x

x

Tanta, troppa roba per lasciarla in mano ai “secondi

Disoccupazione, gas ed energia elettrica fuori controllo
Schede elettorali

È la frase che lo speaker di un incontro di boxe proferisce al microfono un attimo prima che i due pugili inizino il combattimento al suono del gong, sfiorandosi appena i guantoni. Da lì, botte da entrambe le parti per vincerel’incontro. Spesso per conquistare un primato importante, nazionale, mondiale o olimpionico che sia. Con il termine secondo non si indica un mero assistente del pugile con l’asciugamani sulla spalla e lo sgabello nelle mani, così come sembra agli ignari dell’arte pugilistica.

E’ la sua anima. Il suo allenatore, il suo stratega ragionatore, il suo decisore razionale, tanto da attribuirgli, per regolamento, la facoltà di chiudere anzitempo l’incontro, ove mai sia divenuta pericolosa la continuazione. Ha infatti il potere di gettare la spugna sul ring che mette fine all’incontro per resa, per KO tecnico. Al di là della fine di ogni round, il secondo non può mai mettere piedi sul tappeto di lotta, pena la squalifica del pugile assistito, così come avvenne in un famoso incontro del 1995 tra Tyson e McNeeley ove il primo vinse perché l’assistente dell’avversario entrò sul terreno di scontro. Molti penseranno all’introduzione di un libro sul pugilato. Non è così. Il secondo è uno dei protagonisti maggiormente attivi nella politica. Quello che non compare ma che decide. Quello che spesso investe per incassare molto di più. Quello che esercita un ruolo di primo piano anche in una istituzione ove si accede elettoralmente ovvero per indicazione dei maggiorenti del partito che rappresenta e si costruisce la squadra dei subordinati. Quello che non appare nell’agone politico, solitamente un imprenditore possente, ma che decide chi tra tutti premiare e chi penalizzare.

Ecco il secondo, che stabilisce l’ascesa e la discesa, in quanto tale temuto e ossequiato, di frequente nell’ipocrisia assoluta. Insomma, il secondo in politica è presente in ogni round elettorale, ma senza l’asciugamani sulla spalla, ed è pronto a festeggiare la vittoria ovvero, in caso di insuccesso, cambiare pugile, disinteressandosi completamente del presente e del futuro dello sconfitto. Ovvero, nel caso di mancata soddisfazione dei suoi interessi, eccolo pronto a gettare la spugna sul ring oppure ad entrare a gamba tesa sul tappeto. Insomma, il secondo “politico”è l’esatto contrario di quello in uso nella boxe. Quest’ultimo ci mette affetto, passione, generosità. L’altro non ha anima, ma solo un rozzo interesse a guadagnare sempre di più attraverso un novellato “caporalato politico”. Fuori i caporali, dunque! Quelli che hanno governato da decenni candidature, determinato esclusioni, prodotto una reiterazione di “reati politici” nel imporre rappresentanze, spesso non affatto sgradite alla comunità. Un gioco macabro divenuto più facile con l’attuale sistema elettorale, ove chi vota alle proporzionali non sceglie! Non conta nulla sulla determinazione del proprio rappresentante parlamentare.

Meglio, voti per Tizio senza speranze e viene letto Sempronio. Una elezione, specie una come quella che avrà la serata finale il prossimo 25 settembre, avrebbe avuto bisogno di una grande attenzione. Ciò perché corta, prodotta nel massimo della viscidità, ma soprattutto votata a risolvere tanti problemi che a metterli insieme non si individua un precedente nell’ultimo secolo. Disoccupazione, gas ed energia elettrica fuori controllo, pericolo per imprese e PA destinati entrambi a “fallire”, guerra e ricostruzione dei poteri dell’UE, ridefinizione del PNRR e godimento delle risorse del Recovery Fund è tanta roba, troppa, per lasciarla in mano ai secondi. Sarebbe come fare decidere il futuro dei figli al salumaio di fronte.