x

x

Il centro italiano tecnologie idrogeno nella fase industriale dell’acciaio

Idrogeno

La Commissione europea nel suo piano per accelerare la transizione energetica, ha previsto un mix di proposte legislative e raccomandazioni che mirano da qui al 2030 a tre obiettivi fondamentali: ancora meno consumi energetici, più fonti rinnovabili, e diversificazione delle importazioni, non facendo mistero che intende smarcarsi dal gas russo. Nei propositi di Bruxelles, il piano sarebbe una triple win: consentirebbe a un tempo di investire in rinnovabili, smarcarsi dai combustibili fossili russi e ridurre i prezzi dell’energia. Per accelerare la transizione, Bruxelles stima che saranno necessari almeno 210 miliardi di euro in più, oltre ai 670 previsti inizialmente.

La transizione verso fonti energetiche a basse emissioni porterà quasi sicuramente ad un riequilibrio del quadro geopolitico che ha dominato i mercati energetici globali per oltre un secolo, spingendo i governi a ripensare il ruolo dei propri Paesi nel nuovo scenario energetico. Le energie rinnovabili sono spesso considerate come un’opportunità per scardinare l’egemonia dei ricchi produttori di petrolio e rendere più democratici i mercati energetici globali. Potenzialmente tutti gli stati del mondo hanno accesso a qualche fonte rinnovabile (specialmente solari ed eoliche) e potrebbero dunque sostituire le importazioni dall’estero con risorse locali. L’idrogeno rinnovabile, o verde, sta conoscendo una crescente attenzione politica ed imprenditoriale, essendo ritenuto un vettore energetico sostenibile con un significativo potenziale nella transizione globale verso un’economia a basse emissioni di CO2; e viene spesso descritto come “l’anello mancante” della decarbonizzazione globale. Questo ancor più per i settori ad alta intensità energetica per i quali risulta difficile abbattere le emissioni e l’elettrificazione non è la soluzione ottimale, come la produzione di acciaio, i processi industriali ad alta temperatura, il trasporto merci, l’aviazione, e il riscaldamento di edifici.

Rendere l’idrogeno rinnovabile una quota consistente del mix energetico globale del futuro richiede però la definizione di politiche nazionali ed internazionali innovative e lo sviluppo di strutture di mercato adeguate che puntino a stimolare l’innovazione nelle catene di valore. Economie di scala che possano ridurre i costi, e la costruzione delle necessarie infrastrutture a livello globale. Il successo è possibile, ma questa radicale trasformazione richiederà uno stretto coordinamento tra politica, tecnologia, capitali e società per evitare di cadere nelle trappole e nelle inefficienze del passato. La realtà geopolitica di Paesi con scarse risorse in Europa e Asia Sudorientale potrebbe quindi essere molto simile a quella attuale, e le relative dipendenze energetiche perdurare. Allo stesso tempo, il Medio Oriente sicuramente rivestirà un ruolo meno importante nei futuri mercati dell’idrogeno rinnovabile rispetto al ruolo attuale nel mondo dei combustibili fossili. Di conseguenza, l’interesse internazionale nella regione potrebbe ridursi e spostarsi verso altre regioni, come l’Africa del Nord. I governi, gli investitori, e gli altri stakeholders devono pertanto valutare le implicazioni economiche, ambientali, e geopolitiche dell’idrogeno rinnovabile, ed esaminare le possibili strategie d’azione.

Una maggiore comprensione di queste dinamiche nascenti risulta fondamentale, per affrontare le sfide e le opportunità della transizione energetica verso un’economia a basse emissioni ed evitare le trappole e le inefficienze del passato. L’Italia continua a camminare verso la transizione ecologica, come previsto dalle missioni del Pnrr. Centrale in questo percorso è il ricorso al cosiddetto idrogeno verde, prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua in strutture alimentate da fonti rinnovabili come il fotovoltaico, il recupero di scarti industriali e il calore raccolto da impianti solari. I fondi del Pnrr utilizzabili per i progetti legati all’idrogeno sono di 3,6 miliardi di euro. In questo ambito sono partiti i protocolli per la realizzazione delle “Hydrogen Valleys”, siti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse. Cinque le regioni interessate nelle prime fasi dell’attuazione di questo punto del Pnrr: Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Umbria, Basilicata e Puglia sono le prime Regioni ad annunciare la futura nascita di impianti di produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse.

