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A Taranto venerdì 29 luglio per parlare di un Italia diversa

L'appuntamento a Palazzo di Città con Mezzogiorno Federato
Una veduta aerea di Taranto

Il clima elettorale ha portato all’arrivo dei soliti e facili appelli all’unità antifascista da un lato e alla mobilitazione dei patrioti dall’altro. Ci permettiamo di segnalare che la nostra democrazia e la nostra unità nazionale non rischiano a causa di dittatori o di nemici della patria ma perché nel nostro Paese la giustizia penale, civile, amministrativa e tributaria sono divenuti gironi infernali, perché la scuola cade a pezzi, la sanità ci regala pronto soccorsi da incubo e attese messianiche per esami e per interventi, le mafie controllano gran parte del territorio centro meridionale e si sono insediate nella struttura economica del nord, il Mezzogiorno si sta spopolando perdendo centinaia di migliaia di giovani ogni anno, le corporazioni che detengono privilegi sono divenute lobby inattaccabili, le burocrazie e le strutture dedicate ai servizi ritengono gli stipendi un diritto mentre per l’impegno nel lavoro viaggiano a velocità ridottissima, tranne che non si offrano loro incentivi straordinari per ottenere risultati.

Su questi problemi che minacciano seriamente la tenuta democratica del Paese, ma anche la convivenza civile, si preferisce glissare, molto meglio lo scontro ideologico dove aiutano i fantasmi della prima metà di un novecento insanguinato. Una occasione di dibattito diversa la offre Mezzogiorno Federato con il suo appuntamento di venerdì 29 luglio a Taranto dove si tenterà di gridare che il re è nudo, una verità che viene dimostrata già dai problemi che affrontiamo per giungere a questo appuntamento. Un esempio che da solo dimostra come il Mezzogiorno sia stato tradito: venerdì 29 gli amici palermitani che vorranno raggiungere Taranto dovranno impiegare in auto 7 ore e mezza (fonte Guida Michelin), in treno da 13 a 18 ore e mezzo nei solo 4 treni previsti, quindi dovranno partire il giorno prima e tornare il giorno dopo. Opposta sarebbe la sorte di chi dovesse raggiungere Trieste da Torino, un’altra rotta trasversale in Italia con una distanza simile. Impiegherebbe 5 ore e 12 minuti in auto e solamente 4 ore e 50 minti in treno, e in più avrebbe da scegliere su ben 27 treni al giorno.

Questa è la foto di un Italia spaccata in due, accanto potremmo aggiungere tante altre foto portando i dati dei servizi sanitari, scolastici, di assistenza alle famiglie iniziando dai nidi, dagli asili, dalle scuole dell’obbligo senza mensa scolastica, ai porti e agli aeroporti, alle zone industriali e artigianali attrezzate, realtà opposte tra nord e sud che derivano da una massa enorme di maggiori investimenti pubblici nel nord, scelte dalle quali sono derivati gravi problemi sociali e crescenti difficoltà alla crescita della iniziativa privata. Da questa Italia di serie b/c oggi si vuole lanciare un appello ad una svolta per un Paese più forte, ma si trarrebbero anche le basi per fare del Mezzogiorno l’elemento capace di creare una nuova forte espansione economica per tutti. Potrebbe accadere se divenisse piattaforma dell’intera Europa una volta reso idoneo a interfacciarsi con i flussi commerciali del Mediterraneo ma anche presidio culturale e politico per i valori che la nostra tradizione può e deve mettere a disposizione nel confronto epocale tra culture e continenti diversi che proprio nel Mediterraneo si sta accendendo. Per affrontare da protagonisti questo appuntamento, Mezzogiorno Federato scommette su una unità sostanziale delle parti più avvedute della società meridionale e nella costruzione di una domanda comune al Governo e all’Europa, una unità che nella sostanza le regioni del nord hanno raggiunto grazie alla lunga pressione politica della Lega. Infatti oggi le posizioni dei presidenti dell’Emilia e della Toscana sono di fatto identiche a quelle delle regioni a guida centro destra.

Purtroppo per avere dirigenti dei partiti tradizionali che a Napoli, Bari e Palermo “rompano” con i loro partiti nazionali e impongano linee politiche diverse, occorre che si affermi la nostra posizione come tesi politica scelta dagli elettori, cioè si sia dimostrato che parlare questo linguaggio favorisce il consenso. Doveroso, quindi, iniziare il cammino, probabilmente lungo e difficile, ma essenziale per cambiare l’Italia, probabilmente per salvarne l’unità.