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L’assenza di politiche meridionalistiche pone il Mezzogiorno all’opposizione

Da almeno trent’anni il Sud è fuori dalle agende dei governi nazionali
Nave porta container

Da almeno trent’anni il Mezzogiorno non compare compiutamente nell’agenda dei governi italiani e nei programmi delle forze politiche nazionali, mentre il sistema politico, più o meno nello stesso lasso di tempo, non riesce ad esprimere un autentico partito riformista. Il PD doveva rappresentare la sintesi delle migliori culture riformiste socialiste, ambientaliste e cattoliche, per dar luogo ad un soggetto socialdemocratico di tipo europeo, un modello che tuttoradimostra la sua attualità e vitalità nei Paesi Scandinavi, in Germania, in Spagna ed in Portogallo.

Ma, ahimè l’amalgama è mal riuscito, dando luogo ad una formazione senza identità, visione e progetto, che inevitabilmente ha finito per produrreuna classe dirigente eterogenea che trova il suo minimo comun denominatore nella gestione del potere, che il PD continua ad occupare nonostante i ripetuti insuccessi elettorali, per la pervicace ritrosia dei post comunisti e dei resti della sinistra DC, dominanti nel PD, a tutto ciò che rappresenta, per ideali e contenuti, nella storia e nell’attualità, il socialismo democratico. Nessuna meraviglia, dunque, se nel momento più delicato per le sorti della Repubblica, con il rischio più che concreto di vedere una ex “missina”, che ostenta la “Fiamma Tricolore” nel simbolo del suo partito, diventare premier, esplodono le contraddizioni del PD che, prima si illude di costruire una forte sinistra con i grillini, come punto di partenza di un “campolargo”, poi si allontana da Conte per il mancato sostegno a Mario Draghi ed, infine, imbarca Fratoianni e Bonelli, che sempre si sono opposti a Draghi; e, nel contempo, molla Calenda e Renzi che, per ciò che dicono, appaiono i più convinti sostenitori di Draghi, del suo stile e del suo metodo di governo, delle sue posizioni di politica interna ed internazionale e portatori di culture che possono evolvere per costituire una autentica formazione riformista. Un vero capolavoro!

L’augurio è che il PD possa in futuro assumere una indiscutibile identità riformista, poiché l’apporto del pezzo di società che in esso si riconosce è necessario per il successo delle forze che perseguono sviluppo e giustizia sociale. A mio modesto avviso lo scenario ci presenta alcune novità. Innanzitutto, il riconoscimento geopolitico, da parte dell’Unione Europea, del ruolo di raccordo delle nostre regioni meridionali con il continente africano e, grazie alla loro centralità mediterranea, con il medio ed estremo oriente, i cui traffici commerciali transitano dal Mare Nostrum, del quale il Mezzogiorno è una naturale piattaforma logistica. Ciò ha comportato la destinazione di almeno il 40% dei fondi del PNRR alle regioni meridionali italiane, per colmare il divario con il resto del Paese, nella convinzione che solo una crescita civile, economica e sociale del Mezzogiorno può rilanciare l’Italia. Tutto ciò, se da un lato gratifica l’impegno del nostro movimento per il Mezzogiorno Federato, che da qualche anno si spende nella elaborazione di proposte progettuali nei settori delle infrastrutture (compreso il Ponte sullo Stretto), della tutela e valorizzazione dell’ambiente, del turismo, dell’agricoltura, dei beni culturali, della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della sanità, dall’altro impone di porre il Mezzogiorno all’opposizione, attesa l’assenza di politiche meridionalistiche nei programmi dei partiti per le elezioni del 25 settembre.

Dove per “opposizione” deve intendersi la rabbia e la protesta per l’assenza di forze politiche capaci di esprimere un riformismo per il Mezzogiorno, ma anche la ricerca di qualche segnale di speranza per un ritorno ad una politica che si riappropri di quella cultura meridionalista ben presente nelle forze riformiste della prima repubblica. Per le ragioni più sopra dette, per chi non intende farsi prendere dal pessimismo dell’abbandono, con tutte le cautele richieste dalla desolante attualità politica, forse qualche attenzione si potrebbe dare, per ciò che afferma, al Terzo Polo per continuare ad inseguire in futuro una prospettiva riformista, necessaria per il rilancio del Mezzogiorno.