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Con il referendum, i cittadini al centro dell’azione politica del Paese

Antonella Zella

“Partecipare è un dovere civico. Chi si lamenta della fragilità della democrazia italiana non può astenersi dal voto, perché collabora a renderla piu’ fragile. Democrazia è partecipazione”: il monito del Prof. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, nell’intervista a Libero del 6 giugno u.s.. Condivido appieno le affermazioni dell’insigne giurista, certa piu’ che mai che il punto di avvio di ogni riforma sulla giustizia sia un organismo della cui organizzazione, efficienza e performance ci si debba comunque interessare.

L’idea di dar voce ai cittadini italiani, rivalutando l’istituto di democrazia diretta del referendum solennemente riconosciuto dalla nostra Carta Costituzionale, appare rispondente ad una piena garanzia costituzionale del nostro Stato di diritto. Strumento, insieme alla petizione e al disegno di legge di iniziativa popolare, di garanzia della partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del Paese, considerata – e da considerarsiquale diritto inviolabile dei medesimi. I cittadini, dunque, al centro dell’azione politica del Paese, attraverso l’espressione del proprio sacrosanto ed intangibile diritto – dovere di voto, espressione della volontà del popolo. Si impone un ritorno al ruolo della democrazia quale partecipazione dei cittadini alle decisioni collettive ed in detta prospettiva è fondamentale esplicitare il diritto al voto, qualunque esso sia! Illuminante, nonostante non proprio attuale, la lettura di Crisafulli (V. CRISAFULLI, Stato e popolo nella Costituzione italiana, in AA. VV., Studi sulla Costituzione, Milano, 1958, 146 ss. Non mi pare corretto, allora, limitare la portata del referendum all’esito finale, che è certamente idoneo ad influenzare. Il referendum e, in forma diversa, gli altri strumenti di democrazia partecipativa segnano qualitativamente l’ordinamento per il solo fatto di essere stati concepiti in funzione integrativa (nel senso della qualità) della rappresentanza), il quale, nel valorizzare, la portata innovatrice connessa alla configurazione costituzionale degli istituti della democrazia diretta, ha segnalato come rappresenti il risvolto naturale di una determinata volontà: quella di consentire il concorso continuo tra cittadini elettori e organi dello Stato soggetto in un quadro articolato segnato dall’irrevocabilità della rappresentanza e della responsabilità politica, dal momento che proprio l’operatività di questo canone consente di evitare la conversione del mandato libero in arbitrio consentito.

La felice formula di Friedrich, secondo il quale la rappresentanza altro non sarebbe che un metodo per “ottenere una condotta responsabile” da parte dei governanti, costituisce dunque l’esito di un approccio teorico del tutto condivisibile, nonché utilizzabile anche per spiegare la funzione del referendum costituzionale in prospettiva di sistema. Nella storia della Nostra Italia, tra le forme di referendum previste dalla Costituzione, il referendum abrogativo ha rappresentato senz’altro quella che ha avuto più frequente attuazione, seppure con alterne fortune. Sono state sottoposte alla volontà popolare quasi settanta richieste abrogative. Tuttavia a partire dal 1997 e sino all’ultima consultazione svoltasi nel 2016 (fatti salvi i referendum del 2011), non si è raggiunto il quorum di partecipazione che è richiesto dalla Costituzione per la validità della consultazione abrogativa. Il presente appuntamento rappresenta l’occasione per rendere ancora concreto questo istituto e per far riemergere la fiducia nella democrazia, purtroppo da tempo sopita nei cittadini italiani. Tanto, anche in virtù della circostanza che proprio nel caso di specie la democrazia rappresentativa e la democrazia diretta paiono andare di pari passo, essendo in itinere le procedure di riforma della giustizia in sede parlamentare, in modo coevo al referendum. Dunque, la massiccia partecipazione al voto referendario può essere occasione propizia per orientare politicamente l’azione parlamentare.

 

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Antonella Zella, candidata di Taranto Mediterranea al Consiglio Comunale – avvocato; Dottore di Ricerca in Diritto dell’economia presso l’Università La Sapienza di Roma. Docente a contratto di Diritto industriale e Diritto privato presso l’Università degli Studi di Bari – II Facoltà di Economia Sede di Taranto. Ha pubblicato numerosi commenti in Gazzetta amministrativa; in Persona e danno a cura di Paolo Cendon; in I Battelli del Reno, Rivista on line di diritto ed economia dell’impresa; in Annali dei Dipartimento Jonico in “Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture”. E’ autrice della monografia, Il diritto di proprietà tra ordinamento interno e Cedu, in CENDON/BooK , Key Editore- Milano, 2015, (ISBN 978-88-6959-280-5 ). Tra gli articoli scientifici si annovera, altresì l’articolo a due mani A.ZELLA L. CANANA’, The termination for the user’s breach in the leaseback: an example of mathematical analysis of the law, in Il diritto nell’economia, STEM Mucchi Editore, I 2019 (ISSN 1123-3036). Esercita continuativamente la professione forense presso il Foro di Taranto, trattando prevalentemente questioni di natura civilistica e di diritto amministrativo anche in favore di enti pubblici ed aziende municipalizzate e di diritto del lavoro presso sindacati e patronati