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“Ci siamo messi in gioco”

Alfredo Venturini

Nn l’ho fatto personalmente, non era il caso, ma TARANTO MEDITERRANEA è una lista nostra, di Mezzogiorno Federato. Ci siamo rivolti a quella che si definisce “la società civile”, un termine spesso abusato, altrettanto spesso utilizzato e poi dimenticato. Abbiamo avuto, subito e netta, la sensazione che avrebbe pagato. Non era, il nostro, il solito civismo di comodo raccolto intorno a un candidato per rastrellare voti. La nostra è una proposta politica che esprime una visione: la centralità europea del Mezzogiorno inseparabile dalla centralità di Taranto nel Mediterraneo. Lo hanno compreso bene i nostri candidati, lo hanno compreso bene gli elettori che ci hanno sostenuto con una percentuale di tutto rispetto: 4,36%.

Abbiamo scelto di sostenere Rinaldo MELUCCI, perché Rinaldo ben rappresenta la nostra visione. Perché da Sindaco uscente, disarcionato in una squallida operazione di killeraggio politico, ben rappresentava una continuità amministrativa che veniva colpita dalla vecchia politica in uno studio notarile. Lo hanno compreso gli elettori tarantini eleggendolo al primo turno con circa il 61% dei consensi dei quali circa 30.000 espressi dalle liste civicheriformiste-ambientaliste e verdi. E’ questo il campo largo nel quale noi abbiamo portato la nostra tenda, la nostra proposta politica, il nostro pensare per sistemi e governare per progetti. Questo è il campo che può credibilmente dare voce alle esigenze reali dei cittadini e dei territori. Non è il campo dei campanilismi strumentali quanto inefficaci e fallimentari. Non è il campo della contrapposizione Nord/Sud, recepita lucidamente nelle misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che affida a Taranto e al mezzogiorno un ruolo decisivo nella transizione ecologica, tecnologica ed energetica in particolare sull’uso delle nuove energie e fra queste quella strategica dell’idrogeno.

La partita vera si gioca attrezzando meglio gli enti locali, la macchina amministrativa, quella che si definisce Governance senza conoscerne a pieno potenzialità e carenze insostenibili, e concorrendo positivamente con i privati nelle scelte e nella progettazione, in particolare attraverso nuovi strumenti come il Partenariato Pubblico Privati; compiendo scelte nette e inequivocabili sulla siderurgia, che resta fondamentale per qualsiasi scelta di sviluppo ma deve preliminarmente tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori che vi lavorano e dei cittadini che in questo territorio vivono. La siderurgia, oggi pubblica, ha il dovere di risolvere questa equazione con una progressiva e definitiva decarbonizzazione. Ma la transizione va soprattutto sostenuta da una visione politico-programmatica di sistema che utilizzi al meglio le risorse. La crescente, ormai fisiologica, astensione dal voto, può e deve essere curata dalla terapia della partecipazione, dei cittadini, dei territori, ad una governance che li veda protagonisti di una informazione mirata che non riguardi soltanto, come dice ripetutamente Ercole Incalza, l’annuncio dei finanziamenti, ma soprattutto degli Stati di Avanzamento Lavori che rappresentano oggettivamente il superamento delle difficoltà che ne impediscono la realizzazione e la presenza delle gru in movimento nei cantieri che ne rappresentano il progressivo proseguimento. Un’ultima considerazione verificata sul campo e sulla quale siamo chiamati a riflettere.

Nel corso di questa campagna elettorale spesso ho sentito i partiti tradizionali, ne restano pochi in verità ma mi riferisco in particolare al PD, far riferimento alla forte alleanza con il M5S. Il voto, ancora una volta, come l’aveva fatto nel precedente turno amministrativo in particolare a Napoli per l’elezione di Gaetano Manfredi, ha dimostrato che la consistenza del M5S va riducendosi, fino a divenire in molti casi inconsistente. Il fidanzamento prima di diventare matrimonio con il Pd non ha funzionato. Pare essersene accorto Letta che tuttavia stenta prenderne atto. Il campo largo dispone di spazio per tutti, senza alcun pregiudizio, ma continuare a non vedere ciò che gli elettori hanno mostrato chiaramente, rischia di rappresentare una pericolosa miopia. La politica deve saper guardare vicino e lontano. Richiede vista adeguata e adeguata Visione.

Alfredo Venturini
Esecutivo Nazionale Mezzogiorno Federato
Coordinatore Taranto Mediterranea