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#tarantocittaviva, la strada del futuro: logistica e sviluppo

Il manifesto #tarantocittaviva continua a suscitare grande interesse.

Le numerose mail giunte in redazione e i commenti sui social network dimostrano che l’iniziativa lanciata da TarantoBuonasera è riuscita a cogliere nel segno per aprire un dibattito che conduca la città ad elaborare una visione di riferimento per chi sarà chiamato a governare Taranto nei prossimi anni. Gli ultimi dieci anni di amministrazione comunale sono stati desolanti sotto il profilo dei risultati. In particolare da quando è esplosa la questione Ilva, il Comune non ha recitato alcun ruolo attivo, lasciando un vuoto istituzionale e di rappresentanza abilmente occupato da altri soggetti.

Non è un caso che la partita sia stata finora giocata tra Governo e Regione. Proprio il Comune è stato assente, abdicando persino rispetto ai progetti di riqualificazione della Città Vecchia. Un concorso di idee lasciato tutto nelle mani di Invitalia, l’agenzia ministeriale incaricata di attuare il Contratto Istituzionale di Sviluppo. È netta la sensazione che il Comune in questi anni non abbia saputo incidere in alcun modo nei processi decisionali e nella costruzione degli stessi strumenti, come appunto il Contratto di Sviluppo, che dovrebbero servire a far ripartire la città.

Povertà di idee di inziativa politica, dunque, che pesano proprio nel momento storico in cui Taranto ha finalmente la possibilità di riappropriarsi del proprio destino. A cominciare dalla mobilitazione delle sue risorse migliori e più giovani. E proprio le nuove generazioni sono una parte fondamentale del manifesto #tarantocittaviva: a loro la possibilità di esprimere la propria visione di città. TarantoBuonasera li ascolterà e metterà in rete le loro idee, perché questa possa finalmente essere una città non dalla quale fuggire ma dove restare per costruire un nuovo percorso di sviluppo. Il tema dello sviluppo è senz’altro il più sentito, come si rileva da alcuni commenti al manifesto.

C’è chi, come Saverio Max De Florio, riprende un passo fondamentale di #tarantocittaviva: «La proposta essenziale: “Va subito guidata la transizione da monocultura dell’acciaio all’industria di trasformazione e di innovazione pulita”. Ed è proprio questo il punto da cui partire: dal business per le imprese e i cittadini di Taranto, molto diverso dal business degli interessi di Stato dell’acciaio e degli idrocarburi. E pertanto si deve partire da logistica e intermodalità; da interporto, Distripark e Agromed; da spedizione in tutta Europa delle merci estere provenienti da Suez; dalla spedizione in tutta Europa delle merci prodotte localmente nella provincia di Taranto; dal polo tecnologico per effettuare il controllo di qualità delle merci locali da esportare. Infine, si deve partire dalle infrastrutture mancanti per turismo e cultura; dalle basi logistiche per i turisti; dalle arterie strategiche per i trasporti».

Ma c’è anche chi si pronuncia senza mezzi termini per la chiusura dello stabilimento siderurgico, come Luca Sena: «Alle prossime elezioni amministrative, non vi fate abbindolare da chi promette la sopravvivenza dell’Ilva rispettando la salute e l’ambiente: c’è un’unica soluzione… ”riconvertire economicamente Taranto”, chiudendo l’Ilva e attuando un piano (da oggi a 20anni) che trasformi la città e bonifichi l’ambiente… come fatto a Lodz (Polonia), Bacino della Rhur (Germania) e Bilbao (Spagna)». Insomma, Il dibattito è aperto.

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