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Indifferibile la scelta federativa tra quelle meridionali

L'Italia vista dal satellite

La relazione di Claudio Signorile all’Assemblea Nazionale di Mezzogiorno Federato ha individuato con lucidità la crisi del Mezzogiorno e le concrete possibilità di attuare progetti e scelte politiche idonee a dare concretezza alle potenzialità che il meridione ha per lo sviluppo del paese. La questione meridionale va affrontata esaltando le occasioni offerte dalla condizione contemporanea. Il meridione, trascurato da anni dalle scelte politiche è, deve essere considerato, territorio idoneo a creare opportunità di sviluppo, per la sua centralità nel Mediterraneo.

La comunità meridionali devono diventare protagoniste di un concreto programma di sviluppo, attraverso una profonda modifica del ruolo e dei metodi di azione delle Regioni e degli enti territoriali del Mezzogiorno. Il regionalismo italiano è in crisi profonda. Le Regioni hanno perso il ruolo di decisori politici, e di enti titolari di poteri di programmazione e sviluppo dei territori. Sono diventate centri di “amministrazione minuta” protagoniste di un progressivo accentramento amministrativo. Nelle regioni è venuta meno la centralità della politica. Né è derivata l’attenzione al localismo e il superamento del regionalismo cooperativo. Sta pericolosamente diffondendosi tra le Regioni settentrionali un regionalismo competitivo tra Stato e Regioni e Regioni tra loro. L’art. 116, terzo comma, della Costituzione ha introdotto la c.d. “autonomia differenziata” delle Regioni. Il recente intervento alla Camera dell’On.le Federico Conte ha posto al Governo il tema centrale della garanzia del rispetto del principio perequativo e solidaristico. I meccanismi finanziari dell’autonomia differenziata devono essere tarati sulle esigenze connesse all’esercizio delle nuove competenze, ma devono comunque essere tali da non escludere il concorso delle regioni ad autonomia differenziata al raggiungimento degli obiettivi complessivi di finanza pubblica e soprattutto alla perequazione interterritoriale. Diversamente, non si potrebbe ritenere soddisfatto il necessario rispetto dei principi stabiliti dall’art. 119 della Costituzione, tutti richiamati dall’art. 116. Le modalità di finanziamento delle competenze differenziate non possono costituire dunque un espediente per consentire alle Regioni “ricche” di sottrarsi al dovere costituzionale di solidarietà verso le aree economicamente più deboli del Paese.

Le raccomandazioni del Ministro Gelmini a conservare buoni rapporti tra Stato e Regioni garantendo la conservazione dei livelli essenziali di prestazioni non sono soddisfacenti. La Costituzione garantisce già la conservazione dei livelli essenziali. Il progetto di Mezzogiorno Federato è più ambizioso e teso alla valorizzazione e allo sviluppo delle comunità Meridionali. La cultura politica riformista è obbligata a contrastare scelte che esasperano il “particulare” e creano fratture nella tenuta della coesione sociale del Paese. La logica della competizione non può che agevolare situazioni economiche e sociali distinte dalla prevalenza dei più ricchi. E’ necessario pretendere efficienza da tutti gli enti rappresentativi delle comunità territoriali, eliminando appesantimenti burocratici che li privano della capacità di garantire lo sviluppo delle collettività e di attuare concretamente le scelte politiche. Tuttavia le Regioni devono rispettare il principio di interdipendenza istituzionale, che vincola l’intera comunità nazionale, pur nelle diversità storiche, geografiche, economiche. Al tempo stesso, la rilevanza nazionale del divario Nord – Sud impone una rinnovata modulazione dell’azione delle Regioni meridionali. La dimensione nazionale della questione meridionale e la necessità di nuovi interventi non può essere affrontata dalle singole regioni in assenza di programmi di vasto respiro, che postulano scelte condivise dalle regioni titolate ad assicurare organicità e adeguatezza degli interventi oggetto della programmazione “condivisa”.

È pertanto improcrastinabile a Costituzione invariata, la scelta di procedere a intese delle singole Regioni con le altre Regioni del Mezzogiorno, dirette a disciplinare e realizzare interventi di vasta dimensione distinti da organicità e adeguatezza nelle previsioni ed efficacia nell’attuazione. Le Regioni devono superare le scelte di gestione, rispettando il principio dell’ampio decentramento. L’idea di un rilancio delle Regioni meridionali attraverso la definizione di progetti strategici di sviluppo comune lanciata da Mezzogiorno Federato, è il percorso giusto da seguire, valorizzando tutte le potenzialità applicative dell’art. 117 Cost. Al tempo stesso occorre rilanciare la dimensione istituzionale locale, dalle città metropolitane, ai Comuni, alle Municipalità intese come livelli di governo strettamente connessi alle realtà territoriali e alle comunità locali. Il ritorno delle Regioni, in primis quelle del sud, al metodo della programmazione, deve accompagnarsi a una riorganizzazione degli Enti Locali, nel senso di un recupero di funzioni di governo e di una maggiore efficienza amministrativa, collegata a un effettivo ampio decentramento amministrativo in coerenza con il testo e lo spirito dell’art. 5 della Costituzione. La Città metropolitana può essere l’occasione per riorganizzare gli stessi poteri regionali, con un effettivo spostamento di competenze, con l’obiettivo di una Regione policentrica e polivalente che abbandoni scelte ispirate all’accentramento. Ciò comporta per i Comuni capoluogo come quello di Napoli, valorizzare al massimo le funzioni di indirizzo su scala metropolitana, diventando il coordinatore delle funzioni e dei poteri decentrati. Il disegno deve completarsi con l’effettivo trasferimento di competenze gestionali e di poteri reali ad organi come le Municipalità e dotarle di strutture e risorse adeguate.

È questo il percorso da seguire perché il Mezzogiorno abbia un ruolo essenziale nello sviluppo delle comunità, e del Paese. È pertanto indifferibile la scelta federativa e tra le regioni meridionali e tra enti locali. È necessario che il foedus regionale sia supportato dall’azione di un movimento che accomuni i cittadini, associazioni all’insegna di un federalismo civico, e che riattivi l’attenzione allo sviluppo della partecipazione, elemento essenziale del confronto democratico. Compito di Mezzogiorno Federato è quindi aprire un confronto sulla necessità di una riforma complessiva del regionalismo e del sistema delle autonomie locali. La politica, soprattutto quella riformista è chiamata a un compito difficile, ma non può sottrarsi all’adempimento dei doveri di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo delle comunità meridionali.