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Rinaldo Melucci senza avversari, poche new entry

Enrico Letta, Rinaldo Melucci e Michele Emiliano

Rinaldo Melucci è stato riconfermato sindaco di Taranto. Quasi un plebiscito. Prima di lui solo Rossana di Bello fu eletta al primo turno battendo Ludovico Vico col 57,76%. Personalmente prima del voto ero convinto anch’io che ce l’avrebbe fatta al primo turno ma non nelle percentuali poi ottenute. Io pensavo che si sarebbe fermato al 54% e invece è arrivato a quasi il 61% (60, 63%).

Perchè? Per due motivi: primo perché evidentemente i tarantini hanno espresso un giudizio positivo sul quinquennio a guida Melucci, secondo perché.……hanno perso i suoi avversari. Sembra una cosa ovvia e invece non lo è. Melucci di fatto non aveva concorrenti poiché il suo principale avversario, Walter Musillo, era un competitor azzoppato alla partenza. E i tarantini hanno dato conferma di questa condizione bocciandolo sonoramente con un modestissimo 29,9% cioè la metà esatta dei voti conseguiti da Melucci. Come si spiega questa debacle elettorale di Musillo? Per diverse ragioni. La prima: l’operazione messa in piedi dal gruppo di centro destra e costruita intorno a Musillo era un complotto, una congiura di palazzo che proprio per questo non è stata condivisa dai tarantini che l’hanno avvertita come un fatto estraneo a loro e agli interessi della comunità. Per i tarantini le dimissioni dei 17 consiglieri comunali che hanno firmato davanti ad un notaio per mandare a casa il sindaco in carica sono state vissute come una congiura di palazzo irresponsabile e motivata da interessi personali e di gruppo che non aveva senso perchè messa in atto a quattro mesi dalla normale scadenza elettorale.

Questo tipo di colpi di mano hanno senso e sono coronati da successo quando accadono in momenti storici nei quali il popolo è stanco di uno governo e identifica nel capo il responsabile dei suoi problemi per cui il gruppo che riesce ad interpretare quel disagio e ne fa la propria bandiera è destinato a vincere perché è in sintonia col popolo. La storia passata e recente è piena di casi del genere dalla rivoluzione d’ottobre quando il popolo russo, stanco del malgoverno degli zar, si affidò nelle mani di Lenin e dei bolscevichi, a Ceasescu cacciato dai rumeni perché stanchi della sua spietata dittatura, a Gheddafi. Ma si potrebbero citare decine di altri casi che asseverano il mio assunto. Non era il caso di Melucci che non era malvisto dai tarantini anzi al contrario era ben visto, magari non con grande entusiasmo, perché di lui si dava un giudizio positivo. Quando si parlava di Melucci il mantra che girava in città era “Si però qualche cosa per Taranto l’ha fatta”.

Per questa ragione i tarantini si sono chiesti senza darsene una spiegazione il perchè di quella congiura e la giustificavano solo con l’interesse personale del gruppo che l’aveva ordita. La seconda ragione è politica. Il popolo del centro destra non ha perdonato al centro destra il fatto di essersi fatto rappresentare da un ex esponente di rango del maggior partito della sinistra, e a sinistra non hanno perdonato a Musillo, ex segretario del PD, il fatto di aver saltato il fosso e di essersi messo alla testa di una coalizione di centro destra. Le fotografie fatte da Musillo a braccetto con Meloni e Gasparri e addirittura con Giancarlo Cito non sono state digerite dal popolo di ambedue gli schieramenti ed è suonata come stridente e contraddittoria rispetto ai valori e alle politiche sia della destra che della sinistra. Insomma è come se oggi il centro destra di Berlusconi, Meloni e Salvini si facesse rappresentare nelle elezioni per il Presidente del Consiglio da Massimo D’Alema. Se accadesse questo sia D’Alema che Berlusconi, Salvini e Meloni dovrebbero assicurarsi contro la pernacchia. I tarantini hanno visto questo come il trionfo del più becero trasformismo ed hanno negato il loro consenso ad un’operazione che hanno considerato politicamente come moneta taroccata. Il risultato è stato che gli irriducibili del centro destra o non sono andati a votare o hanno disperso il loro voto orientandolo sulla protesta di Abbate e quelli della sinistra, dove il senso di appartenenza è ancora più forte, hanno visto Musillo non solo come un trasformista ma addirittura come un traditore. Facendosi rappresentare da Musillo il centro destra ha dimostrato di non avere né dirigenti né un capo ma semplicemente di non esistere. Il trasformismo in politica spesso paga i furbastri ma non sempre perchè a volte il popolo sa essere spietato con chi cambia casacca come cambia le mutande.

