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Melucci Sindaco, una vittoria al ribasso

Rinaldo Melucci è dunque il
nuovo sindaco di Taranto. L’ha spuntata
su Stefania Baldassari per appena
958 voti di scarto.

Un dato che fa risultare
determinanti gli apparentamenti
e gli accordi sottoscritti da Melucci
dopo il primo turno. Se non ci fossero
stati, probabilmente parleremmo di
altro esito.
Una vittoria, la sua, che tuttavia
risalta per lo sconfortante numero di
votanti e per il conseguente bassissimo
consenso ottenuto dal vincitore: poco
meno di 27mila voti, appena il 15,9%
degli elettori. Per avere un raffronto,
basti pensare che Stefàno nel 2012
era stato eletto con 51.239 voti e nel
2007 con 66.271.

Una differenza abissale che si presta
a qualche considerazione.
La prima: la profonda disaffezione di
una città che non crede più nella possibilità
di un cambiamento positivo. La
seconda: il fallimento dei candidati
della società civile.
Né Melucci né la Baldassari sono riusciti
a scaldare i cuori dei tarantini o
a convincerli di poter essere dei buoni
sindaci. Numeri alla mano, le loro
candidature si sono rivelate infelici e
improvvisate. Una lezione durissima
per la politica e per i partiti, che
hanno sbagliato le loro scelte. E se
il Pd può consolarsi con la vittoria
del proprio candidato, il centrodestra
avrà molto da riflettere sulle strategie
seguite in questa campagna elettorale.

In entrambi i casi, è abbastanza
chiaro che la debolezza dei candidati
è stata espressione delle debolezze
dei partiti, con il Pd in discesa libera
rispetto al 2012 e con Forza Italia
che ha dovuto addirittura camuffare
il proprio simbolo.
Proprio perché ha prevalso il rifiuto del
voto, gli eccessi di entusiasmo e i toni
trionfalistici che hanno vivacizzato la
notte delle schiere dei vincitori sono
apparsi del tutto fuori luogo e niente
affatto in sintonia con la stragrande
maggioranza dei tarantini che non si
è sentita rappresentata né dall’uno né
dall’altra.

Ancora più fastidiosa l’esultanza
di pezzi importanti dell’amministrazione
uscente che questa disaffezione
ha contribuito ad alimentare.
Le urne ci consegnano comunque la
vittoria del candidato proposto dal
Pd, il partito ritenuto artefice della
raffica di decreti cosiddetti “salva
Ilva”. Quei decreti difesi strenuamente
da quegli stessi dirigenti Democratici locali fino a ieri renziani e poi passati
improvvisamente alla corte di Michele
Emiliano. E arriviamo alla questione
centrale: il ruolo e l’atteggiamento che
il nuovo sindaco avrà nei confronti di
una vertenza che, paradossalmente,
non è stata al centro della campagna
elettorale pur essendo determinante
per il destino di Taranto.

Sarà da verificare
sul campo se Melucci eserciterà il
suo ruolo in modo funzionale agli interessi
generali della città o se si lascerà
intrappolare dall’ansia di dover essere
funzionale alle strategie di Emiliano
nella sua battaglia interna al Pd contro
Renzi. Il presidente della Regione, c’è
da scommetterci, vorrà accreditarsi
tra gli artefici della riunificazione del
centrosinistra – e quindi della vittoria
di Melucci – e questo potrebbe avere
un peso non indifferente nell’approccio
del nuovo sindaco alla madre di tutte
le questioni.
L’esito tutt’altro che anti-Ilva del risultato
elettorale ci consegna comunque
un’altra verità: tra i grandi sconfitti
di queste elezioni ci sono proprio
gli ambientalisti. Pagano errori di
presunzione e una certa incapacità di
parlare al mondo del lavoro. Per loro
un ammonimento: la politica è altro
dagli anatemi lanciati dai pulpiti social
e dai like accumulati su facebook.

E oggi accusare gli elettori di ignavia
è solo un alibi per non interrogarsi sul
perché i propri candidati non abbiano
fatto breccia al primo turno.
Adesso Melucci è atteso dal primo banco
di prova: la formazione della nuova
giunta. Se avrà sufficiente autorevolezza,
riuscirà a proporre una giunta di
alto profilo con un particolare sguardo
alle competenze. Diciamo che questo
è l’approccio che ci si aspetterebbe
da chi nella vita fa l’imprenditore. Un
taglio manageriale e operativo, come
promesso in campagna elettorale. Caso
contrario, assisteremo alle solite liturgie
dei posti assegnati in base ai voti
di preferenza – che non sempre corrispondono
a qualità di governo – alle
cambiali da pagare e alla necessità di
procedere a qualche ripescaggio. Dai
nomi e dal curriculum degli assessori
capiremo che tipo di amministrazione
avranno i tarantini. Nel 2012, all’indomani
della vittoria bis di Stefàno,
era già tutto chiaro. Melucci ne faccia
tesoro. Per il bene di Taranto.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile