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Il Mezzogiorno si deve preparare ad essere opposizione

Per un meridionalismo propositivo, riformista, europeo
Parlamento

Le elezioni politiche del prossimo 25 settembre giungono in un clima di tale confusione ed approssimazione, che rende difficile un minimo orientamento anche al più navigato degli osservatori. Il modo in cui si è giunti allo scioglimento delle Camere è ancora oggi poco spiegabile, anche in virtù dei danni che sta portando al paese.

E’, tuttavia, la normale conseguenza di una deriva che dagli anni 90 ha fatto saltare gli schemi che regolavano la vita politica del Paese, generando confusione su confusione, con una caduta di tutti i parametri di qualità della vita delle persone. L’Italia è arretrata sui temi della giustizia, dell’equità sociale, della ripartizione della ricchezza, sul lavoro, nel ruolo e nel prestigio internazionale, con le scuole che cadono a pezzi e la qualità dell’insegnamento che risente di questo declino. In questo intervallo di tempo i linguaggi politici si sono involgariti, divenendo dei pollai dove ogni politico, giornalista, editorialista non fa altro che spararla più grossa. Ma quando siamo stati aggrediti da fatti drammatici, si pensava che la responsabilità tornasse in campo.

Cosi non è stato. Una pandemia ed una guerra alle porte di casa non sono bastate per spingere, tutti, ad una presa di coscienza, ritornando a praticare una politica fatta di valori, idee, pensieri ed azioni. Niente di tutto questo. In queste condizioni chi subisce le peggiori conseguenze è la parte più debole del paese, che nel nostro caso, è il Mezzogiorno. Tra le altre cose abbiamo dovuto assistere alla costruzione delle liste senza candidati meridionali e senza alcun riferimento al Sud nei programmi di tutte le forze politiche. Come dire che l’unica questione che interessa, rispetto al Mezzogiorno, è come appropriarsi dei pacchetti di voti necessari ad eleggere questo o quel rappresentante. Peggio non si poteva. Dopo il 25 settembre con una drammatica crisi economica, energetica e sanitaria, non ci sarà una forza politica che guardi al meridione come occasione e non come peso da sopportare. Ed è per questo che il Mezzogiorno si deve preparare ad essere opposizione. Non c’è altra strada. Opposizione che non significa rivolta contro il governo, ma mobilitazione generale per affermare un diritto a difendere, sostenere e programmare lo sviluppo di quest’area che ha più di 20 Milioni di abitanti. Occorre una presa di coscienza della società meridionale per rialzare la testa. Unirsi per difendere un territorio che si sta svuotando di persone, contenuti e ricchezze. Da troppo tempo ormai che in tutte le agende di governo è sparita la parola Sud.

E’ necessario partecipare al voto con una bussola precisa: organizzare una nuova idea di meridione nei modi che la democrazia consente, e come nel passato abbiamo partecipato alla costruzione della nostra democrazia ed oggi si deve essere decisivi per le riforme che occorrono all’intero paese. Allora bisogna regioni, speranze ed attese, esprimendo un voto, che segua l’indicazione dell’unico movimento che ha portato la questione meridionale all’attenzione dell’intero paese: Mezzogiorno Federato. Mezzogiorno Federato ha costruito un nuovo meridionalismo: propositivo, riformista ed europeo, ponendo in essere una discussione, tra l’altro appena avviata, sulla necessità di capovolgere l’Italia. E’ un percorso lungo, difficile, faticoso. Ma è anche l’unica idea nuova che è stata messa sul tavolo e che, come tutte le grandi innovazioni, richiede tempo, fatica ed applicazione per farsi strada, evitando massimalismi e populismi che danneggerebbero l’idea di un meridione che faccia Italia. Accanto a quanto sopra bisogna esprimere un voto di generosità che sia un investimento politico sull’unica realtà che, almeno come immagine, condivide con noi riformismo, libertà, giustizia, lavoro. Per questi motivi, penso, dovremo sostenere il terzo Polo, nell’idea che nasca il Partito Riformista, sapendo che molti sono i contenuti che ci uniscono: l’impronta riformista, l’europeismo, il rigetto del populismo, la scelta della qualità in politica, dove non sempre uno vale uno, l’idea di giustizia. Su queste occorre puntare per la nostra battaglia elettorale. Rispetto a ciò che non condividiamo ci affidiamo all’intelligenza di chi governa i partiti ed alla espressa volontà di aprirsi alle nuove istanze che vengono dal territorio e Mezzogiorno Federato rappresenta la punta più avanzata.