Alla fine della fiera mi chiedo ancora, come immagino gran parte dei tarantini, senza darmene una risposta: come mai una persona intelligente come Musillo che viene da lontano per aver fatto politica nel più grande partito della sinistra (e non in ruoli di secondo piano) si è prestato ad un’operazione così becera e votata fin dall’inizio all’insuccesso, e per quale ragione il centro destra che tra i suoi militanti annoverava gente di grande valore si è prestata a farsi rappresentare da un ex esponente di primo livello del PD ionico cioè del nemico di sempre? Non hanno capito gli attori di questa piece che l’operazione sarebbe stata indigesta ai tarantini e quindi votata all’insuccesso? Io personalmente ho un’idea di come sono andate le cose e ritengo che l’orchestrazione di questa operazione sia stata opera di uno spregiudicato burattinaio Mangiafuoco, spregiudicato manipolatore che gioca su diversi tavoli contemporaneamente, al quale il gioco è sfuggito di mano e che ha fatto i conti senza l’oste cioè i tarantini. Per il resto l’andamento di queste elezioni con i relativi risultati è un deja vu che si ripete ormai da tempo.

Modestissimo l’afflusso alle urne che diminuisce sempre di più ad ogni appuntamento elettorale. Quasi la metà degli aventi diritto al voto ha esercitato il suo diritto alla tanto richiesta e sbandierata “partecipazione”. E’ questo dell’astensionismo un dato allarmante che testimonia un crescente disaffezione al voto a sua volta spia di una crescente sfiducia nelle istituzioni e soprattutto nel voto come strumento per cambiare le cose “il voto non serve tanto non cambia nulla”. Dico che tale disaffezione al voto è preoccupante perché la sfiducia nella democrazia è il terreno di coltura nel quale crescono culture autoritarie e fiducia in un capo risolutore dei problemi. Ma c’è un’altra osservazione da fare che viene spontanea dando uno sguardo agli eletti e al numero delle preferenze da essi conseguite. La domanda nasce spontanea: ma i tarantini hanno davvero voglia di cambiare le cose? Si direbbe proprio di no. Fra i neo eletti in Consiglio comunale infatti la maggior parte sono conferme e modestissime nel numero le new entry.

Dai nomi degli eletti e dal numero dei voti a loro attribuiti si direbbe che il cambiamento non è nelle corde dei tarantini che invece dimostrano di essere affascinati dalle sirene del potere e di diffidare o non credere nel rinnovamento del personale politico chiamato ad amministrare la città. Al di là del grande consenso quasi plebiscitario di Melucci i consiglieri eletti sono per la maggior parte consiglieri uscenti o assessori o personaggi che hanno ricoperto nella passata consigliatura posti di potere. E questa considerazione vale sia per gli eletti della sinistra sia per quelli della destra. Scorrendo i nomi degli eletti troviamo conferma a questa tesi: Di Gregorio, Lonoce, Liviano, Azzaro, Viggiano, Mignolo, Bitetti Tribbia, Marti, Castronovi, Stellato, Vietri, Di Cuia, Brisci ecc. Questi consiglieri hanno mediamente superato i mille voti e sono tra i più suffragati rispetto alle pochissime new entry che non superano mediamente i 500 voti. Sul piano più strettamente politico quello che appare come il dato più eclatante è l’affermazione del PD e la quasi sparizione dei 5 stelle che pagano in maniera impietosa le bugie e le false promesse sulle quali hanno costruito in passato le loro fortune promettendo e non mantenendo, una volta arrivati dal potere, di chiudere l’Ilva. Ma questo della sparizione dei 5 stelle è un processo ormai irreversibile che riguarda non solo Taranto poiché il quasi azzeramento del Movimento si è verificato in maniera omogenea in tutta Italia.