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Mezzogiorno: crescita e sviluppo per l’Italia e l’Europa

La migliore risposta al populismo incapace di governare
L'assemblea di Mezzogiorno Federato

Perché la partita si riapra veramente, è decisivo il peso del Mezzogiorno, per il ruolo strategico che l’Europa ci ha riconosciuto nella transizione economica che è in primo luogo energetica come ponte nel mediterraneo allargato. L’unico programma credibile e praticabile è chiaramente quello indicato nei punti fermi ineludibili dell’agenda Draghi: Mezzogiorno, energia, concorrenza, appalti, giustizia, postura internazionale, obiettivi di riforma della Ue, tempi certi per gli investimenti europei, a partire ovviamente dal Pnrr e da un’agenda sociale per continuare a proteggere famiglie e imprese dalla corsa dell’inflazione e dai rincari di benzina e bollette amplificati dalla guerra in Ucraina.

Le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina, dopo due anni di pandemia, rischiano di scatenare in autunno la tempesta perfetta. Su queste scelte da compiere Draghi aveva chiesto una fiducia “non di facciata”. Alla luce di quanto sta avvenendo, è del tutto evidente che su quanti hanno sfruttato la sua indiscussa credibilità internazionale c’erano e persistono molti equivoci in una alleanza che comprende gli anti Draghi. Che siano alleati in uninominali o plurinominali è persino irrilevante, ciò che conta è che staranno insieme in Parlamento. L’azione politica, non sta nelle alchimie tattiche, ma nel pensiero strategico, non il piccolo successo elettorale ma il confronto su una visione del futuro e della società. Il lutto delle ideologie non coincide affatto con il lutto della politica. Anzi; proprio perché siamo nel tempo del tramonto delle ideologie, la politica dovrebbe recuperare in pieno la sua vocazione democratica di rappresentanza dei territori, delle vocazioni, delle legittime aspirazioni, dei bisogni. La larghissima astensione elettorale è solo una delle manifestazioni di un fenomeno di “evaporazione della politica”.

La dissoluzione del M5S ne è sintomatica manifestazione, come lo fu del resto la nascita del movimento. Una compagine politica di governo moderna e riformista, europeista ed atlantista, ha il dovere di assumere il senso e la forza di una proposta politica, sia che stia al governo che all’opposizione. Il Pd orfano della scelta avventata di affidarsi a Conte, alla sua ormai irrilevanza politica e numerica, pur prendendone le distanze, permane nell’equivoco dei cespugli che rappresentano una stridente contraddizione con il“vento di Draghi” al quale gli italiani continuano a guardare con fiducia: un sondaggio Quorum/YouTrend per Sky TG24 rileva il 52,3% di gradimento degli italiani. E’ la migliore risposta ad un populismo incapace di governare la crisi ricomparso con i suoi limiti ammaliatori quanto improponibili, fra questi l’autonomia differenziata. La cultura politica riformista è obbligata a contrastare scelte che esasperano il “particulare” e creano fratture nella tenuta della coesione sociale del Paese. La logica della competizione non può che agevolare situazioni economiche e sociali distinte dalla prevalenza dei più ricchi.

E’ necessario pretendere efficienza da tutti gli enti rappresentativi delle comunità territoriali, eliminando appesantimenti burocratici che li privano della capacità di garantire lo sviluppo delle collettività e di attuare concretamente le scelte politiche. Tuttavia le Regioni devono rispettare il principio di interdipendenza istituzionale, che vincola l’intera comunità nazionale, pur nelle diversità storiche, geografiche, economiche. Al tempo stesso, la rilevanza nazionale del divario Nord – Sud impone una rinnovata modulazione dell’azione delle Regioni meridionali. La dimensione nazionale della questione meridionale e la necessità di nuovi interventi non può essere affrontata dalle singole regioni in assenza di programmi di vasto respiro, che postulano scelte condivise dalle regioni titolate ad assicurare organicità e adeguatezza degli interventi oggetto della programmazione “condivisa”. È pertanto improcrastinabile a Costituzione invariata, la scelta di procedere a intese delle singole Regioni con le altre Regioni del Mezzogiorno, dirette a disciplinare e realizzare interventi di vasta dimensione distinti da organicità e adeguatezza nelle previsioni ed efficacia nell’attuazione.

