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Un percorso inevitabile, un cammino accidentato

La sede dell'Unione Europea a Strasburgo

Quanti di noi hanno: subito le circonvoluzioni politiche italiane, la fine del vecchio sistema politico senza sostituzione di uno finalmente nuovo e rispondente alle vere esigenze del popolo, ricette elettorali finalizzate al potere del “duca” di turno, cavalli ed altro (soprattutto somari) nominati in nome del nuovo ed occupanti e gestori del potere nel modo più vecchio, col risultato di distruggere imprenditoria locale a favore di multinazionali esentasse, creare lavoro precario e disoccupazione assistita, importare e diffondere modelli esistenziali edonistici e contrari ad assistenza e solidarietà (con lodevoli e generose eccezioni), diffondere una cultura da talk fine alla lite spettacolare senza costrutto propositivo; sentiamo tutti la perentoria necessità di porci in modo nuovo di fronte a problematiche di disastro ambientale, economico e sociale endogeno, acuito da pandemia e guerre.

Sappiamo che non esistono ricette salvifiche, che i talebani opportunisti, voltagabbana, di ogni colore, che hanno imperversato per decenni, sono vergognosamente falliti e che rimane solo la possibilità che uomini e gruppi con buona volontà si facciano carico di proporre soluzioni accettabili, sostenibili e veramente riformiste nei tempi e priorità, possibili ed accettabili dal popolo. In quest’ottica Mezzogiorno Federato propone da anni, non sufficientemente ascoltato dai poteri pseudo forti locali e nazionali, di porre il Sud al centro di ogni politica economica di sviluppo, questione meglio compresa dall’Europa che da Governi, governatori e provvisori capipopolo d’ogni provenienza. Peraltro, volutamente ignorato da partiti ed istituzioni, il mercato mondiale di beni e servizi ha scelto come via di approccio alla e dalla Europa il rinnovato canale di Suez; la stessa istituzione ha invece ben compreso le nuove potenzialità del Meridione e richiesto i necessari interventi di riequilibrio economico, strutturale, sociale. Pandemia con Pnrr e guerra russo ucraina con provvedimenti che inevitabilmente verranno presi, accrescono il ruolo di naturale Hub dell’Italia e delle mancanti infrastrutture meridionali, non sconnettibili da un necessario intervento più ampio.

La necessità di riconoscere pari dignità alle Regioni italiane nella qualità dei servizi al cittadino va di pari passo con riequilibrio e sviluppo, tali da portare risorse aggiuntive all’intero paese. Il simbolo dell’Italia capovolta, proposto da Mezzogiorno Federato, è in sè la sintesi di un programma politico volto finalmente ad un paese a sviluppo armonico e solidale, coscienti che solo lo sviluppo consente iniziative di riequilibrio che potrebbe essere anche difficili. Su questa strada, complicata da finti sordi e ciechi di turno, dopo aver inglobato e metabolizzato nel ns dna associativo il civismo federativo, la necessità di un mondo attento al proprio futuro ambientale e perciò meticolosamente intento ad un processo di transizione comune all’Europa, impegnati sul territorio anche in miriadi di attività socio-assistenziali legate al terzo settore, abbiamo incontrato la comune volontà riformista di Alleanza Civica, intenzionata ad uscire da limitazioni municipaliste per riproporre temi e valori, inascoltati, del territorio ai vari livelli decisionali e quella faticosa, ma fondamentale, di parte dei verdi, consapevoli che un processo di transizione ecologica è fatto non solo dai no aprioristici ma dal governo di programmi di cambiamento concreti e velocemente approcciabili. Finiti i tempi della diffidenza e dell’annusamento reciproco, le scadenze future richiedono il coraggio di mediazioni positive e di scesa in campo coraggiosa e con reale volontà di governare convintamente i processi; soprattutto consapevolezza che un’alleanza, destinata ad allargare ulteriormente i propri confini per divenire autentica forza di governo, è fatta di valori condivisi e programmi mediati senza pregiudizi. E’ un percorso aperto alla confluenza di quanti, ancora osservatori esterni, vorranno scegliere il mare aperto rispetto a vecchi approdi ritenuti elettoralmente sicuri ma spesso, in realtà, ancoraggio ferreo a disvalori altrui, cuciti insieme dal potere e dall’acquiescenza senza interlocuzione.

Qualcuno ha cercato di identificare in questo schieramento una alleanza come quella chiamata, in Germania, semaforo, dai colori delle diverse componenti politiche alleate. Sappiamo che attualmente non è ancora cosi, che le forze in campo sono numericamente e politicamente inferiori, ma possono essere il seme del cambiamento e della crescita. E’ in atto una profonda presa di coscienza, in Francia, Germania ed altrove in Europa, che oltre al denaro vanno iniettate massicce dosi di accentramento di politiche comuni e ciò potrebbe accadere spinto dagli avvenimenti internazionali. Una Italia solidamente partner delle alleanze e dell’Europa diviene elemento essenziale dello sviluppo, anche per la sua posizione strategica verso Asia ed Africa. Uno schieramento capace di coniugare valori civici, impegno ad una transizione responsabile che non crei ulteriori divisioni territoriale ma anzi riequilibri creando lavoro non assistito e servizi perequati è quanto serve al futuro delle nuove generazioni. Quando i processi divengono occasioni uniche ed inevitabili, le difficolta di percorso, pur esistenti diventano esercizio di mediazione e buon governo, il lavoro non spaventa gli amici di Mezzogiorno Federato che chiedono solo concretezza realizzativa.