. La stessa cosa vale per tutti. I grandi valori sono: l’individuo sociale dei liberali, la fraternità dei socialisti, la solidarietà dei cristiani, la sopravvivenza degli ambientalisti ecologisti. Tutto questo partendo dal territorio, dalle Comunità. Credetemi non è una brutta cosa. Merita di starci sopra con la testa e con l’impegno. Mezzogiorno Federato vuole fare questo con grande rispetto per la storia di ciascuno, con grande attenzione al territorio dal quale si parte. E’ un piccolo miracolo quello che abbiamo messo insieme. E’ la prima volta che si verifica un fenomeno politico come quello che vi sto descrivendo, con il quale sono coinvolte le regioni meridionali, Sicilia compresa, che ha sempre giustamente ragionato in chiave autonomista e continua ad esserlo ma in un contesto intelligente, programmatico, progettuale, ampio, che mette insieme sette regioni.

STIAMO VIVENDO UNA TRASFORMAZIONE POLITICA
Vilfredo Pareto scrisse alcuni anni fa un libro sulla trasformazione della democrazia. Oggi qualcuno dovrebbe scriverlo sulla trasformazione della politica. Non è vero che è in crisi la politica, sono in crisi i partiti, è in crisi il sistema di attuazione della politica. La politica è una necessità della democrazia. Nenni, Saragat, quelli del quarto stato, scrivevano che la democrazia è una rivoluzione permanente. La democrazia è politica attuata. Senza politica non c’è democrazia. Il sistema va cambiato, rinnovato, anche profondamente. Quando noi facciamo questo sforzo di collegamento con la cultura e l’esperienza del civismo politico e con quella dell’ecologismo di governo, con quella federativa europeista, significa che il modo di fare, concepire, vivere, sentire la Politica sta cambiando attraverso il prevalere di questi concetti di base. Se questo è vero, noi dobbiamo sapere che il cambiamento della politica significa un profondo cambiamento dei punti di arrivo finali. Si va verso una nuova classe dirigente. Quella che ha governato i venti anni della confusione è improponibile, chiaramente si va verso lo scontro. Il passaggio elettorale segnerà la fine di un Parlamento che ha vissuto esperienze imbarazzanti, incapacità di governo, incapacità di governare il Paese.

Queste elezioni saranno estremamente nuove rispetto ai segmenti di partito. Si va verso un ricambio che passa attraverso un confronto elettorale che sarà uno scontro. A questo scontro, questa volta, diciamolo a coloro che si astengono, dovranno partecipare tutti coloro che amano l’Italia. Chi vuole bene l’Italia deve votare e noi alle prossime elezioni ci vogliamo essere come Mezzogiorno Federato che ha sviluppato e rafforzato un sistema di legami, orientamenti e capacità di lettura di quello che sta avvenendo. Ci vogliamo andare come Mezzogiorno Federato che ritrova, attraverso il riformismo meridionalista, le ragioni della sua identità e attraverso la piena coscienza delle risorse del mezzogiorno che possono e debbono essere gestite nel contesto da noi descritto, come grande opportunità e grande occasione.