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Il vento di Draghi, il vento del Sud Est

Mezzogiorno Federato nelle elezioni Politiche
Logo di Mezzogiorno Federato

Questo modello costituzionale funziona ancora? L’Italia sta vivendo una crisi di sistema che va compresa e affrontata con urgenza. Ce la trasciniamo da anni, la prossima dovrebbe essere una legislatura costituente e per farlo servirebbero parlamentari competenti, capaci di mettervi mano. La nostra immagine internazionale non aveva mai visto un miglioramento come negli ultimi tempi con il governo Draghi.

Schierata dalla parte dei migliori protagonisti dell’Ue. Nel corso della pandemia i partner europei hanno guardato all’Italia con un atteggiamento di ammirazione per la capacità di reazione e resistenza nella crisi gravissima e per l’organizzazione delle misure di lockdown. Superando gli stereotipi trasmessi da decenni sulla scarsa affidabilità degli italiani. Senza l’autorevolezza internazionale di Mario Draghi, i 26 Paesi dell’Ue non avrebbero mai accettato l’immenso piano di investimenti Next Generation Eu che vede gli italiani tra maggiori beneficiari con miliardi di euro al Paese particolarmente colpito dalla pandemia, permettendo all’Italia gli investimenti e le riforme strutturali necessarie da tempo, ma soprattutto riconoscendo che un ruolo decisivo del nostro Paese non può prescindere dal ruolo del mezzogiorno come ponte ideale, strategico e funzionale nelle politiche di transizione, nel mediterraneo allargato.

Un ruolo che l’Europa ci ha riconosciuto ampiamente attraverso la Next Generation Ue nel Piano nazionale di ripresa e resilienza Francia e Germania, tradizionalmente considerate il motore dell’Ue, si sono aperte all’idea di un terzo partner importante, per il suo peso economico, per il numero dei suoi cittadini e per il valore storico della sua cultura e civiltà. E questo è merito di Draghi innanzitutto. Una crisi di governo fa parte dei sistemi democratici. Ma far cadere un governo senza pensare alle conseguenze, senza misurare l’impatto che un Paese importante come l’Italia ha sulla situazione europea e internazionale è semplicemente irresponsabile e contrario agli interessi dell’Italia stessa. La reputazione si distrugge in un secondo, ricostruirla può richiedere anni.

Nella caduta di Draghi la politica estera ha pesato come un macigno: l’opzioni Atlantica ed Europea, la determinata difesa dell’Ucraina dalla aggressione Russa che hanno caratterizzato il governo Draghi. Nelle motivazioni ufficiali la politica internazionale non compare, ma nelle conseguenze che derivano da quel comportamento e dalla caduta del governo, si distinguono però con nettezza rilevanti questioni di politica estera, riconducibili a comportamenti espressi in politica estera nel passato e piu recentemente dai tre partiti che hanno determinato la crisi (Movimento 5 stelle, Lega, Forza Italia). Salvini e la Lega guardano alla Russia di Putin come un modello di riferimento. Nei quasi dieci anni dell’inesorabile distacco da Mosca della politica romana, Salvini ha lavorato contro le sanzioni e, nel giugno 2022, con l’aggressione russa in corso, ha organizzato un viaggio da Putin, al quale poi sarà costretto a rinunciare. Conte e M5s, pur nella breve comparsa politica, hanno accumulato molteplici indizi di una linea filorussa, usato espressioni generiche sul “conflitto” in corso, senza accennare a responsabilità o crimini russi. Da presidente del Consiglio, nella drammatica fase iniziale della pandemia, Conte accettò l’intrusione dei servizi russi nel cuore della nostra tragedia e dei suoi segreti tra Bergamo e Roma Spallanzani, con un comportamento tuttora sotto la lente d’ingrandimento delle autorità preposte alla nostra sicurezza nazionale. Berlusconi, da parte sua non ha mai nascosto una forte empatia con Putin che si è manifestata nel privato.

