x

x

Il tempo riconduce tutto alla dura realtà

Luigi Di Maio

Pretendere coerenza politica oggigiorno è cosa ardua, se poi c’è la si aspetta dal Movimento 5S è cosa impossibile. In fondo è anche ipocrisia attendersi da Di Maio l’essere ligio a quanto affermato da un partito sorto in particolarissimo momento ed unicamente sul malumore dilagante della gente. Tutto improvvisato e basato su una visione utopistica, che non avrebbe potuto reggere nel tempo con la realtà, quella più vera ed autentica. Un inganno montato su regole che hanno fatto breccia inizialmente sull’ingenuità delle persone convinte di poter rivoluzionare o rivoltare il sistema vigente affidandosi poi a chi nemmeno si conosceva e di che cosa si fosse alimentato politicamente e culturalmente, salvo poi attendere spasmodicamente il prossimo o i prossimi salvatori della patria.

Ormai sono la mancanza di cultura politica e l’improvvisazione del momento unitamente alla fortuna di inventarsi un accattivante slogan il minimo comune denominatore per attrarre le folle deliranti, che si tramutano in un attimo in un dilagante consenso elettorale. Perché dunque scagliarsi contro il povero Di Maio, che è il frutto di questa non nuova e populistica concezione della politica? E non è forse vero che si assiste da decenni a continui e disinvolti cambi di casacca da parte degli eletti? E non è forse vero che si assiste da anni a continue contraddizioni spacciate per cambi intelligenti di opinioni politiche o di partiti o pseudo tali? La ragione quindi risiede proprio nell’eccesso di intelligenza da parte dei rappresentanti politici, che li obbliga a repentini inversioni di vedute, anche se diametralmente opposte a quelle sbandierate per grande verità fino a qualche attimo prima.

Ora però la fuoriuscita di Di Maio dal Movimento 5S ad onor del vero sembra per davvero più politica, anche se più smaliziata e sicuramente più furbesca perché si sottrae abilmente a quella stupida e castrante regola interna al Movimento del vincolo dei due mandati. La sua scelta sembra dettata innanzitutto dalla consapevolezza del proprio ruolo esercitato nel Governo e dal voler scongiurare quella latente e sempre presente minaccia da parte di Conte di mettere in crisi il Governo Draghi, sempre quindi prontamente negata. A ben guardare tutto ciò quadra con la reale possibilità in primis di assicurare ad una pattuglia di parlamentari, capeggiati da Di Maio, di ritornare in Parlamento e in secondo luogo di creare ( e ciò è più politico e strategico) intorno al Presidente Draghi un’area politica che con il tempo potrà sempre più infoltirsi e accrescersi, potendogli così dare più forza e sicurezza per il prosieguo dell’azione di Governo. Se questo dovesse essere, anche con l’avallo o il beneplacito dei due Presidenti, il disegno politico da solo non potrebbe bastare al centrosinistra italiano in generale e al PD in particolare per poter concretamente competere con il centrodestra nella imminente competizione elettorale.

Va dunque costruita, insieme a questa nuova area, non più affastella dalle troppe sigle di queste fantasmagoriche forze politiche tutte riconducibili al centro, un’altra area politica, definibile come socialprogressista, composta da gruppi di estrazione socialista, da ambientalisti, da liberali, da radicali e dai tanti movimenti civici che si riconoscono in un centrosinistra moderno, inclusivo, europeista e solidale.

Aldo Michele RADICE
Coordinatore Regionale
MF Basilicata