Le Regioni devono superare le scelte di gestione, rispettando il principio dell’ampio decentramento. L’idea di un rilancio delle Regioni meridionali attraverso la definizione di progetti strategici di sviluppo comune lanciata da Mezzogiorno Federato, è il percorso giusto da seguire, valorizzando tutte le potenzialità applicative dell’art. 117 Cost. Al tempo stesso occorre rilanciare la dimensione istituzionale locale, dalle città metropolitane, ai Comuni, alle Municipalità intese come livelli di governo strettamente connessi alle realtà territoriali e alle comunità locali. Il ritorno delle Regioni, in primis quelle del sud, al metodo della programmazione, deve accompagnarsi a una riorganizzazione degli Enti Locali, nel senso di un recupero di funzioni di governo e di una maggiore efficienza amministrativa, collegata a un effettivo ampio decentramento amministrativo in coerenza con il testo e lo spirito dell’art. 5 della Costituzione.

La Città metropolitana può essere l’occasione per riorganizzare gli stessi poteri regionali, con un effettivo spostamento di competenze, con l’obiettivo di una Regione policentrica e polivalente che abbandoni scelte ispirate all’accentramento. Ciò comporta per i Comuni capoluogo come quello di Napoli, valorizzare al massimo le funzioni di indirizzo su scala metropolitana, diventando il coordinatore delle funzioni e dei poteri decentrati. Il disegno deve completarsi con l’effettivo trasferimento di competenze gestionali e di poteri reali ad organi come le Municipalità e dotarle di strutture e risorse adeguate. È questo il percorso da seguire perché il Mezzogiorno abbia un ruolo essenziale nello sviluppo delle comunità, e del Paese. È pertanto indifferibile la scelta federativa e tra le regioni meridionali e tra enti locali. È necessario che il foedus regionale sia supportato dall’azione di un movimento che accomuni i cittadini, associazioni all’insegna di un federalismo civico, e che riattivi l’attenzione allo sviluppo della partecipazione, elemento essenziale del confronto democratico.

Compito di Mezzogiorno Federato è quindi aprire un confronto sulla necessità di una riforma complessiva del regionalismo e del sistema delle autonomie locali. La politica, soprattutto quella riformista è chiamata a un compito difficile, ma non può sottrarsi all’adempimento dei doveri di rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo delle comunità meridionali. Nell’accordo Letta Calenda non c’è una parola sul Mezzogiorno. “O noi o la Meloni”, il mantra di Letta, in questo caso, pare affievolirsi, lasciando al Mezzogiorno deluso e arrabbiato il ruolo di terra di conquista della destra. Porteremo il Mezzogiorno nel cuore della campagna elettorale; nel vivo della crisi dei territori e delle comunità; cogliendo sul nascere il tentativo di rendere immodificabili le diseguaglianze; combattendo da subito la spinta di una parte del centro destra per far diventare parte centrale del programma di governo le autonomie differenziate per le regioni ricche del nord.

E denunceremo la mancanza nel centro-sinistra, nell’accordo del 2 agosto, di idee, programmi, obiettivi, insomma di una sola parola che riguardasse il Sud. Lo faremo perché siamo convinti che queste elezioni possono rappresentare una svolta per il Paese; in negativo, però. Si possono creare le condizioni perché prevalgano coloro che, oggettivamente, lavorano per sfasciare l’unità della nazione; non risanando gli squilibri economici; ignorando le contraddizioni sociali; aggravando le inefficienze istituzionali; conservando e rafforzando privilegi e primati ,ingiustificati ed ingiusti. Di tutto questo comincia a diffondersi coscienza e rigetto.Se non verrà dato sbocco positivo e razionale si formerà una opposizione sempre più agguerrita e militante, con obiettivi sempre più radicali. Il momento di intervenire è questo: legando il malessere e la protesta ad un progetto di risanamento e di sviluppo del Paese, nel quale il Mezzogiorno sia parte attiva ed essenziale; fattore di crescita ed opportunità di sviluppo. Mezzogiorno Federato ha lavorato in questo ultimo anno perché si determinassero le condizioni culturali, progettuali, politiche; ma sopratutto coscienziali, perché si sviluppi un movimento d’opinione meridionalista e riformista, capace di sostenere una battaglia di lunga lena e di concreti risultati. La richiesta del centro destra di mettere in assoluta evidenza la questione delle autonomie differenziate; la mancanza di ogni risposta e di consapevolezza da parte del centro sinistra, ci assegna un compito immediato di militanza meridionalista. Mezzogiorno Federato lo svolgerà dove più efficace e produttivo, da subito.