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Anche io ho un sogno: La rinascita del Mar Piccolo

Vito Crisanti

Non sono particolarmente versato nella politica, né bravo con le parole. Sono più che altro abituato a lavorare, a risolvere problemi anche ambientali ed a progettare in modo concreto e professionale. È questo che faccio e che continuerò a fare, comunque vadano le cose.

Mi piacerebbe, però, dare il mio contributo, anche a livello istituzionale, a questa mia città, alla quale sono legato sin dall’infanzia e di cui conosco i pregi, i difetti ed anche le potenzialità. È questo il motivo per cui ho scelto di candidarmi. Un passo difficile, sofferto. Conosco la grande ricchezza del territorio di Taranto e questo mi ha suggerito di progettare e proporre l’istituzione del Parco Regionale Naturale del Mar Piccolo, per poter far conoscere e valorizzare le nostre risorse ed invertire la percezione negativa della Città. Il Mar Piccolo DEVE diventare una risorsa per il rilancio economico ed ambientale del territorio ed offrire occasioni di attività produttive e di lavoro. Quando, infatti, si parla di chiudere lo stabilimento siderurgico adducendo la sacrosanta ragione che non debba esserci conflitto tra lavoro e salute, poche volte si pone sul tavolo la soluzione di questo dilemma. Spesso ci si limita a parlare della possibile e condivisibile riconversione degli operai nei lavori di bonifica. Ma è doveroso avere anche una visione più ampia ed a più lunga scadenza. Penso a quale debba essere stata è quale dovrebbe essere in futuro l’identità urbanistica e socioeconomica della nostra città.

Come vocazione territoriale e come risorsa essenziale Taranto dovrebbe avere il mare e il bacino territoriale intorno al mare, pur tuttavia la pesca, la viticultura, il porto, l’agricoltura, il turismo sono troppo spesso marginali, trascurati e di poco peso economico. Eppure il passato, glorioso, di questa città dovrebbe averci insegnato qualcosa. La colonizzazione greca fu un fenomeno essenzialmente commerciale. I coloni provenienti dalle città della Grecia sbarcarono lungo le coste dell’Italia Meridionale, che chiamarono Magna Grecia, proprio nei territori che meglio si prestavano alla valorizzazione agricola e del mare. Il territorio di Taranto fu occupato, alla fine dell’VIII sec. A. C. da coloni che provenivano dalla Laconi, che si stabilirono nella stretta penisola triangolare, l’attuale città vecchia, che si incunea tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, in una posizione favorevole anche per le attività connesse con lo sfruttamento del mare e divenne ricca e famosa per le attività produttive e per i commerci favoriti proprio dalla sua posizione. Per lunghi periodi le attività legate al mare hanno costituito la principale fonte del suo sostentamento economico. Il mare e la terra intorno al mare dovrebbero, a mio avviso, riprendere la loro funzione essenzialmente produttiva legata al Primario, dopo questo lungo e per alcuni versi infelice sogno industriale, che non ha creato l’auspicato indotto ma ha prodotto, come da molti sostenuto, l’ennesima “cattedrale nel deserto”.

Oggi Taranto deve fare i conti con gravissimi problemi ambientali e con le ripercussioni sulla salute umana. La mia visione: contribuire a riportare Taranto alla originaria vocazione territoriale ed economica, incentivando le risorse del mare, la pesca, la viticultura e le risorse della terra, mediante un’agricoltura sostenibile, migliorando l’ambiente, rendendo i cittadini sempre più consapevoli che il rispetto per la natura è fondamentale per la tutela della salute. Taranto in passato era un’oasi verdeggiante e salubre, come riportato negli scritti dei Viaggiatori dei secoli scorsi. Occorre lavorare per realizzare la transizione verde nell’economia locale; riguardo il miglioramento della qualità della vita urbana, è nella disponibilità del Comune uno studio organico, che ho consegnato nel 2014, relativo a tutto il territorio comunale, il “Piano Programma del Verde Urbano ed extra urbano” che sviluppa oltre 130 milioni di euro di lavori. Sarò un sognatore quando penso a Taranto come ad una città vivibile, sana, verde, che dia lavoro ai giovani attraverso le attività produttive legate al mare, all’agricoltura, alla riqualificazione del contesto urbano e naturale ed al turismo e si ripopoli di famiglie e di prospettive, ad una città in cui ci siano posti in cui correre, passeggiare, respirare aria pulita, in cui l’economia sia sostenibile e rispettosa della vocazione territoriale, in cui i tramonti tornino ad essere i più belli del mondo e la scritta ”arrivederci a Taranto”, che troviamo uscendo dalla città, debba regalare un sorriso e la gioia di un ritorno e non la vista di una industria che ha portato lavoro ma anche dolore e morte. Auspico che con la volontà di tutti noi, il sogno diventi una splendida realtà.