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Piattaforma logistica euromediterranea

Piattaforma logistica euromediterranea

È ripartita l’iniziativa del movimento di Unità Siciliana-Mezzogiorno Federato, dopo l’ultima tornata amministrativa del 12 giugno. Il consiglio nazionale, infatti, ha ribadito l’impegno per la battaglia a difesa degli interessi della Sicilia, anche attraverso il rilancio dello Statuto autonomistico quale strumento di integrazione in Italia e in Europa e non secondo la vecchia concezione riparazionista non più attuale, e per le pari opportunità al nostro Mezzogiorno, a partire all’utilizzo dei fondi del PNRR. In questa prospettiva il disegno di legge sull’autonomia differenziata è certamente segnato dalla cultura anti-meridionalista e se approvato non potrà che generare nuove discriminazioni nei confronti del nostro Sud, riproponendolo come una crisi nella crisi nell’attuale scenario socio-economico, segnato dalla diffusione delle povertà, dal lavoro senza diritti e dalla stasi della produzione, dalla drammatica perdita del potere d’acquisto aggravato dalla pandemia e dagli effetti a livello globale dell’invasione russa in Ucraina, che colpiscono in particolare i territori più arretrati e i ceti sociali più deboli.

Certo, il Meridione a livello di sistema non è riuscito ad accorciare il divario con le aree sviluppate del Nord Italia e dell’Europa, riproponendo una questione meridionale che continua purtroppo ad essere viva, ma senza equivocare sul reale significato che, da Giustino Fortunato in poi, essa ha avuto, assimilandola invece ad un rivendicazionismo straccione e scomposto, con una revisione storiografica ingiustificata e strumentale che porta ad esaltare quel filone di pseudo-politica meridionale, da Masaniello sino al comandante Lauro e alla rivolta di Reggio Calabria, che identifica con il Sud la nostra peggiore tradizione politica, quella sanfedista, populista e paternalista. Non si può nascondere però, che esiste nelle istituzioni meridionali il problema della selezione di élites politiche adeguate, dotate di cultura di governo, anzi di autogoverno, fattore questo decisivo per la gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che costituisce l’ultima opportunità per il Sud e per la Sicilia. Invece la vicenda del PNRR rischia di non avere un epilogo positivo, visto che nel Mezzogiorno, l’obiettivo del 40 per cento di spesa, secondo la Svimez “non sarà facile da conseguire”, a meno di non introdurre “azioni correttive e di accompagnamento in corsa”.

Infatti, dei 84 miliardi complessivi destinati al Sud, secondo l’istituto di ricerca, nella fase di attuazione del Piano il margine di sicurezza per il loro utilizzo é piuttosto limitato: 1,6 miliardi, appena 320 milioni di euro annui dal 2022 al 2026. E la Sicilia è tra le regioni maggiormente a rischio. Secondo l’ultimo monitoraggio della Corte dei Conti “La distribuzione per singole Regioni indica Sicilia, Lombardia e Campania come Regioni a cui è stato ripartito l’importo più elevato, tra i cinque e i sei miliardi”. La Sicilia, quindi, é tra le maggiori beneficiarie del PNRR, ma presenta storiche lentezze della propria macchina burocratica e bizantinismi di un ceto dirigente malato di politicismo e di logiche spartitorie e di potere, che riguardano allo stesso modo i due schieramenti di centrodestra e centro-sinistra, in verità caravanserragli senza alcun profilo di cultura politica né programmatica. Un esempio è indicato proprio dalla Corte dei Conti a proposito della gestione del servizio idrico, per la quale il PNRR mette a disposizione circa due miliardi, il 50 per cento dei quali per la realizzazione di 53 progetti del Mezzogiorno.

Obiettivo dell’investimento, “chiudere i divari ereditati dal passato e porre le basi per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici”, in particolare nelle Regioni più arretrate, “Campania, Molise, Calabria e Sicilia”. È qui che si evidenziano i tempi biblici della burocrazia isolana. Nonostante la Sicilia sia afflitta da una dispersione idrica superiore al 47 per cento, e abbia quindi tutto l’interesse a ottenere le risorse per iniziare i lavori, non è ancora riuscita a completare il riassetto degli Ambiti territoriali ottimali, in sei province su nove, Palermo, Catania, Messina, Ragusa, Trapani e Siracusa. Riassetto che eccepiscono i giudici contabili, “è una condizionalità di accesso ai fondi del PNRR”, a garanzia della capacità di realizzazione degli interventi, “da concludersi entro il 2026”. Ecco perché Unità Siciliana, che partecipa all’esperienza di Mezzogiorno Federato, ha rilanciato l’appello a tutte le forze di ispirazione riformista, democratiche, del civismo e dell’ambientalismo consapevole, per un impegno comune, politico, programmatico ed elettorale sin dalla prossime elezioni regionali, per un cambiamento in primo luogo culturale, anche attraverso una candidatura alla Presidenza della Regione, che consenta una modernizzazione dell’Isola, nell’ambito dello sviluppo del Sud quale piattaforma logistica euromediterranea, punto di snodo fondamentale del Corridoio transeuropeo Scandinavomediterraneo, che vede nel Ponte sullo Stretto un’opera indispensabile.

Maurizio BALLISTRERI
Segretario nazionale
di Unità Siciliana aderente
a Mezzogiorno Federato