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L’inevitabile forza delle cose: un partito per il Sud

Senza il Mezzogiorno non possiamo sentirci nazione
L’inevitabile forza delle cose: un partito per il Sud

“Il Mezzogiorno non ha interlocutori … non è presente nelle prospettive. Le indicazioni imperative della UE sulle priorità per il Sud del Paese sono state silenziosamente disattese e ridotte. Il PNRR è la testimonianza in essere di un fallimento annunciato, almeno per il Sud. Senza il Mezzogiorno non possiamo sentirci Nazione. Ma in questo momento storico il Mezzogiorno deve essere opposizione. Il Mezzogiorno non deve votare. Il Mezzogiorno alla opposizione è una esperienza nuova nella democrazia italiana”.

Queste frasi di cui apprezzo e condivido il significato sono “rubate” ad un recente articolo di Claudio Signorile che personalmente ritengo il cervello migliore che negli ultimi anni si è posto al servizio di una operazione impossibile: unificare la domanda che le regioni meridionali pongono al Governo centrale e all’Europa per darvi lo spessore e la forza della rappresentanza di 20 milioni di cittadini portatori di una serie infinita di problemi comuni. Essenziale è essere rappresentati da una forte domanda unitaria che disegni un piano di sviluppo comprensivo dei principali fattori economici disponibili e fruibili mentre la realtà odierna del Mezzogiorno è rappresentata da otto regioni che inseguono otto diversi piani di sviluppo, quindi plasticamente vi è una debolezza annunciata. Intanto nel Paese da anni è presente a pressione politica ed economica delle nove regioni settentrionali che si muovono all’unisono, sia quelle governate dalla destra, sia le due residuali governate dalla sinistra, tutte rocciosamente e comprensibilmente schierate sulla difesa dell’esistente per garantire i flussi finanziari dello Stato (asili nido, sanità, scuola, alta velocità, aree produttive attrezzate, autostrade, ecc) ma soprattutto per difendere la scelta di mantenere, a qualunque costo, l’Italia aggrappate alle Alpi, ignorando il protagonismo economico e politico del Mediterraneo.

Inoltre a guardia di questo dato, ricco di flussi finanziari quadrupli verso il nord che pone il Mezzogiorno anni luce lontano dai loro standard, è venuta fuori la richiesta di una autonomia differenziata che consenta alle regioni ricche di potere trattenere il maggior volume possibile di entrate fiscali per evitare che qualche impazzimento del Governo e del Parlamento possa pensare di alzare il livello della domanda economica del Mezzogiorno per servizi e per infrastrutture (non si può mai sapere). Innanzi a tutto ciò che fa ormai parte del dibattito nazionale ed europeo e guardando ai programmi di tutte le forze politiche che scappano dal dramma sociale del Mezzogiorno, ritengo sia essenziale, per salvare l’unità del Paese, la nascita di una forza politica nuova e diversa che faccia propria la domanda di 20 milioni di cittadini e di migliaia di aziende e scenda in campo per rendere cogente la situazione socio economica del Mezzogiorno. In effetti la questione meridionale non può più attendere e se gli interessi del nord ritengono di non potere rinunciare al loro livello di servizi per consentire il funzionamento di ospedali e asili i nido nel sud o per rendere possibile che da Bari a Palermo si possa andar negli stessi tempi che si hanno per andare da Torino a Trieste, oppure che i porti di Taranto, Bari, Napoli, Messina, Augusta e Palermo possano avere le stesse infrastrutture di quelli di Genova Spezia, Piombino, Marghera, Trieste, se tutto ciò è impossibile realizzarlo, occorre che vi sia un soggetto politico che lotti per cambiare le cose e possa avere la forza e il prestigio di valutare la eventuale convenienza di andare verso una separazione, tipo quella della Cecoslovacchia, che ha portato gli Slovacchi, dopo la separazione, a vedere crescere in maniera esponenziale il loro PIL e migliorare la loro condizione.

Comunque è ormai indifferibile la nascita di un soggetto politico nel quale si possa dibattere e coordinare le emergenze a cui occorre dare risposta se non si vuole desertificare il territorio, indebolirlo, renderlo area di servizio di interessi terzi; un partito che accantoni le inclinazioni ideologiche per privilegiare gli interessi di cittadini e territorio. Occorre utilizzare il criterio delle lotte di liberazione dove ci si batte insieme e il confronto tra le posizioni liberali e quelle solidali vengono rinviate al momento nel quale i valori comuni saranno stati ripristinati e garantiti. Del resto la difficoltà a portare avanti le ragioni dl Mezzogiorno sono antiche e mi piace riportare un confronto tra Giacomo Mancini e Pietro Nenni che mi ha raccontato il mio amico Ugo Gardini, avvocato calabrese di antica fede socialista. Nenni aveva detto a Mancini che questo suo continuo interesse per la Calabria poteva apparire eccessivo alla opinione pubblica nazionale e Mancini avrebbe cosi risposto: “quando inizierai tu ad occupartene della Calabria, smetterò io”.