Alla creazione di energia si affianca l’obiettivo di promuovere la ricerca tecnologica in questo ambito, infatti le cinque Regioni capofila andranno a individuare cinque progetti di ricerca collaterali a quelli di produzione di idrogeno, al fine di aprire a nuove future possibilità sull’impiego di questa fonte di energia. Il ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani parla di un progetto che rimetterà l’Italia “in linea con i migliori Stati Ue in un settore strategico per il futuro”. Gli impianti dovranno arrivare a produrre non più di tre tonnellate di anidride carbonica per ogni tonnellata di gas. La potenza totale, nel 2026, dovrà essere compresa tra “uno e cinque megawatt” In Puglia gli interventi riguarderanno anche l’area dell’ex Ilva di Taranto. La Regione ha infatti candidato la città a diventare “il polo, se possibile nazionale, per la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di usare l’idrogeno anche nella fase industriale dell’acciaio”. Si capisce quindi che estrarre Idrogeno dall’acqua usando energie rinnovabili è un processo che ha emissioni ridottissime e che genera un combustibile ‘pulito’, potenzialmente in grado di sostituire quelli fossili nell’industria e nei trasporti.

La Puglia ha grandi opportunità grazie al fatto che è la prima produttrice italiana di energia rinnovabile, e fra le prime in Europa, e questo consente di produrre idrogeno verde e dà senso alla localizzazione a Taranto del Centro di Studi e di Applicazioni Industriali che consentirà la decarbonizzazione dell’impianto siderurgico ex Ilva. Mario Draghi considera “questo progetto a Taranto particolarmente importante e il Governo intende riportare l’Ilva a quando era competitiva: era la più grande acciaieria d’Europa, non possiamo permetterci che non produca ai livelli dei quali è capace”. Snam sta collaborando con Acciaierie d’Italia, per decarbonizzare il ciclo produttivo dell’acciaio grazie alla progressiva introduzione di gas rinnovabili come biometano e idrogeno. La partnership verte su 3 filoni di attività.

Il primo riguarderà la decarbonizzazione del processo produttivo del sito di Taranto, che è l’unica acciaieria a ciclo primario attiva in Italia. L’idea è quella di attuare un percorso di decarbonizzazione progressiva, passando dal gas naturale a quote sempre maggiori di gas rinnovabili, come biometano e poi idrogeno. Il secondo pilastro della partnership è relativo, nello specifico, all’H2: “In questo caso lo scopo è mettere a punto una progettualità di ampio respiro dedicata all’introduzione dell’idrogeno nell’acciaieria, che porti a sviluppare strutture per la distribuzione, il trasporto e lo stoccaggio funzionali all’approvvigionamento di questo combustibile da parte del sito industrial”. Infine, il terzo ambito è più legato alle attività di ricerca e sviluppo che consentirà a Snam e Acciaierie d’Italia di mettere a frutto le rispettive competenze nella gestione dei gas, e in particolare dell’idrogeno, e nella produzione di acciaio, sempre nell’ottica di una progressiva decarbonizzazione di questo comparto industriale.

Per quanto riguarda il prossimo futuro, in tema di idrogeno, Snam conta di proseguire con la valutazione degli interventi di retrofitting che saranno necessari alla nostra rete per gestire quantitativi crescenti di H2 e anche di estendere le sperimentazioni nell’uso di miscele col metano, “passando da test concentrati in un arco di tempo limitato, come quelli svolti fino ad ora, ad un impiego più duraturo”. Anche la regione Basilicata rivendica un suo ruolo importante nei progetti-bandiera del PNRR: “siamo stati la regione del petrolio, del gas, dell’eolico e ora vogliamo diventare la terra dell’Idrogeno, anche in vista della transizione energetica e dell’emancipazione dalle fonti fossili. La Basilicata punta a essere la regione ‘Green Hub’ dell’Italia e a dare benefici concreti a tutti i lucani con siti di stoccaggio e distribuzione di Idrogeno e metano liquido nelle principali aree industriali della regione. Anche qui, alla produzione si affiancherà la ricerca, con la creazione di un “centro di alta tecnologia nazionale per la realizzazione di progetti di ricerca e trasferimento tecnologia sulla mobilità ad idrogeno”.