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Votare per affermare la democrazia e la libertà

Urna elettorale

Il 12 giugno gli italiani saranno chiamati a stabilire se sono favorevoli o contrari all’abrogazione di cinque disposizioni normative che molti considerano ingiuste o superate. Dello specifico contenuto del referendum si occupano altri redattori di Buonasera Sud dunque penso sia giusto soffermarsi non sul merito dei quesiti sottoposti al giudizio dei cittadini, bensì sull’istituto referendario e sul suo altissimo significato civile. Intendo dire che il 12 giugno non si vota soltanto per tentare di aggiustare un sistema giudiziario che fa acqua da tutte le parti, né solo per impedire che la giustizia venga schiacciata dalle correnti alle quali aderiscono i vari magistrati, poiché si vota anche per affermare il diritto di scegliere, di cui i cittadini dispongono in virtù delle previsioni costituzionali.

L’art. 75 della legge fondamentale dello Stato, infatti, prevede che 500 mila cittadini o cinque Consigli regionali possono proporre all’intero corpo elettorale “L’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge”. D’altra parte, a prescindere da ciò che pensano pruriginosamente alcuni, la Costituzione italiana afferma che ”La sovranità appartiene al popolo”. Nulla di più vero e di più sacrosanto, a patto che il popolo si metta nelle condizioni di esercitarla, altrimenti la sovranità apparterrà a chi ha più potere, a chi, come certi magistrati, non pagano per gli errori che commettono, a chi ha trasformato la giustizia in un luogo di spartizione di poltrone, incarichi, consulenze o a chi la usa come agente commerciale per i libri che pubblica, magari sottraendo tempo alla scrittura delle sentenze. Il referendum è uno strumento di straordinaria importanza, è il simbolo massimo della democrazia ed è per questa ragione che non bisogna assolutamente sprecarne e stravolgerne il senso, con la vile rinunzia di chi, a fasi alterne, non ne accetta il senso e l’alto valore civile. Certo, c’è qualcuno, i soliti interessati disfattisti, che seminano zizzania, sostenendo che “tanto non serve a niente.”

Bene: non credeteci, non cadete in questo tranello ordito da chi ha fatto in modo che la giustizia venisse asservita ai più biechi interessi della peggiore politica. Grazie ai referendum l’Italia ha conquistato il diritto al divorzio, il diritto ad interrompere una gravidanza in maniera assistita, sottraendosi alle mammane che hanno seminato dolore e morte e tanto altro. Grazie ai referendum la sovranità popolare può essere esercitata davvero, senza alcuna intermediazione, senza dover cedere a nessuna pressione, che non sia quella della propria coscienza impegnata, convinta e documentata. Sono in tanti, in queste ore, che seminano dubbi strumentali e capziosi sul senso dei cinque quesiti referendari per i quali voteremo il 12 giugno: sono i manutengoli di un sistema che non vuole cambiare, che non vuole rinnovarsi, che vuole continuare a non pagare per gli innocenti che sbatte dietro le sbarre e per i colpevoli che lascia in libertà. Sono coloro i quali, prigionieri di chi ha inquinato la giustizia e la politica, tentano di convincere gli italiani a non recarsi alle urne ed a boicottare quest’importante scadenza. Non ascoltateli e andate a votare in massa! Votare i referendum vuol dire rendere onore alla libertà, alla democrazia, al buonsenso, alla legge ed anche ad un uomo come Enzo Tortora, portato alla morte da una giustizia frettolosa e malata che ha distrutto l’esistenza di tante persone. “Io sono innocente!” disse il noto presentatore televisivo durante una delle udienze del suo assurdo processo. “Io spero, dal profondo del cuore, che lo siate anche voi”. Andando a votare i referendum non dimentichiamolo e mettiamo una croce sul SI di ciascuno dei cinque quesiti!