x

x

Quell’alternanza che può far bene al Paese

La crisi del Pd e la vittoria della destra
Giorgia Meloni

«Il populismo è figlio, anche, dell’elitarismo. Ne è la controparte inevitabile». Lo ha scritto Michele Serra su Repubblica nella sua lucida analisi sul risultato elettorale e, in particolare, sulla sconfitta del Partito Democratico. Un partito che negli anni si è così chiuso in sé stesso da essere percepito come una entità incartapecorita, votata alla mera autoriproduzione finalizzata al mantenimento di postazioni di potere. Un partito di apparato, insomma, che ha via via smarrito slanci ideali e contatto con i territori e i cittadini.

Così arroccato nella strenua difesa delle sue rendite di posizione da aver accettato persino di governare col Movimento Cinquestelle, il partito populista che un attimo prima, con lo stesso presidente del consiglio, era alleato della Lega e di Salvini. Il Pd è riuscito a dare la percezione – e questo lo riconosce anche Serra – di voler allontanare il più possibile il ritorno alle urne. Anzi, le elezioni sono state brandite come spauracchio agitando lo spettro del ritorno a tempi cupi. Una assurdità sconvolgente mostrare le elezioni come un pericolo e non come l’atto in cui si compie ogni democrazia nella quale la sovranità è attribuita al Popolo.

Questo conservatorismo spinto del Pd si è tradotto in quell’elitarismo autoreferenziale che, in buona parte, ha suscitato la reazione uscita dalle urne con la vittoria di FdI e la resurrezione del M5S. La tornata elettorale, lungi dallo spingere l’Italia indietro nel tempo ad un clima culturale che rimanda ad epoche buie, può invece risultare rigenerante per la Repubblica Italiana. Il Pd che dovrebbe essere il caposaldo della sinistra, avrà ora modo di provare a confrontarsi con i bisogni della gente comune, spogliandosi di quell’asfissiante tatticismo che l’ha allontanato dagli elettori. Meno supponenza, meno salotti e più vita di strada. Sull’altro fronte, la destra ha la possibilità di affrancarsi dai pregiudizi e dimostrarsi affidabile come guida di governo e accreditarsi per senso di responsabilità sul palcoscenico internazionale, liberandosi da quelle sacche di paccottiglia fuori dal tempo e – anche in questo caso – fuori dai bisogni reali dei cittadini. Ha la possibilità, insomma, di dimostrarsi destra moderna e liberale, certamente conservatrice ma non oscurantista.

In definitiva il 25 settembre si è compiuta quella alternanza che dovrebbe essere il cuore vivificante di ogni democrazia occidentale, in Italia troppo a lungo impaludata. Ai partiti, in particolare al Pd e a Fratelli d’Italia, il compito di non gettare alle ortiche questa opportunità. Sprecarla, sì, porterebbe l’Italia sull’orlo del precipizio.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile