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Il ritorno al nucleare una esigenza non più rinviabile

I rischi ridotti degli impianti di quarta generazione
Una centrale nucleare

Una crisi, quella del 2022, che verrà ricordata a lungo per avere risvegliato in Europa paure che sembravano potessero essere accantonate tra i ricordi del passato. Insieme ai bollettini di guerra abbiamo rapidamente imparato a leggere i valori dettati dal TTF (Title Transfer Facility), il mercato virtuale per lo scambio del gas naturale con sede in Olanda che ha fatto lievitare il costo dai 0,219 €/ Smc dell’ aprile 2021 ai 2,379 €/ Smc del settembre 2022.

Ed insieme al gas si sono avuti i conseguenti aumenti del costo dell’elettricità a cui è legato, determinando la crisi di quasi tutti i settori produttivi del Paese. Molti sono gli elementi che hanno determinato questo stato di cose. La dipendenza energetica dalla Russia, le scelte del passato sulla ricerca di giacimenti da sfruttare sul territorio nazionale e quelli sulla produzione di energia dal nucleare definitivamente abbandonato dopo i risultati contrari dei due referendum del 1987 e del 2011. Purtroppo, l’esito di tali referendum è stato condizionato dalle paure che inevitabilmente sono generate dalla parola “nucleare” anche se appare anacronistico il fatto di essere circondati dalle centrali nucleari realizzate dalle Nazioni confinanti condividendone i rischi senza avere i benefici determinati dai minori costi energetici. Tutto questo ha riportato a ripensare il nucleare come una possibile soluzione per una nuova e più efficace politica energetica atteso, peraltro, che il Green Deal, a cui abbiamo aderito e che ci impone di portare a zero il bilancio netto di emissioni di gas serra in Europa entro il 2050 ed il nucleare, insieme ai suoi tanti problemi ha un grande vantaggio: non produce gas serra.

Non è un caso se la Commissione Europea, all’inizio del 2022, ha inserito il nucleare all’interno di una lista di attività economiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale ed il Parlamento europeo non avendo respinto le determinazioni della Commissione ha di fatto dato il via all’atto delegato sulla tassonomia UE che entrerà in vigore e si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023. Il regolamento sulla tassonomia fa parte del piano d’azione della Commissione sul finanziamento della crescita sostenibile e mira a promuovere gli investimenti verdi ed evitare l’ambientalismo di facciata (il cosiddetto “greenwashing”). Tutto ciò cambia stereotipi che per decenni hanno guidato l’ambientalismo “nostrano” classificando il nucleare come energia “green” anche per i rischi ridotti che comportano le centrali nucleari della nuova quarta generazione. Oggi nel mondo sono operative 440 centrali, quasi tutte di seconda generazione, di cui oltre 100 in Europa che produce quasi un terzo del fabbisogno energetico dal nucleare. Sono di prima generazione i reattori resi operativi negli anni ’60-’70 generalmente di piccole dimensioni (attorno ai 2-300 megawatt di potenza). La seconda generazione si è sviluppata dopo questa prima fase pionieristica, ed è caratterizzata da reattori sempre più grandi che, al contrario delle centrali elettriche alimentate da combustibili fossili, presenta costi di impianto notevolmente più elevati.

Così negli anni ‘80 e ‘90 hanno cominciato a nascere reattori da 1.200-1.300 MW, come quello di Montalto di Castro (poi sospeso dopo il referendum) e il tristemente noto reattore di Fukushima in Giappone. La maggior parte dei reattori esistenti è di questo tipo. A partire dal 2000 vengono progettati soprattutto reattori di terza generazione ed al momento di sono 50 reattori in costruzione. Rispetto alla generazione precedente, il progetto di una centrale è complessivamente migliorato: sono aumentate le taglie (fino a 1.600 MW), ma soprattutto è stato introdotto il concetto di sicurezza passiva. I precedenti impianti, infatti erano dotati di apparati aggiuntivi che avrebbero dovuto entrare in funzione nel caso di anomalie, in quelli di ultima generazione si fa uso di interventi basati su fenomeni naturali come la circolazione spontanea dei fluidi di raffreddamento, che quando sono più caldi si spostano verso l’alto e quando sono più freddi scendono verso il basso, chiudendo il ciclo fungendo da interruttore di emergenza. Rimane il problema dei rifiuti nucleari che sono certamente da attenzionare ma le cui dimensioni rispetto ad altri rifiuti tossiconocivi, oggi prodotti in grande quantità rendono il problema molto sopravvalutato.

Insomma, il nostro Paese ha bisogno di una nuova politica energetica che non può escludere anche del nucleare sfatando preconcetti che hanno fortemente condizionato le scelte del passato. La preziosa esperienza maturata in questi anni e la nuova generazione di impianti nucleari sono garanzie sufficienti per rivedere la nostra posizione atteso che è impensabile basare il nostro fabbisogno energetico soltanto sugli impianti eolici e quelli ad energia solare. Non è più il momento di fare finta che non via sia un problema. Il dibattito è aperto.

Giovanni TESORIERE
Professore ordinario Facoltà di Ingegneria ed Architettura
della Università di Enna