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Un approccio più serio e corretto

Piano nazionale di ripresa e resilienza
L'Italia vista dal satellite

Solo quando si attiva la spesa, solo quando si aprono i cantieri allora le scelte cominciano a trasformarsi in opere, prima esistono solo buone intenzioni, solo impegni a fare ma nulla di più. Questa coscienza, o meglio, questa convinta responsabilità a realizzare davvero i programmi purtroppo vive attualmente una delle fasi più critiche e penso più indifendibili.

Assistiamo ad esempio ad una serie di casi che da soli denunciano il livello di incapacità a gestire le procedure di gara; mi riferisco o alla serie di gare andate deserte per il mancato adeguamento dei prezzi o alla serie di gare annullate dalle stesse stazioni appaltanti per la esplosione dei prezzi. In entrambe i casi siamo di fronte ad una vera incapacità a rivedere in anticipo i valori delle opere e, soprattutto, ad aggiornare i progetti. Nella maggior parte dei casi, infatti, non si è trattato di una esplosione dei prezzi dell’ultimo periodo ma di progetti vecchi non aggiornati fermi dal 2015 per scelta dei Governi che si sono succeduti, una scelta caratterizzata dal mancato ricorso ad investimenti in conto capitale. Ma questa ulteriore stasi nell’attuazione delle opere preoccupa perché sembra quasi che si cerchino tutte le scuse per motivare la presenza di fattori esogeni responsabili di una naturale evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza; oltre all’aumento dei prezzi, oltre alla guerra c’è anche la inflazione. In realtà sembra quasi che solo ora si siano materializzati vincoli e criticità che hanno praticamente incrinato un Piano che, come riportato sia da vari Ministri che dallo stesso Presidente Draghi alla fine del 2021, aveva rispettato tutte le scadenze temporali e stava per diventare concreto in tutte le sue distinte articolazioni.

Non è così e, supponiamo anche che le cause esogene siano quelle prima richiamate, prima poi saremo costretti ad ammettere il prolungarsi della stasi nell’avanzamento delle opere. La Unione Europea, nel tagliando che si appresta a fare nel primo trimestre del 2023, farà presente, almeno per le opere infrastrutturali, che: – I tempi di progettazione delle opere incluse nel PNRR, i tempi legati all’ottenimento delle varie autorizzazioni (VAS, VIA, Pareri Beni Culturali, Dibattito Pubblico, Conferenza dei Servizi) pur in presenza di procedure più snelle, sono tutti allo stato ancora lontani da un completamento apprezzabile e che solo alla fine del 2023 o addirittura nel primo semestre del 2024 potranno essere messe in gara e cantierate – Nella maggior parte dei casi le proposte, indipendentemente da quanto successo negli ultimi sei mesi, non si riferiscono ad interventi “organici” ma si caratterizzano come lotti parziali di opere il cui completamento funzionale in alcuni casi non è previsto e in altri è previsto solo dopo il 2026 – Escluso le Ferrovie dello Stato nessun altro organismo responsabile dell’attuazione del PNRR ha indicato o si è impegnato ad indicare, nel breve periodo, quali potranno essere gli interventi che subentreranno agli attuali qualora questi ultimi non si riuscisse a realizzarli nei tempi previsti – Finora gli anticipi finanziari autorizzati dalla Unione Europea relativi al PNRR sono stati assorbiti da opere già in corso di realizzazione e inserite nella Legge 443/2001 (Legge Obiettivo); cioè escluso risorse per 1,2 miliardi o per 1,6 miliardi, nessuna risorsa è stata assegnata ad opere nuove incluse nel PNRR perché nessuna ha finora completato l’iter progettuale ed autorizzativo.

Mi fermo qui perché mi dispiace continuare ad infierire sulla stasi che allo stato caratterizza la macchina dello Stato e insisto perché con la massima urgenza ci si adoperi non tanto a predisporre un Piano B ma a chiarire, da subito, almeno quelle opere che potranno quanto meno utilizzare davvero le risorse a fondo perduto, cioè i 68 miliardi di euro. Mentre per quanto concerne le altre opere sono convinto che a livello di Presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Economia e delle Finanze si stia già provvedendo alla definizione di interventi nel comparto energetico in grado di superare, nel prossimo biennio, le criticità prodotte dal blocco degli approvvigionamenti di gas e petrolio dalla Russia e nel medio periodo costruire le condizioni per un ridimensionamento della sudditanza del nostro Paese da pochi fornitori e, addirittura, della possibilità di raggiungere soglie di autonomia energetica apprezzabili. Come ho avuto modo di anticipare poche settimane fa questa rivisitazione del PNRR e questo ricorso ad un Piano B produrrà delusioni e preoccupazioni nelle Regioni del Mezzogiorno; in realtà produrrà più delusioni perché ci si renderà conto che opere come l’alta velocità Salerno – Reggio Calabria, come la Taranto – Potenza – Battipaglia o come il sistema Palermo – Messina – Catania erano solo titoli e che le opere inserite nel Piano Nazionale Complementare al PNRR o quelle previste nel Contratto di programma dell’ANAS o del Fondo di Sviluppo e Coesione come l’asse viario 106 Jonica erano solo dichiarazioni di buona volontà.

Tuttavia forse sarebbe bene che prendesse corpo subito un confronto tra Regioni del Mezzogiorno e Governo in cui, dopo aver preso atto che per non perdere le risorse del PNRR si è deciso di trasferire le somme con prestito agevolato ad altri interventi, si decidesse di assegnare, da subito, sin dalla Legge di Stabilità 2023, quindi sin dall’autunno di questo anno, una quota annuale di 8 miliardi di euro per cinque anni per l’attuazione delle opere parzialmente incluse nel PNRR o in altri atti programmatici e non portate a compimento; in particolare riporterei, per Legge, le seguenti assegnazioni: • Asse ferroviario AV Salerno – Reggio Calabria 22 miliardi di euro; • Asse ferroviario AV Taranto – Potenza – Battipaglia 1,1 miliardi di euro; • Sistema ferroviario AV Palermo – Messina – Catania 7,8 miliardi di euro; • Completamento asse viario Palermo – Agrigento – Caltanissetta 1,7 miliardi di euro; • Completamento asse viario 131 Carlo felice 1,8 miliardi di euro; • Asse viario 106 Jonica 4,3 miliardi di euro. Lo so questa sarà una proposta difficilmente condivisa perché, ancora per un anno o per sei mesi, si continuerà a credere nella possibilità di rispettare i tempi imposti dal PNRR; tuttavia nell’incontro con la Unione Europea che, come detto in precedenza, si terrà agli inizi del 2023 tutte le speranze e tutti gli equilibrismi crolleranno e, quindi, saremo costretti a ricorrere a proposte che spero le Regioni del Sud, in modo coeso, producano quanto prima; proposte che spero siano possibilmente simili a quelle da me avanzate.