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«A sinistra c’è una vecchia concezione delle donne»

Intervista ad Annalisa Adamo, già assessore comunale
Annalisa Adamo

Già assessore comunale all’ambiente e alla legalità, l’avvocato Annalisa Adamo è una delle donne tarantine impegnate in politica e nelle attività culturali. A lei abbiamo voluto chiedere un parere sulle trasformazioni che la politica sta vivendo in questo particolare periodo storico soprattutto riguardo al ruolo delle donne.

Avvocato, cosa pensa del nuovo corso politico al femminile?
Vorrei fare una premessa: bisogna sconfiggere il pregiudizio dominante che il pensiero maschile è quello generale mentre quello femminile è un’eccezione. Uomo e donna sono distinti e non intercambiabili. Non fosse altro che per il fatto che la donna è capace di dare la vita, ma questo che è un fattore di specificità, diventato un fattore di subalternità. Preoccupante il contenuto di un Rapporto presentato dall’Ufficio dei revisori dei conti del Parlamento ungherese nel luglio 2022. Il Rapporto – spiegavano i quotidiani italiani del successivo 28 agosto – segnalava che nell’ultimo decennio la percentuale delle iscritte alle Università ungheresi era stata del 54,5%, quindi superiore a quella degli iscritti maschi. Nello stesso periodo il numero degli studenti che avevano abbandonato l’Università è stato superiore a quello delle studentesse. Ne conseguirebbe secondo il Rapporto, un drastico calo della natalità perché molte donne istruite non troverebbero uomini adeguati alla loro cultura e quindi non si sposerebbero e non avrebbero figli. Nelle scuole e nelle Università, inoltre, il tasso di donne docenti è dell’82%. Se l’istruzione favorisce caratteristiche femminili come la maturità emotiva e sociale – spiega il Rapporto – e provoca la sovrarappresentanza delle donne, l’uguaglianza (tra donna e uomo, a scapito dell’uomo) sarà notevolmente indebolita. Conseguentemente i maschi non potranno svilupparsi liberamente e potrebbero sviluppare “problemi mentali e comportamentali.

La vittoria di Giorgia Meloni porta con sé un insegnamento?
Penso che una delle ragioni che hanno impedito alla sinistra di vincere risieda proprio in una vecchia concezione della donna come costola dell’uomo. Se ancora il mondo della politica pensa che le donne debbano ricamare la vita degli uomini, credo in tutta onestà che sia urgente un rinnovamento che spazzi via questo residuo di arroganza maschile ed un certo atteggiamento ancora troppo collaborazionista delle donne. Le donne devono difendere la loro autonomia di pensiero e di azione senza ulteriori rinunce in tema di libertà. Se la vittoria di Giorgia Meloni porta con sé un insegnamento che vale per tutte è proprio questo: non adeguarsi premia! Anche se non sono d’accordo con ciò che la Meloni sostiene in alcuni ambiti, le riconosco il grande merito di aver fatto un lavoro enorme per conquistarsi la fiducia fuori dagli schemi che hanno caratterizzato il ruolo delle donne in politica. Quale uomo sarebbe tornato a casa dalla figlia dopo aver vinto in modo così schiacciante. Un uomo sarebbe andato sicuramente al partito e a festeggiare con gli amici.

Quali battaglie le donne devono ancora compiere?
Le donne che ricoprono posti di vertice, non solo di potere ma anche d’opinione, dovrebbero tutte convergere verso l’unico obiettivo di superare definitivamente le disparità. Le comunità internazionali sono state lente nel considerarle violazioni dei diritti umani ma sembra ancora molto lunga la strada da fare soprattutto su un piano sociale e valoriale. In un bellissimo incontro con Vanna Pozzessere, che è stata la presidente dell’Associazione Donne Italiane, abbiamo ricordato le tante battaglie fatte dal ‘movimento delle donne’ – dall’aborto al divorzio, dagli asili nido alle cure e la prevenzione – le tante questioni nazionali se non addirittura internazionali calate nel tessuto vivente della provincia. Nei confronti di donne come Vanna sento un profondo senso di riconoscenza e vicinanza, ecco perché in questi anni ho voluto incontrarle tutte, far conoscere alla città le loro storie personali e le loro battaglie, le loro conquiste e le loro delusioni. Le donne sono fondamentali per l’evoluzione del pensiero, della giustizia, dei diritti e dell’uguaglianza. Anche lo sviluppo sostenibile dipenderà in larga parte da loro.

