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A mancare non è la “domanda” politica, ma l’offerta

Urna elettorale

Commentare i risultati delle amministrative e trarne delle conclusioni generali è questa volta ancora più arduo del solito: i livelli di astensionismo superiori al 50 per cento e vicini all’80 per cento per i referendum sono una novità in qualsiasi serie storica si voglia esaminare, trarne delle conclusioni evolutive non è solo azzardato, è proprio un errore da matita blu. Mi limito quindi ad alcuni spunti e considerazioni per innestare una discussione, non certo per trarre conclusioni.

1) – L’affossamento dello strumento del referendum è l’unico risultato vero della cd “battaglia dei referendum”. Non è più disponibile questo strumento di recupero dell’inerzia del Parlamento, come avvenuto per divorzio, aborto, nucleare, perfino per quello disastroso sulle preferenze (quello del andate al mare di Craxi: fu usato politicamente contro il Caf di governo, senza nemmeno leggere le fesserie scritte da Segni, di cui paghiamo ancora oggi le conseguenze) . Qualsiasi sia l’argomento, dopo questa prova elettorale, il referendum è morto come strumento di democrazia diretta. Chi ne gioisce è (politicamente) un cretino, perché pensa di aver vinto su un merito che nessuno sa quale sia, ma è dalla parte di chi ha vinto, quelli che pensano che la democrazia del voto sia ormai un vecchio arnese inutile. Sono già stati maggioranza, dopo il 1922…

2) – La destra è impresentabile, litigiosa, divisa, etc etc, ma ha più facilità a mettere insieme una maggioranza ovunque, basta che trovi una parola d’ordine semplice o un volto appena presentabile. Giù le tasse, basta neri (gli ucraini sono bianchi, teniamoli), no alle multe, no al catasto, le spiagge, padroni a casa nostra= facciamo quel che ci pare. Non devono spiegare molto e questo sistema elettorale detto Rosatellum, non a caso partorito da uno che pensa che per vincere si debba fare come la destra dal momento che vince da tanti anni, darà sempre la maggioranza in Parlamento al centro destra e al presidente della Repubblica il compito di disfarla dopo

3) – Il Pd conferma la sua strategia di posizionamento, che in realtà è non prendere posizione, non dire niente e garantirsi la percentuale (non i voti assoluti, che continuano a picchiare verso il basso) di esistenza che garantisce i posti nel sistema a prescindere dalla linea politica. Anche a questo piccolo giro elettorale, ne sono soddisfatti: erano fuori dal governo cittadino di 26 capoluoghi su 29, probabilmente entreranno in almeno 10/15 nel prossimo quinquennio, quasi mai con il sindaco proprio ma al traino di personalità autonome o civici. A posto così.

4) – La linea politica dell’accordo con 5stelle, a parte non essere nemmeno una linea politica, non garantisce nemmeno il punto 3). Letta fa come se niente fosse, ma non credo che possa continuare a lungo.

5) – La bolla centrista o terzopolista si gonfia qua e là, quasi sempre per effetto della presenza di qualche personalità particolare, ma per ora sembra puntare a condizionare il Pd piuttosto che a costruire qualche ipotesi politica diversa.

6) – Le liste civiche, meglio definibili come non di partito, a destra come a sinistra, prendono più voti dei “partiti” Si conferma che la crisi non è della politica, ma dei partiti e che a mancare non è la “domanda” politica, bensì l’offerta: appena si vede qualcosa che non faccia sentire l’elettore un “voltagabbana” ma gli permetta di non votare il “partito” di riferimento, ci si butta a pesce. : clamoroso a Genova (la destra vince con lista bucci+Toti al 35% e la Lega al 4, Fitalia al 3 Fratelli al 7), ma è così quasi ovunque.

7) – Lo spazio per un partito civico, progressista o conservatore, è in realtà lo spazio enorme per qualcosa di nuovo : gli elettori ci hanno provato con i 5stelle, con la Lega Nord che diventa “italiana”, con gli arancioni, perfino con i no vax, con risultati che ahimè conosciamo. Ma deve essere qualcosa di veramente nuovo, non di rabberciato o camuffato

8) – La Federazione delle liste civiche può essere una risposta? Decisamente no, se si pensa all’autosufficienza o all’avere in tasca una soluzione da svelare al popolo : queste illusioni lasciamole agli illusionisti della politica, ai partiti personali e personalizzati che ballano un giro solo e poi si accomodano all’1,9% (date un occhio ai risultati di Spezia, Parma, Taranto…) . Magari sì, se si caratterizza come una metodologia (aggregazione dal basso) una competenza (gli amministratori e i sindaci pragmatici) e una politica (sostenibilità e coesione sociale nella civitas) dell’innovazione (istituzionale, sociale, scientifica, industriale).

9) – I risultati di Ac, CivicixUmbria e Mezzogiorno Federato, laddove si è stati presenti, sono stati in linea con le aspettative. Dove si era politicamente protagonisti, come a Taranto, molto bene per “Taranto Mediterranea”, con conferma del sindaco Melucci e buonissimo risultato delle liste di sostegno; e anche a Como, dove la candidata civica con sostegno di centrosinistra è in testa al ballottaggio ed il centrodestra diviso ne è fuori, a favore di un altro “civico”. Dove si era in una “tradizionale” alleanza di centrosinistra, sempre con risultati tra il 5 ed il 7 per cento e consiglieri eletti (Alessandria, Spezia, Todi). Dove si era con polo terzista (Lucca) risultati poco brillanti.

10) – Complessivamente aumentano i consiglieri eletti che aderiscono alle liste e associazioni che hanno dichiarato interesse per la nostra ipotesi congressuale di Federazione delle liste Civiche, ma soprattutto continua l’avvicinamento di liste e consiglieri eletti in formazioni elettorali anche solo genericamente civiche che sentono l’esigenza di avere rapporti e coordinamento oltre il proprio territorio e la stessa ultima esperienza elettorale, come il candidato sindaco di Genova Alex dello Strologo e la sua lista “Genova Civica”, che ha confermato l’interesse al percorso della Federazione, al pari di molte altre realtà e candidati da Todi a Spezia, da Parma alla stessa Como.