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Ponte sullo Stretto, la risposta al professore Tomaso Montanari

Replica al rettore Università stranieri di Siena
L'Intervento di Tomaso Montanari

Già il professor Sgarbi, surclassando in caciara emeriti colleghi, ci aveva abituati al fatto che, fatte salve le capacità professionali, la ricerca del consenso mediatico porta esimi professionisti a dimenticare il bel tacere. Il professor Tomaso Montanari, rettore Università stranieri di Siena, recentemente incorso in presunte colpe negazioniste circa le foibe, invece di riservare i propri strali alle risse contradaiole, certo più rischiose dei post via internet, li rivolge a quanti da sempre sostengono la improrogabilità di un collegamento stabile tra il Continente e la Sicilia.

Il ponte è contemporaneamente una necessità ed un simbolo, non solo per l’Isola, cui si calcola vengano meno sei miliardi di introiti-anno o per l’intero Paese ( 50 miliardi anno) ma ormai per l’intera Europa, quale terminale dei traffici merci ed energetici da/e per Medio ed Estremo Oriente ed Africa. Insulti da figlio di Putin, normalmente dedicati dai sinistri ad avversari definiti corrotti, mafiosi, berlusconiani (forse in concomitanza con una delle tante, consuete promesse preelettorali del cavaliere) diventano contestazione di un progetto sollecitato dai movimenti meridionalisti insieme ad una autentica perequazione sociale ed economica del popolo meridionale, unica foriera di vero sviluppo in momenti cosi difficili. Quindi se proporre l’utilizzo immediato di tutte le risorse energetiche presenti al sud, realizzare le infrastrutture mancanti, ponte compreso, dare gli stessi servizi a cittadini finalmente eguali ai restanti, significa essere (cito): mestatori, politici finiti, venditori di fumo, telepredicatori servi dei padroni, sauditi (???) e pennivendoli. Milioni di meridionali hanno il diritto di dare dell’accecato ideologico, ed altro, all’autore delle precedenti definizioni.