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L’ennesimo schiaffo al Mezzogiorno

I "Somari di Caligola"
Il progetto del Ponte sullo Stretto

Metà, forse, degli elettori si recherà ai seggi per votare, con una legge dichiarata incostituzionale e volutamente non modificata, un parlamento di “somari di Caligola” ovvero di candidati espressione delle oligarchie di ogni schieramento e rispondenti non al territorio che dovrebbero rappresentare,come da costituzione, ma al ducetto protempore che li ha nominati paracadutandoli, spesso da nord a sud, con un ennesimo schiaffo al popolo meridionale.

Le prossime elezioni politiche, potrebbero concludersi con l’affermazione di una destra, solo di nome europeista ed atlantica, di fatto a trazione” nordista”,fortemente condizionata dall’asse delle Regioni a governo centrodestra, collegate con la Regione Emilia-Romagna, e forse Toscana,accomunate dalla richiesta di autonomia differenziata con ripartizione fondi in base alla spesa storica. La Sinistra, più o meno storica, frantumata e incapace di iniziative autenticamente riformatrici, non ha saputo esprimere classi dirigenti capaci di una politica adeguata ai tempi, limitandosi a gestire, in modo spesso fallimentare, ogni spazio di potere locale e nazionale in maniera ben più personalistica ed utilitaristica delle generazioni passate. Nel conteggio dei voti potrebbero verificarsi, lette come nulle e non verificabili per quantità, un cero numero, anche consistente di “no all’autonomia differenziata”. In realtà al disagio generale, specie del Sud, espresso con l’astensione, il voto in bianco o le annullate con motivazione, non si darà risposta politica.

Chi governerà avrà il dramma dell’inflazione a due zeri e del deficit energetico accumulato in anni di ambientalismo e civismo da bottega, sempre lontani dagli interessi generali, anche immediati, del paese; sconterà la palla al piede di precedenti provvedimenti populisti in un momento di crescita delle povertà, il tutto col persistente equivoco di alleanze e simpatie internazionali pruriginose, all’ interno delle quali conciliare politiche di destra e estremismi vecchi e nuovi e l’ inevitabile assalto al potere, anche economico, dei nuovi emergenti. Il Mezzogiorno, ignorato da tutti i concorrenti al poltronificio, dovrà dispiegare, unificandole, tutte le forze autenticamente innovatrici e riformiste, riproponendo a livello nazionale ed alle Regioni che finora ci hanno ignorato, quanto ben compreso dall’Europa, anche col PNRR: l’indispensabilità del Sud per ogni strategia di sviluppo logistico ed energetico del Nord, Italia ed oltre. Se il Mezzogiorno è inevitabilmente destinato a tale ruolo, non può esserlo a prescindere da un serio progetto perequativo di sistemi e servizi, irrealizzabile in presenza di prossime autonomie differenziate sulla pelle del Sud, cui nell’immediato le Regioni potrebbero rispondere federandosi a Costituzione invariata e costituendo un comune fronte propositivo, progettuale, gestionale.

Gli attuali “governatori”, autoreferenziali, sono ad oggi incapaci di rispondere alle reali esigenze dei loro concittadini, imprese, enti e continuano a predicare il nulla sull’orlo di un baratro che si allarga senza alcun intervento per il superamento. Abbiamo fatto proposte, ed attendiamo inutilmente risposte, sull’insieme dei problemi di sviluppo meridionale, brevemente riassunti. Infrastrutture di trasporto stradale, ferroviario, navale , aereo connesse a limitate efficienti aree ZES; agroindustria moderna ed integrata, che recuperi i danni provocati dall’ import scriteriato, utilizzando terreni incolti e demaniali per portare giovani a produrre per le necessita interne ed internazionali , anche in termini energetici; sanità del territorio: motore occupazionale , economico e di sviluppo di servizi ai cittadini troppo spesso malcurati o costretti a costosi viaggi delle speranza per curarsi da professionisti meridionali costretti all’esodo; formazione superiore adeguata alle esigenze di sviluppo del territorio senza essere fonte di reddito al nord in fase di studi fuori sede, o perdita di investimenti per l’emigrazione successiva; utilizzo pieno ed immediato di tutte le possibilità di fonti energetiche fossili o rinnovabili, rifiuti compresi , ricerca e sviluppo accelerato dell’idrogeno e del nucleare di nuova generazione; semplificazione degli adempimenti burocratici, compresa la moderna burocrazia digitale frutto della sommatoria di vecchie enuove incompetenze; sviluppo e sfruttamento integrato, anche con appositi percorsi, di tutte le potenzialità storiche, culturali e turistiche; tutti i temi precedenti, ed altri, vanno visti in una visione integrata e sistemica che superi i localismi miopi. Il ponte sullo stretto e la continuità territoriale con la Sardegna rimangono le bandiere identificative della nostra lotta per i diritti del Mezzogiorno Il deficit di equità di cittadinanza coinvolge ormai anche le Regioni del Centro, escluse forse Toscana e Roma Capitale, questi diventano i nuovi possibili alleati di un movimento rivendicativo che faccia del federalismo, del civismo, del riformismo la bussola per i nebbiosi anni futuri.

Su questi temi vanno ricercate opportune alleanze, non necessariamente con portatori di identici interessi ma complementari o mediabili; vanno verificate risposte e proposte già dalle prossime elezioni Regionali ed Europee, ragionando innanzi tutto su una riforma elettorale che finalmente dia ai territori rappresentanti indissolubilmente ancorati, magari eletti all’inglese in collegi secchi uninominali o tornando a liste senza blocchi e con un ampio numero di preferenze. L’ipotesi che il Terzo Polo, nonostante consistenti inciampi inziali che hanno portato a proporre al Mezzogiorno progetti di riforma e figure stantie, possa evolvere, tutto o parte, in direzione di un Partito Riformista, capace di dare priorità assoluta ad un piano nazionale pluriennale di riequilibrio strutturale e dei servizi, progetto indispensabile per l’intera economia europea, è al momento fumosa e potrebbe essere praticata se impegni e realizzazioni saranno chiari e con tempistiche accettabili. Il venir meno di proposte e risposte sistemiche concretamente realizzabili, potrebbe indurre chi intende la politica come progetto e dibattito in chiave riformista, senza tempi indefiniti, a porsi nel solco e, possibilmente, alla guida del crescente disagio sociale, guidandolo ad uno sbocco autonomista, comunque fortemente legato ad un’Europa rafforzata nei propri poteri, di cui si possono citare preesistenti esempi in nazioni consorelle.