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Fertility Day, parla il Partito Democratico

Il Fertility Day, istituito per la prima volta in Italia il 22 settembre dal ministero della Salute al fine di sensibilizzare sui temi della fertilità e sul rischio della diminuzione delle nascite, ha scatenato una bufera politica perché è stato recepito come una ingerenza sulle sfera privata delle donne, affinché facciano figli il prima possibile.

I messaggi della campagna pubblicitaria incentrata in particolare sullo scorrere veloce del tempo, non sono piaciuti perché associano l’idea della maternità più a un dovere dettato dall’orologio biologico che ad una scelta consapevole. E’ dovuto intervenire Renzi in persona per farla cancellare, bacchettando la ministra Lorenzin. Abbiamo chiesto ad Assuntela Messina, presidente regionale del Partito Democratico, qual è la sua opinione sul Fertility day, da donna impegnata in politica, da madre e docente, anche in virtù della sua formazione cattolica.

Era importante dedicare una giornata alla fertilità?
Sollecitare l’attenzione della pubblica opinione e del sentire comune su specifiche questioni che hanno un valore esistenziale ampio, deve necessariamente prevedere un percorso di profonda riflessione. Altro può essere pensare a considerazioni sul valore del tempo e del proprio corpo nel tempo, in un sistema di relazioni umaneaffettive che superino la cifra fredda della ‘produttività’ dell’io ed interpreti piuttosto il vissuto come occasione di contributo, nell’essere e nel dare, alla dimensione collettiva.

Ha visto la campagna pubblicitaria? Le è piaciuta?
Mi ha lasciata perplessa. Se tra le spinte promotrici di tale iniziativa ci sia stata l’intenzione di superare l’idea, che pur è molto diffusa, di una esistenza condotta secondo modelli egoistici, di pura affermazione personale, il messaggio si è rovesciato evidentemente nella pronuncia di una linea di demarcazione, di cesura discriminante tra vincenti e perdenti, poco attenta alle sensibilità e alle proporzioni di un tema che coinvolge anche modelli di famiglia e di genitorialità. Certamente, non si può cadere nel rischio di circoscrivere problemi esistenziali serissimi, che meritano il decoro di un approccio anche umile nello studio delle questioni da discernere con attenzione e metodo. C’è piuttosto da interrogarsi sulle mutazioni culturali che contrassegnano un modo di essere che è diventano pervasivo e che si pone virtualmente come vincente nell’immaginario collettivo.

Ha fatto bene il ministro Lorenzin a ritirare la campagna in attesa di presentarne una nuova?
Penso che sia stata una scelta obbligata e ritengo auspicabile che determinate questioni possano essere affrontate solo se rivisitate e proposte alla luce di un orizzonte di indagine più ampio, supportate anche da contenuti ed informazioni medico-scientifiche e dal necessario sguardo antropologicosociale. D’altra parte, attivare i nessi logici tra le parti di un ragionamento ritengo sia il prerequisito opportuno di ogni messaggio che abbia in sé il valore di una proposta tesa alla sollecitazione delle coscienze. Abbiamo una grande responsabilità civica e morale nell’operare le scelte così come nel proporle.

È giusto secondo lei che le istituzioni intervengano sulla procreazione, tema delicato che rientra nella sfera personale?
Il tema della fertilità, del sentire il tempo del proprio corpo all’interno del ritmo dell’universo vitale in cui siamo immersi, è strettamente connesso a quello del lavoro e della sua dignità. Senza un’adeguata attenzione a quest’ultimo, si rischia di essere astratti ed esempi di cattiva retorica. Penso anche alla necessità che della fecondità del corpo non ci si occupi solo in un’ottica riproduttiva, ma che si consideri la capacità di generare pensieri e azioni autenticamente positivi, che restituiscano il senso della vita a chi è oramai rassegnato all’annichilimento sociale ed etico. Ritengo che le Istituzioni debbano soprattutto dare soluzioni affinché la felicità e la realizzazione delle Persone, donne e uomini, non siano parole chiuse in un guscio dal sapore propagandistico, ma qualcosa di concretamente verificabile da molti e non da pochi. La vita e il progresso della comunità che la accoglie, passa anche attraverso lo stare in equilibrio con la propria sfera intima.

Da madre che consigli si sente di dare a sua figlia?
Ritengo utile dialogare sugli aspetti che nello svolgimento temporale ed emotivo delle esperienze mettono ognuno di noi di fronte alla necessità di capire fino in fondo per agire di conseguenza. Ecco, questa attenzione all’approccio conoscitivo, umile, intellettualmente lucido e rigoroso insieme, penso possa rappresentare il contributo che siamo chiamati a dare alle nuove generazioni per la progressiva conquista di un’autonomia consapevole e di una libertà che migliora la persona nel rapporto con se stessi e con gli Altri . A partire dalla propria intimità.

Ci sono altri temi sui quali le piacerebbe che ci fosse un’attenzione delle istituzioni?
Il campo è vasto e le emergenze il più delle volte ritmano la scansione delle priorità. Resto del parere che la custodia e la salvaguardia del Creato rappresentino l’asse di rotazione di questioni urgenti e basilari che entrano e attraversano profondamente la dimensione del sociale, della giustizia, della legalità, dell’economia. Per questo e per qualsiasi altra questione, la concreta intelligenza civica deve costituire la cifra di una Politica che faccia scelte chiare e incontrovertibili negli obiettivi e nei metodi per raggiungerli.