x

x

Il referendum è questione politica. Bisogna votare!

Leonardo Sciascia e Enzo Tortora

Nel giugno dell’85 l’elettore fu chiamato ad esprimersi sulla abrogazione delle norme limitative della responsabilità civile per i giudici, promosso da Radicali, Socialisti e Liberali. Si recarono al voto il 61% degli elettori e l’80,2% si espressero a favore. Il Parlamento avrebbe dovuto interpretare correttamente il messaggio degli elettori, ma votò una legge/inganno che attribuiva al magistrato una responsabilità molto tenue, indiretta, scaricando la responsabilità sullo Stato che può rivalersi sul magistrato. Il cittadino chiedeva che il magistrato fosse indipendente ma al tempo stesso responsabile dei propri atti: la legge prevede una responsabilità indiretta del magistrato soltanto per colpe gravi e abbiamo constatato che in tutti questi anni non ha ricevuto sanzioni importanti neppure in casi eclatanti per errori ingiustificabili.

A distanza di tanti anni constatiamo che la magistratura è diventata più autonoma a scapito della indipendenza e il magistrato si sente, in qualche modo, al di sopra e al di fuori di qualunque contestazione e a malincuore spesso accetta il giudizio della Corte d’appello e della Cassazione. Di conseguenza la fiducia nei riguardi dalla funzione giudiziaria nel suo complesso è calata di molto (in passato era valutata intorno al 68%, è ora scesa al 39%) anche per le vicende denunziate da Palamara per la mancanza di trasparenza del Csm, per la prevalenza delle correnti che regolano con faziosità l’organizzazione giudiziaria. C’è un grande disagio per i tempi lunghi dei processi, perché si ritiene che il magistrato è politicizzato, perché tante sentenze non convincono, soprattutto quelle che sono diametralmente in contrasto con il pubblico ministero.

I cittadini elettori dopo 37 anni, il 12 giugno torneranno ad esprimersi sulla condizione della Giustizia nel nostro paese: saranno protagonisti delle scelte su ordinamento, equilibrio tra poteri e garanzie. Abbiamo già espresso la nostra opinione sulle cinque domande, per le quali è opportuno votare SI, tuttavia esprimiamo una considerazione generale, fondamentale per orientare gli elettori. La giustizia attraversa una crisi profonda per ragioni generali, ma una prevale su tutte: la società è profondamente cambiata, vi è stata un’esplosione di diritti, nuove libertà si affermano diverse e proprie di una società complessa. Le istituzioni, l’organizzazione dello Stato non possono essere le stesse e immutabili. Tutti avvertono questa esigenza di cambiamento, magari stentano ad interpretarlo, ma nessuno lo nega. Unica eccezione la magistratura che si compiace dello stato attuale. Lo difende perché nella crisi degli altri poteri dello Stato pensa di rafforzare il proprio. La domanda di giustizia è cambiata profondamente nella società, nei cittadini, di questo dovrebbe essere consapevole il magistrato.

L’Associazione Nazionale che li rappresenta difende strenuamente questo potere anomalo quanto anacronistico. Rifiuta qualunque riforma perché la ritiene “contro la sua autonomia e la sua indipendenza” e quindi ritiene di essere “intoccabile”. La riforma Cartabia votata finora dalla Camera è un primo tentativo per curare i mali della giurisdizione. Ma i magistrati, per fortuna non tutti, hanno indetto lo sciopero generale per creare ulteriore disagio ai cittadini. Il loro compito è quello di applicare le leggi, non contestarle in maniera plateale avendo il potere di impugnarle alla Corte Costituzionale, né quello di incitare gli elettori ad astenersi dal voto, come abbiamo visto fare da alcuni nel corso della campagna referendaria. Sono ormai al di fuori di ogni “convenzione” democratica! Per questo riteniamo che il Referendum del 12 giugno prossimo sia questione politica. Per questo bisogna votare! I partiti sembrano aver perso interesse. Il silenzio sui referendum è il simbolo di una politica fondamentalmente debole.

Il Partito Democratico ha scelto la linea neutra della libertà di voto, che nel caso di un referendum significa schierarsi contro il raggiungimento del quorum di fatto, il M5s predica l’astensione in difesa di un certo giustizialismo e del corporativismo di categoria. Altri che pure li avevano promossi, si mostrano distratti, sensibili ai i sondaggi e forse a qualche conseguenza, preferiscono tenersi distanti. Di fronte a questo atteggiamento è importante una presa di posizione corale da parte dei cittadini elettori che con il loro voto possono far fare un ulteriore passo alla riforma che non cambia quasi nulla nel rapporto tra magistratura e politica, non tocca nessuno dei privilegi dei magistrati. La lamentela diffusa e costante del cittadino per una giustizia giusta, non potrà continuare se non approfitta del referendum per dare un contributo a modificare la situazione attuale. Dunque per riferirci rapidamente ai quesiti non possiamo non riconoscere che la distinzione tra le carriere è percepita da chiunque come cosa positiva per la regolarità del processo, perché si tratta di un separare anche sul piano organizzativo due mestieri diversi; una regolamentazione della custodia cautelare in carcere che è diventata anticipazione della pena della quale il magistrato fa un uso smodato non è più tollerabile e non può non interessare qualunque cittadino; la presenza del fascicolo personale del magistrato che attesti il lavoro svolto da cui deriva una valutata è cosa sacrosanta come lo è per qualunque cittadino la sua professionalità; la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari per contribuire a dare un voto sulla professionalità del magistrato arricchisce la giurisdizione; la possibilità del magistrato di poter presentare la sua candidatura per le elezioni al Csm senza la necessità di firme dei suoi colleghi preventivi, lo rendono più distante e più indipendente dalle correnti che lottizzano; l’abrogazione della cosiddetta legge Severino che regola i casi di decadenza dei politici e degli amministrativi è la fine di un incubo per chi lavora con estremo pericolo negli enti locali. Queste domande se avranno una risposta positiva dagli elettori correggeranno la considerazione che mette l’Italia tra i paesi dove c’è carenza di giustizia e determineranno un rapporto più stretto tra il Popolo e “l’ordine” giudiziario, che le sentenze le fa in suo nome. Forse nessuno crede che il quorum sia raggiungibile tuttavia la stragrande maggioranza degli italiani vede il funzionamento della giustizia come un’anomalia, un problema politico mai risolto.

L’equazione irrisolta da oltre trent’anni è sempre la stessa: politica debole e corporazione giudiziaria forte. Noi andremo a votare anche per questo, per difendere lo stato di diritto, consapevoli che libertà e democrazia si conquistano e si difendono ogni giorno…