Mariastella Gelmini, esponente di spicco di Fi che in questi giorni ha lasciato il partito, si è dissociata, dichiarando: “L’Italia non può essere il ventre molle dell’Occidente e soprattutto non può diventarlo per responsabilità di Forza Italia”. I fatti citati danno quindi un senso della frase pronunciata da Draghi al Senato chiedendo la fiducia: “Dobbiamo aumentare gli sforzi per combattere le interferenze da parte della Russia e delle altre autocrazie nella nostra politica e nella nostra società”. Per questa sfiducia a Draghi pagheremo un prezzo alto per la nostra credibilità politica internazionale. Si pensi a come egli abbia risolto, meglio di ogni altro partner UE, la questione dell’approvvigionamento energetico dell’Italia, costruendo l’alternativa alla dipendenza dalla Russi riaprendo al tempo stesso all’Italia le vie dell’Africa, dopo decenni di colpevole dimenticanza. Il vantaggio elettorale del cartello delle destre potrebbe impattare ed essere superato nel nuovo parlamento e per volontà degli elettori da una maggioranza nel paese e nel Parlamento consapevole di dover riprendere il cammino del Governo del Presidente con un governo a maggioranza politica. Una sinistra di governo moderna e riformista, europeista ed atlantista, ha il dovere di assumere il senso di questa proposta sia che stia al governo che all’opposizione.

L’esito della corsa dunque è ancora aperto. Letta si è proposto come front runner di questa corsa ma senza un alleanza, per quanto forzata, competitiva, non c’è corsa! Se la coalizione progressista e rifrormista disponesse di numeri sufficienti in parlamento, potrebbe proporre a Mario Draghi di guidare un governo espresso dalle forze politiche chiaramente atlantiste e europeiste. Il nostro approdo è chiaramente quello indicato nell’agenda e dei punti fermi ineludibili: Mezzogiorno, energia, concorrenza, appalti, giustizia, postura internazionale, obiettivi di riforma della Ue, tempi certi per gli investimenti europei, a partire ovviamente dal Pnrr e dal nuovo decreto aiuti, per continuare a proteggere famiglie e imprese dalla corsa dell’inflazione e dai rincari di benzina e bollette amplificati dalla guerra in Ucraina. Su questi argomenti Draghi aveva chiesto una fiducia “non di facciata”.

Questo è il nostro approdo. verso il quale orientare la rotta. L’insegnamento dei migliori navigatori ci dice che la via più breve non è la più diritta possibile, bensì quella in cui i venti più favorevoli gonfiano le nostre vele: nel nostro caso il “vento di Draghi” per il quale gli italiani oggi esprimono il 57% di gradimento. Il movimento civico può rappresentare il motore di cambiamento politico di orientamento progressista, caratterizzato dalla centralità delle competenze, del rinnovo funzionale del sistema amministrativo e della dedizione agli interessi del cittadino e della pratica del riformismo. Per adattare misure di governo coerenti con la via di uscita dalle transizioni abbiamo avviato un dialogo positivo e propositivo con associazioni impegnate nel campo della sostenibilità ambientale che con noi colgono l’attualità e la rilevanza del complesso tema della connessione tra le principali transizioni e le principali trasformazioni di quest’epoca, di cui la questione climatico-ambientale-energetica riveste un aspetto certamente strategico. In questo ambito Mezzogiorno Federato, un movimento politico nuovo, moderno e riformista, organizzato sul modello del civismo, in stretta connessione ai territori e agli aspetti etico-sociali, si è posto come finalità, non la sola retorica del superamento delle disuguaglianze tra nord e sud, quanto una diversa e più coerente visione dell’area mediterranea quale risorsa fondamentale per il futuro sviluppo dell’Italia e dell’Europa da realizzarsi attraverso nuove forme di cooperazione tra enti ed amministrazioni ad assetto costituzionale invariato.

La Federazione Civica Nazionale, della quale Mezzogiorno Federato è stato e sarà protagonista, ha scelto di dare continuità al programma incompiuto del governo Draghi, senza la cui conclusione, entreremo in una crisi economica sociale e politica drammatica. I primi segnali che arrivano sono molto positivi. Gli aderenti sono persone del territorio, non solo amministratori, ma anche associazioni, imprenditori. La nostra rotta, le nostre vele, quelle di Mezzogiorno Federato saranno gonfiate dal vento del Sud-Est che soffia dal Sahara come vento caldo e secco, ma giunge sulle coste italiane arricchito dalla umidità dal mare che attraversa: il vento di scirocco che narra di una universalità di sentimenti del Mediterraneo che possono appartenere a chiunque, in ogni luogo e a ogni età. L’amore per la natura e per tutti gli esseri viventi, l’anelito di libertà, l’attaccamento ai buoni valori della tradizione del progresso e della innovazione, la consapevolezza e la determinazione di poter cambiare la propria vita…