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Se al seggio ignorano la… musica di Strauss

La vicenda surreale di Marcello D’Ingeo
Marcello D’Ingeo

Marcello D’Ingeo, trentanove anni, ferroviere. Molti lo conoscono come Strauss, nome d’arte che lo identifica nella sua passione più importante: la musica in vinile, che non è da tutti. Lo incontro casualmente un pomeriggio in piazza Carmine, uscendo dal giornale. Ci salutiamo e mi domanda se sto preparando una lista per le elezioni amministrative. Si mostra interessato. Decidiamo di prenderci un caffè, passiamo un’oretta a chiacchierare.

Mi dice che gli piacerebbe fare una nuova esperienza. Lo conosco da quand’era un ragazzino: riflessivo, serio, con una spiccata dote d’ironia, una buona predisposizione alla cultura: “col tempo infatti ho maturato l’idea di volermi impegnare in prima persona per rendere la mia città ancora più bella!” Gli domando se vuole candidarsi. Mi risponde senza esitazione sì. Vorrebbe farlo col nome con cui è conosciuto nei suoi ambienti, fra gli amici, Strauss. Gli dico che non c’è problema, la legge glielo consente. Deve dichiararlo preliminarmente nel modello di accettazione della candidatura che lo presenterà sui manifesti elettorali con la formula del “detto” Strauss.

S’impegna come tutti i candidati a raccogliere le firme dei presentatori della lista. La sua è una campagna elettorale semplice, senza fronzoli roboanti: qualche migliaio di talloncini, altrettanti fac-simile con una foto. Nel suo mondo è conosciuto. È un bel “ragazzo/ quarant’enne”. Sotto la foto ironizza finemente su una frase di Melucci: Adesso viene il bello… #votaStrauss. Alla presentazione ufficiale della lista di Taranto Mediterranea viene con la sua famiglia: il padre, la madre, un fratello. Gente seria, semplice, che si mostra grata e al tempo stesso “orgogliosa” di poter partecipare alla competizione elettorale. E lo fanno con entusiasmo informando amici e parenti della scelta di Marcello D’Ingeo detto Strauss. Comincio a ricevere riscontri con i messaggi di comuni conoscenti che mi dicono che voteranno Strauss. Anche sui social in cui Strauss è noto per la sua attività arrivano adesioni. La notte dello scrutinio Strauss è l’unico candidato ad aver preso solo un voto.

Mi chiedo come sia possibile. Sul suo profilo scrive ironicamente: Ringrazio sinceramente tutti quelli che mi hanno votato. Purtroppo 1 solo voto non basta per essere eletti, però poteva andare peggio. Ci vediamo alle prossime elezioni… Le reazioni sono prevedibili: “Sei andato meglio di Adinolfi”; “Io ti ho votato”; “che vergogna”; Sempre il mio voto. Puoi controllare la sezione”; “ce ne sarebbero dovuti essere almeno 2…”; “Neanche tu ti sei votato ?”; “Secondo me ne hai preso tanti, ma hanno votato David Strauss e non Marcello D’ Ingeo”. Poi durante la notte arriva il messaggio illuminante: “Nn è vero solo nel mio seggio ho avuto l’onore di aprire ben 4 schede che esprimevano la preferenza a te Strauss”; “sono voti validi assolutamente, pensa che te li stavano annullando e ho fatto macello io per dimostrare che c’eri in lista perché nessuno si era accorto di “detto Strauss” io penso ti abbiano annullato un sacco di voti per questo. In effetti Marcello si è visto annullato il suo voto, quelli certi dei genitori e del fratello e chi sa di quanti altri ancora, perché presidenti e scrutatori distratti hanno ritenuto che non fosse verosimile il nome Strauss, per quanto riportato sul manifesto elettorale affisso nel seggio e messo lì appositamente per facilitare il loro compito.

Quanto è diffusa questa “leggerezza”? Quanti voti, e non solo a Marcello D’Ingeo sono stati impropriamente ed arbitrariamente annullati? Quanto hanno inciso nella definizione dei quozienti che attribuiscono i consiglieri alle singole liste. Ma in ogni caso per quale ragione il voto di un elettore, e di quanti elettori, deve essere stracciato, per insipienza, incapacità, ignoranza del Presidente e dei componenti del seggio a cui è affidato un ruolo preminente nel registrare la volontà degli elettori? C’indigniamo che sono sempre meno, ma quei pochi che lo fanno hanno il sacrosanto diritto di vedere assegnato il voto che hanno espresso altrimenti perderemo pure quelli e saranno sempre meno quelli che decideranno di votare ritenendo comprensibilmente inutile il proprio voto. Gli scrutatori vengono nominati dai diretti interessati e Marcello detto Strauss certamente non è fra quest’ultimi. Nessuno si è preoccupato di difendere uno, due, tre, chi sa quanti, e non solo di Strauss, voti impropriamente annullati e che andavano validati. Il principio di salvaguardia della validità del voto trova espressa previsione negli articoli 64 e 69 del testo unico di cui al D.P.R. 16 maggio 1960, n. 570.

Tali norme stabiliscono che la validità dei voti contenuti nella scheda debba essere ammessa ogniqualvolta se ne possa desumere la volontà effettiva dell’elettore. Dalla chiara formulazione normativa e dal costante orientamento della giurisprudenza in materia emerge la individuazione di un principio, da ritenersi assolutamente fondamentale e da tenere debitamente presente nelle operazioni di scrutinio, di “favor voti”. Alla stregua di tale principio, il voto, ancorché non espresso nelle forme tipiche stabilite dal legislatore, può ritenersi valido tutte le volte in cui, da un lato, risulti manifesta la volontà dell’elettore (univocità del voto) e, dall’altro, per le modalità di espressione, non sia riconoscibile. Quanti, fra gli addetti ai seggi elettorali, presidenti e scrutatori, conoscevano questa disposizione e quanti l’hanno applicata correttamente? Ci scandalizziamo del fatto che molti presidenti a Palermo ed anche a Taranto non si sono presentati al seggio.

Ma quelli almeno non hanno procurato danno a differenza della maggior parte che invece si sono presentati. Ovviamente sarà complesso, difficile e costoso pretendere che le possibili irregolarità vengano accertate e rilevate con l’apertura dei plichi che contengono le schede annullate. Marcello Strauss ieri ha scritto in una chat: Non posso sapere quanti effettivamente siano i voti persi: ho più di 8000 contatti social e sinceramente non mi va giù per il rispetto degli elettori. Potrebbero essere molti. Domani vado dai carabinieri… La prova del danno sta in quei plichi che difficilmente saranno riaperti, tranne che il giudice non intraveda la fondatezza del ricorso e la possibilità che sia decisivo al fine di una sostanziale variazione nell’assegnazione dei seggi. Ma la prova eventualmente intangibile sta nei plichi. Io proverò a proteggere il legittimo interesse della nostra lista e dei nostri candidati per i voti correttamente espressi, che sono stati impropriamente annullati o altrettanto impropriamente assegnati ad altre liste. Da un primo esame delle informazioni ricevute, le irregolarità parrebbero eclatanti. Tuttavia so che sopravvive un “Circo Barnum” che come diceva Faber si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna e se beve o cafè…

Alfredo Venturini
Coordinatore Taranto Mediterranea