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Taranto torna ad essere strategica, ma occorre arrestare il declino

Luciano De Gregorio

Il Mediterraneo punto di congiunzione di tre continenti nonché rotta più rapida, sicura ed economica tra Indo-Pacifico e Atlantico, una via di transito che, da sola, ospita circa il 20% del traffico marittimo mondiale. Catalizza quindi l’interesse di attori con ambizioni globali e obiettivi connessi al controllo delle materie prime e alla disponibilità di vie commerciali, o impegnati ad aumentare la propria influenza in questo quadrante, anche attraverso la presenza militare. La nostra sicurezza è legata alla stabilità di questo Mare e a quella delle aree limitrofe.

L’Italia in questo contesto, in funzione della sua geografia, dei suoi legami diplomatici e delle sue capacità militari, può rappresentare un valore aggiunto nell’ambito NATO, in seno alla quale l’Italia riveste un ruolo di promotore di un approccio a 360° gradi: attento al Mediterraneo e proteso nella direzione di una sempre più marcata difesa cooperativa. Lo stesso ruolo ricoperto nell’ambito dell’Unione Europea. Sull’argomento è ritornato nei giorni scorsi il Ministro della Difesa Guerini. Sicurezza e stabilità del Mediterraneo sono il comune denominatore che lega anche le altre due direttive, di recente emanazione, “l’Atto di indirizzo per l’avvio del ciclo integrato di programmazione” e la “Direttiva per la politica militare nazionale”. La prima mette in moto il processo di pianificazione strategica e finanziaria della Difesa, attività finalizzata alla predisposizione del budget per il 2023 e del bilancio 2024-2025 del Ministero, sviluppati in funzione delle priorità strategico politiche del Paese.

La seconda, oltre a definire il posizionamento dell’Italia nello scenario internazionale, riserva ampio spazio allo sviluppo delle capacità industriali del Paese, essenziali per assicurare l’autonomia strategica dell’Italia e dunque la tutela della sua sovranità. Aspetti che assumono rilevanza ancora maggiore oggi, in un tempo segnato dalle tensioni e delle ricadute economiche e securitarie del conflitto russoucraino anche sul Mediterraneo. La costante e pervasiva presenza di attori esterni nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente, nonché l’attuale crisi legata anche alla sofferenza alimentare, spingono sempre di più a una maggiore e concreta attenzione al “Fianco Sud”, frontiera meridionale del continente europeo. In questo ambito l’Italia conferisce particolare priorità ai settori che consentiranno all’Unione Europea di poter operare, se necessario, anche in autonomia, considerata l’imprevedibilità del contesto internazionale e la sua pericolosità. Fondamentale è l’istituzione di una credibile capacità di dispiegamento rapido, cui devono essere associate adeguate capacità di Comando e Controllo. Non meno significativa è la capacità di operare efficacemente nei domini marittimo, cibernetico, spaziale e aereo. Ultimo ma altrettanto importante, il potenziamento della cooperazione industriale nello sviluppo capacitivo, con focus particolare sugli abilitanti strategici, che sono oggi il nostro gap più significativo.

A farsene interpreti nei giorni scorsi sono stati i delegati e le Rsu di Fp Cgil Cisl Fp e Uil Pa, eletti negli enti della Difesa del territorio, analizzando con puntualità le condizioni degli insediamenti del Ministero della Difesa nella nostra città e le sue attuali ricadute produttive, occupazionali e sociali. Quello del territorio ionico è un intreccio profondo di legami storici ed economici, di emozioni esaltanti ma anche di aspettative tradite, considerato che gli insediamenti della Difesa hanno condizionato l’economia rendendola un tempo florida, ma adesso contribuendo a deprimerla con la progressiva riduzione di lavoratori. Il problema degli organici e del ricambio generazionale negli Enti della Difesa del territorio ionico, accanto a quello degli investimenti necessari per sostenere la ripresa nelle aree industriali e manutentive (Arsenale, Maristanav, Diremuni, ecc) resta, tuttora, privo di soluzioni concrete, visto l’esodo continuo di migliaia e migliaia di lavoratori che, oltre 40 anni fa, sono stati assunti grazie ad una legge speciale (la 285) sull’occupazione giovanile, e che sta svuotando officine e luoghi di lavoro. Il Piano triennale dei fabbisogni del Ministero della Difesa sembra essere già ampiamente superato dalla realtà, perché sorretto dall’idea che al 31 dicembre 2024 i dipendenti siano 18.500 mentre già oggi sono pari a 16.500 rispetto al tetto delle 20.000 unità. E’ indispensabile che tutti gli attori istituzionali, politici e sindacali del nostro territorio si inseriscano, con le loro proposte, nel Piano triennale dei fabbisogni del Ministero della Difesa proponendo un piano straordinario di assunzioni, su scala nazionale, di 9.000 unità entro il 2024 da distribuire in tutto il paese ma tenendo conto del ruolo strategico che Taranto torna ad assumere per la difesa e la sicurezza nel mediterraneo.