Attingere al valore delle donne per scrivere un futuro più giusto allora?
Le donne sono sicuramente più disposte a battersi per le idee, per ciò che è giusto e per la libertà ma spesso anche le migliori cadono nella trappola secondo cui il mondo degli uomini le porterà avanti se saranno abbastanza collaborative, omologate al sistema maschile e ad un certo modo di trattare le questioni pubbliche e politiche. Agli uomini basta fumare insieme un sigaro per risolvere il caso – politico, amministrativo o familiare che sia – per le donne c’è sempre qualcosa in più da considerare, da non tralasciare, dei principi da difendere. In questo sta il vero valore delle donne non certo nel coltivare la cultura ossequiosa e senza slancio che vorrebbero gli uomini. Dissentire per me è più spesso un valore perché è solo così che la democrazia non arretra e l’ordine sociale evolve. Quando vedo donne che dissentono ne capisco la fatica, l’ostinazione e talvolta anche la rabbia, perché la tendenza maschilista della società è ancora particolarmente forte, malgrado le donne si siano già conquistate in tanti campi la leadership e vari riconoscimenti di eccellenza.

Vuol dire che il tentativo di far tornare le donne in buon ordine a casa è sempre molto forte specie se non sono funzionali al sistema degli uomini?
Se il riferimento è a me, non ho mai inteso essere funzionale ad alcun presunto sistema ma alla libertà e ai diritti delle persone, alle loro aspirazioni di vita e al loro benessere. Non intendo assolutamente ritirarmi dalla discussione pubblica né dalla politica, anzi il mio legame con la città di Taranto e le istituzioni resta forte e saldo. Sul tavolo della discussione non mi sottrarrò mai dal fornire la mia visione delle cose, ad offrire il contributo onesto che ho sempre dato, sollecitando la miglior riflessione per le scelte più giuste per la città e le persone. Avendo vissuto in prima linea gli anni per il risanamento della città nel post-dissesto e nel post disastro ambientale qualcuno potrà sempre ritenere che valga la pena ascoltarmi. Se Taranto chiama io ci sarò sempre! L’unica cosa sulla quale mi permetto d’insistere è che sarebbe ora di riflettere, una volta per tutte, sull’importanza di creare una nuova classe dirigente, veramente capace, per competenze e moralità, a gestire le questioni pubbliche della città. Dico sempre che non è un caso che nella stessa città si siano verificati due fatti così gravi: il più grande dissesto di ente civico italiano ed il più grande disastro ambientale della storia repubblicana. Non può essere un caso. Credo che la cittadinanza abbia il diritto/dovere di chiedere un cambio di passo alla politica, non solo slogan e promesse ma concretezza e soprattutto rigore.

Lei è stata assessore all’ambiente e alla legalità a Taranto, a che punto ritiene sia la questione ambientale?
Sulla questione ambientale che ancora sussiste a Taranto, per quanto mi riguarda resto una donna di legge e se ci sono fonti inquinanti in azione queste vanno chiuse ed eliminate subito senza ‘se’ e senza ‘ma’. La commissione d’inchiesta dell’Onu ha – soltanto qualche settimana fa – definito Taranto “zona di sacrificio umano” e poiché non esiste nella nostra Costituzione la categoria della “sostenibilità del sacrificio umano” c’è poco da attendere ancora. Il programma è stato totalmente disatteso e visti i dati che sono stati diffusi sul peggioramento della situazione sanitaria per me l’ordinanza del sindaco dovrebbe essere nuovamente emessa. Il TAR ha impiegato vent’anni per prendere atto della legittimità delle ragioni espresse dal territorio nelle ordinanze di chiusura, non c’è da stupirsi troppo che per il Consiglio di Stato possa essere necessario ancora del tempo per concludere nello stesso senso. Sinceramente spero che il sindaco Melucci arrivi a condividere questa posizione ed emetta un’altra ordinanza al più presto.

Ha sicuramente analizzato il voto: ritiene di doversi esprimere sul futuro e su suoi prossimi impegni?
Non ritengo di dover essere io a parlare ma piuttosto ritengo che debbano essere altri a dare tutte le loro giustificazioni, ammettendo che ce ne siano di valide. Il risultato elettorale deriva da una certa arroganza del potere, non determinata da un’unica persona ma da un insieme di persone – anche nuove leve che non hanno proprio niente di nuovo – che operano a più livelli, in genere uomini. Troppe scelte non in sintonia con i bisogni delle città, non rispondenti alla ‘fiducia’ che è l’unico fattore importante e che conta in politica. Certo una cosa sul futuro posso dirla con certezza che la chiusura dell’area a caldo continuerà ad essere al centro dell’interesse e delle istanze del gruppo di lavoro che con me ha condiviso gioie e dolori dell’impegno amministrativo, politico e di governance. Continueremo a lavorare “per Taranto” e “per il Sud” ampliando il gruppo di lavoro e gli orizzonti del rinnovamento. E questo ovunque la vita ci porti.