x

x

«Pd, non c’è spazio per un “Messia”»

Sebastiano Stano critico nei confronti di Costanzo Carrieri
Sebastiano Stano

In merito alla crisi vissuta dal Pd e dopo l’intervento di Costanzo Carrieri ospitiamo la riflessione di Sebastiano Stano

Le recenti elezioni politiche ci hanno consegnato dati allarmanti sulla tenuta e sul futuro del Partito Democratico con specifiche valutazioni sul Mezzogiorno e sul ruolo delle nostre amministrazioni comunali. La destra e il M5S si sono affermati con grande evidenza ed hanno rappresentato, di più e meglio del Pd, il forte disagio sociale e le paure delle persone in questo grave momento di crisi energetica ed economica. Personalmente mi sono cimentato in una battaglia impossibile, candidandomi in una postazione di servizio al numero 3 del nostro collegio plurinominale, e ho provato a dare il mio contributo, insieme a Francesca Viggiano e Barbara Panunzio, per spingere almeno l’elezione del capolista, Ubaldo Pagano.

Il risultato ottenuto è stato più che positivo a Laterza, nella mia comunità, dove la lista del Pd ha raggiunto il 32%. Poche sono le realtà in Puglia, tutte riconducibili al valore aggiunto dei candidati locali che hanno consentito risultati importanti: Monte Sant’Angelo, Noci, Castellana Grotte e Laterza. Nella mia realtà siamo riusciti ad evitare di essere travolti dal consenso di FdI e M5s, perché abbiamo fatto della battaglia del Pd la battaglia di tutta l’amministrazione di centro sinistra, guidata dal Sindaco Franco Frigiola, e del civismo locale riconducibile alle liste del Presidente Michele Emiliano. I temi che hanno mobilitato sono stati soprattutto: la difesa dei fondi del PNRR che la destra vorrebbe sottrarre ai comuni, la difesa della Costituzione contro i propositi di riforma in senso presidenzialista e la lotta contro l’autonomia differenziata che allargherebbe ulteriormente il divario italiano a scapito del Sud.

Nelle altre realtà della nostra provincia amministrate dal centro sinistra non c’è stato lo stesso impulso e la stessa determinazione. Non c’è stata a Taranto che alla vigilia del voto si presentava come la realtà che, sulla scorta del grande successo ottenuto con la rielezione a Sindaco di Rinaldo Melucci, avrebbe fatto la differenza e che avrebbe consentito l’affermazione del Pd nei collegi uninominali. A questo proposito sono rimasto stupito dall’intervento di Costanzo Carrieri, consigliere politico del Sindaco di Taranto, che rivela una sua rinata attenzione ed interesse per il partito nel quale da un bel po’ di tempo si erano perse le sue tracce. Era evidente a tutti che la sua assenza non poteva essere soltanto giustificata dall’assorbenza totale del suo impegno amministrativo di Presidente dell’Asi e dalla necessità, pur condivisibile, di tenerlo al riparo da condizionamenti politici di qualsivoglia natura e provenienza. Era invece la conseguenza comportamentale della sua decisione di estraniarsi dal Pd, manifestata con la costituzione, nel suo paese, di un’associazione politico-culturale denominata “Ali e Radici”, che di fatto sostituiva lo storico circolo del Pd di Carosino.

Ma con altrettanta cordiale franchezza devo esprimere il mio disappunto per il modo con il quale è tornato a parlare delle nostre vicende, affidando alla stampa e ai canali social le sue riflessioni sulla sconfitta elettorale appena subita, eludendo il coinvolgimento degli iscritti e dei militanti che tanto si sono spesi in quest’ultima tornata. Sarei stato felice di ascoltare la sua analisi nell’assemblea dei circoli tenutasi nella Federazione Provinciale in data 30 settembre; avrei avuto così la possibilità di confrontarmi con lui nel merito delle sue argomentazioni e di chiedergli, ad esempio, una delucidazione sull’uso di termini come “ricostruzione”, “rifondazione”, “rigenerazione”, che usa come sinonimi e che invece non sono assimilabili, in quanto indicano visioni strategiche ed obiettivi organizzativi differenti. Così come avrei potuto chiedere spiegazioni a Carrieri sull’assenza di un benché minimo cenno all’esigenza ritenuta indispensabile del rinnovamento generazionale e di genere del gruppo dirigente del Partito. Una dimenticanza, che non può sfuggire ad una persona con la sua esperienza come se fosse casuale: perché significherebbe avventurarsi nella tempesta, navigando a vista, senza aver chiara la rotta da seguire o, peggio ancora, senza avere una bussola di riferimento. La fase che si apre sarà innanzitutto una fase di ripensamento sui limiti del Pd e sul suo rilancio: occorre pazienza, umiltà, lavoro collegiale, senza vagheggiamenti di ruoli salvifici di un Messia che non c’è e che non può esserci.

Sebastiano Stano
Vicesindaco di Laterza