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Civiltà Socialista sulla crisi della sinistra

UNO STRALCIO DELL’ARTICOLO COMPARSO SUL PRIMO NUMERO
Mario Draghi

L’attenzione della nostra rivista è concentrata sulla crisi della sinistra, sulle ragioni della sconfitta del Pd, sull’aggregazione di un polo riformista in grado di condurre una opposizione incisiva e intelligente al governo di destra. La sconfitta del Pd più che numerica è stata politica. Alcuni aspetti, in un certo senso strutturali, sono costituiti dalla tendenza all’esaurirsi del serbatoio di voti rappresentato dalle “regioni rosse”, dall’indebolimento nella rappresentanza del mondo del lavoro, da un vuoto politico-programmatico nel Mezzogiorno.

Sulle ragioni della crisi che vive la sinistra e sui problemi in cui si dibatte il Pd intendiamo aprire come rivista una discussione vera, con rispetto ma senza indulgenza. I problemi vengono da lontano, le loro cause qui possono essere solo ricordate e verranno approfondite in seguito. Ci permettiamo solo un rapido riferimento agli anni della crisi dei partiti e della politica che segnarono la fine della prima Repubblica. (…) Quegli errori hanno pesato negli sviluppi della lotta politica in Italia e nella mancata costruzione a sinistra di una forza compiutamente riformista e all’altezza dei problemi che comporta governare un Paese complesso come il nostro. Riflettendo sulla condotta del Pd, nella fase che ha portato al voto anticipato e nel corso della campagna elettorale vi sono state alcune scelte contraddittorie e degli errori politici. Il primo errore è stato non capire che il sabotaggio del governo Draghi, realizzato per iniziativa di Giuseppe Conte, non è stato portato avanti da “compagni che sbagliano”. È stata la scelta di chi ha ritenuto che il M5S avrebbe dovuto recuperare il profilo originario di un populismo antipolitico e una collocazione internazionale acquiescente alle pretese dell’autocrate del Cremlino. Per ciò che riguarda le scelte sulle coalizioni elettorali, qualora il Pd avesse ritenuto che il centrodestra a guida Giorgia Meloni comportasse il pericolo di un ritorno al fascismo, allora l’unica risposta adeguata era quella di un’unità antifascista che aggregasse tutti gli altri, dal M5S al Pd fino ai centristi, ad Articolo 1, ai Verdi e alla sinistra di Fratoianni.

Se invece si riteneva che con il centrodestra a guida Meloni andava condotta una battaglia sui contenuti, in quel caso la risposta adeguata era quella di aggregare un polo organicamente riformista con l’intesa fra il Pd e tutte le forze del centro democratico. Invece la linea di Enrico Letta, condizionata da una parte del Pd, è stata del tutto contraddittoria: in una prima fase si sono inclusi Azione e +Europa ed è stato escluso Renzi con una motivazione del tutto manichea. Successivamente, per riequilibrare da sinistra l’alleanza con Calenda, sotto la pressione di una corrente del Pd è stata realizzata un’apertura a Fratoianni e a Bonelli. Calenda ha preso le distanze da quell’operazione sulla base di un convincimento: un assemblaggio composto da riformisti e massimalisti, da atlantici e da neutralisti, non sarebbe andato molto lontano e, come è accaduto, avrebbe messo lo stesso Pd in una condizione insostenibile. Ovviamente la rottura da parte di Azione ha reso eclatante una contraddizione: per la prima volta negli ultimi decenni la sinistra non si è presentata alle elezioni con una coalizione portatrice di una organica proposta di governo e di un programma comune ma ha dato vita a uno schieramento disarticolato che aveva come unico obiettivo quello di bloccare la proposta di governo del centrodestra. La sconfitta era nelle cose. Il prossimo congresso del Pd dovrà riguardare una scelta strategica di fondo fra un partito organicamente riformista ed europeista e un partito massimalista e populista egemonizzato da un Movimento 5 Stelle di cui non va sottovalutata l’ambizione di stampo giustizialista e autoritaria insieme a una visione geopolitica del tutto alternativa a quella che è stata portata avanti da Enrico Letta.

In questo quadro riteniamo che l’aggregazione rappresentata dall’alleanza fra Azione e Italia Viva può svolgere un ruolo positivo se essa arriva a coagularsi in un polo riformista che mette assieme anche tutte le forze liberali, socialiste e cattoliche che non si riconoscono nei partiti attuali. La rivista che nasce, “Civiltà socialista”, formula particolarmente impegnativa, intende dar conto di un complesso di idee politiche e culturali che si ricollegano ai principi e ai valori del socialismo democratico e liberale. Una tradizione politica che ci appare feconda e capace di contribuire a definire politiche in grado di affrontare i problemi e i dilemmi in cui si dibatte la società italiana. In ogni numero la rivista concentrerà la sua attenzione su un personaggio storico che ha impersonato il socialismo riformista o il migliorismo comunista. A tale proposito, in questo numero viene ricordata la figura di Riccardo Lombardi. Insieme la rivista intende proporre all’attenzione dei lettori alcune significative esperienze del movimento socialista nei paesi europei.

Fabrizio CICCHITTO
Umberto RANIERI