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Una alleanza politica di cultura liberale, ambientalista e riformista

Liberare il Paese da pericolosi estremismi senza idee e cultura di governo
Parlamento

Con l’uscita dall’aula dei senatori 5 stelle, appena è iniziata la conta per il voto di fiducia al governo Draghi, di cui ancora fanno parte, il sistema politico italiano ha toccato il livello più basso nella storia parlamentare della Repubblica. Mattarella non ha accettato le dimissioni del premier ed ha rinviato il Governo alle Camere mercoledì prossimo, nel tentativo di evitare le elezioni anticipate che sarebbero disastrose per il Paese, scosso dalla recrudescenza della pandemia, preoccupato per l’inflazione che galoppa e corrode reddito e risparmio dei cittadini e con il rischio concreto di perdere i finanziamenti europei del Pnrr, la cui attuazione già evidenzia criticità.

A voler tacere della guerra in Ucraina, della crisi energetica, del riscaldamento del pianeta e, quindi, della siccità. Tutto ciò evidenzia la crisi profonda in cui versa il movimento 5 stelle, indebolito dai continui salassi elettorali, dalla scissione di Di Maio, dall’assenza di un progetto politico, tutti fattori che ne hanno fatto esplodere irresponsabilità verso il Paese ed egoismo elettorale, nella convinzione che avere le mani libere rallenterà la deriva elettorale e che, se si dovesse anticipare il voto, la sconfitta sarebbe meno grave. Meloni cerca di approfittare della situazione e spinge per il voto subito, certa che F.d.I. sarà il primo partito, sicuramente nel centrodestra vincente; pertanto, naturalmente incaricata di formare il nuovo Governo, che sarebbe un azzardo per l’Italia, poiché all’inesperienza del leader si aggiungerebbe la carenza di classe dirigente del suo partito.

Agendo in tal modo, la Meloni dimostra totale mancanza di senso di responsabilità verso il Paese in un momento così delicato, alla stessa streguadei 5 stelle e del loro leader ed ex premier Conte buono per tutte le stagioni. Salvini non sa che pesci pigliare. È nervoso perché non può lasciare all’opposizione anche i 5 stelle oltre la Meloni che, mentre lui sta al governo, continuerebbe a ingrassare con i voti in fuga dalla Lega; quindi, è portato a ragionare come Conte: meglio votare subito! E gli altri che fanno? In particolare la ex sinistra senza popolo? Il popolo, infatti, è stato attratto dal populismo senza idee e progetti della destra e dei 5 stelle, avendo perso i suoi riferimenti politici storici e registrando l’impoverimento del ceto medio e della classe operaia ridotta a sottoproletariato. Che fare? Un grande Paese come il nostro, co-fondatore della UE, non può essere lasciato nelle mani di irresponsabili estremisti, antistorici con il loro sovranismo e, oltretutto, senza cultura di governo e nemici della modernità. “Il campo largo” di Letta è una buona idea. Ma bisogna modificarne i confini politici, tenendo fuori gli estremisti ed amalgamando, su un programma di governo, soggetti politici diversi che, però, condividono valori e principi fondamentali, in politica estera, in tema di diritti civili, di sicurezza e di rispetto per i diritti naturali del cittadino, di salvaguardia dell’ambiente, di lascito della storia, di tutela della salute e della funzione sociale dell’impresa, in un sistema di concorrenza senza tentazioni monopolistiche.

Penso ad una alleanza politica in cui siano presenti le formazioni di cultura liberale, ambientalista e riformista e, quindi, che vanno da Forza Italia al PD. Non saprei dire di Articolo Uno, a sentire Bersani ospite fisso su La7. Immagino gli argomenti contrari a questa ipotesi di lavoro. Intanto, constato che tra i ministri del PD e di Forza Italia del governo Draghi non si sono mai verificati grandi contrasti. Sulla politica internazionale le posizioni sono sovrapponibili.Certamente, vi sono differenze con riferimento al rapporto tra pubblico e privato in vari campi, alla sanità e, soprattutto, in materia fiscale. Ma è proprio impossibile immaginare in tanti settori una gestione pubblica e privata in virtuosa concorrenza, regolata dalle leggi dello Stato? E, parimenti, tenendo conto delle ingenti risorse del Pnrr, sarebbe così difficile partorire una riforma fiscale non penalizzante per il ceto medio/altoe che aiuti l’attuazione di una politica redistributiva a favore dei ceti più deboli? È del tutto evidente che, però, si dovrebbero colpire rendite, monopoli e soggetti che producono reddito in Italia e pagano le tasse all’estero, pratica che dovrebbe essere vietata dalla Ue. Un progetto siffatto metterebbe in serie difficoltà la Lega di Giorgetti, di Zaia, di Fedriga e di tanti sindaci ed amministratori locali. Forse Letta farebbe bene a parlare di più con lo zio, grande e felpato tessitore di importanti intese.

È l’unico in grado di far capire a Berlusconi che passerebbe alla storia come uno statista, se desse il suo contribuito per liberare il nostro Paese da pericolosi estremismi sovranisti senza idee, programmi e cultura di governo. Banalmente si obietterà che un’alleanza da FI al PD è destinata a perdere. Il campo largo di Letta con gli inaffidabili grillini chiaramente non ha più ragione di esistere a seguito delle posizioni irresponsabili assunte da Conte. Se, invece, si chiedesse la fiducia degli elettori su un programma chiaro e serio, affidato ad esponenti credibili, da parte di un nuovo centrosinistra da FI al PD, questo scenario potrebbe essere preso in seria considerazione dagli italiani. Ancor di più perché le Istituzioni sono garantite da Mattarella, che resta in carica per tutti i sette anni del nuovo mandato e da Draghi con un ruolo importante, magari di Presidente della Commissione Europea, giacché viene tanto invocato da tutti i Capi di Stato e di Governo del vecchio continente ad occidente della “Cortina d’Acciaio”, per dirla con Lucio Caracciolo. Dunque, Draghi vada avanti anche senza Conte e i 5 stelle.