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Mattarella e Macron confermano collaborazione

CRISI ITALIA-FRANCIA
Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Ci sono regole fondamentali della politica internazionale, nelle relazioni diplomatiche. che un capo di governo non può ignorare. Toccava a lei mettere il freno, ma Giorgia Meloni, incalzata da Salvini, non l’ha capito. Avrebbe dovuto spegnere la suscettibilità francese, ferita nella gestione italiana del primo soccorso ai naufraghi della nave finlandese Ocean viking, Giorgia Meloni l’ha alimentata di inutili conflitti, offrendo un deprimente spettacolo di discordia e di contrapposizione, in un momento in cui l’Europa dei diritti e dei valori universali, dovrebbe essere più che mai unita.

Mattarella è intervenuto con tutti i suoi poteri e il carisma che gli viene riconosciuto per evitare che l’Italia fosse isolata, come è stata minacciato dalla Francia e dalla Germania che non voglio farsi dettare la linea sulla vicenda dei migranti da rimpatriare e collocare tra i vari stati europei, dopo essere stati salvati dalle imbarcazioni delle Ong che operano nel Mediterraneo. L’idea che l’Italia sia “lasciata sola”, a fronteggiare gli afflussi di profughi, è in parte confutata dai fatti, se si allarga lo sguardo dagli approdi via mare, all’accoglienza delle persone in cerca di protezione internazionale che comportano oneri di ospitalità e presa in carico da parte degli Stati riceventi. Eurostat rileva che nel 2021, sono arrivate ai governi della Ue 537mila prime richieste di asilo, aumentate del 28% rispetto al 2020, anno della pandemia. Ad accoglierne di più è stata la Germania (148.000), seguita dalla Francia (104.000) e dalla Spagna (62.000). L’Italia si è collocata al quarto posto, con 45.000 richieste di asilo. Se rapportati alla popolazione residente, la Svezia (25 richiedenti asilo ogni 1.000 abitanti), l’Austria (15), la stessa Francia (6), sono più ospitali dell’Italia (3,5), collocata sotto la media dell’Europa Occidentale. Ci sono poi i cosiddetti “movimenti secondari” dei rifugiati che, arrivati sul territorio di uno Stato, si spostano in un altro e ripresentano una domanda di asilo: la Francia nel 2021 ne ha ricevuti 30.000, molti dei quali passati attraverso l’Italia.

Tuttavia i profughi non arrivano solo dal mare, ma anche via terra, a piedi, in auto, con trasporti pubblici, oppure in aereo, come i venezuelani che sbarcano in Spagna. Gli sbarchi sono più drammatici e visibili, ma non prevalenti. È uno sguardo ristretto, e volutamente distorto, quello che vede soltanto i profughi che approdano sotto casa nostra. Parigi ha accettato volontariamente la ricollocazione di 3.500 persone sbarcate in Italia. La provocazione italiana, che ha rivendicato come una vittoria l’accoglienza della Ocean Viking in un porto francese, “L’aria è cambiata” del ministro Salvini, ha scatenato la reazione francese. Chiedere solidarietà ai vicini per poi irriderli è da irresponsabili, così come far finta di non vedere le frontiere ermeticamente chiuse e la solidarietà sistematicamente negata dai “vicini” Paesi sovranisti. Certo, la Francia si muove su un terreno discutibile, il controllo dei confini terrestri: qui la libera circolazione attraverso le frontiere interne della Ue è stata di fatto ristretta, sono state introdotte forme dal profilo razziale, è stata messa a repentaglio la vita dei profughi in transito per un principio di difesa dei confini non meno disumano di quello che l’Italia è tornata ad ostentare. Nessuno in Europa, d’altronde ha la coscienza pulita, se si pensa alle discusse imprese di Frontex ai confini esterni, o agli accordi con Paesi di transito come Libia, Turchia, Marocco. Viviamo un tempo fosco in cui le persone in fuga diventano armi di una guerra ibrida… Gli esseri umani bisognosi di protezione diventano strumento cinico e crudele di cattura del consenso politico. Vogliamo tenacemente sperare in un Occidente e in un’Europa migliori, di cui l’accoglienza ai profughi ucraini ha dato un esempio: non sia un’eccezione, ma un’anticipazione di un mondo migliore e più umano.

L’intreccio dell’Europa con il destino dei Paesi Mediterranei, arabi ed africani è imprescindibile. Il Mediterraneo è un mare interno all’Europa, e fa parte integralmente delle sue strategie. Nel Mediterraneo l’Unione Europea è in gran parte Italia. Le interdipendenze legate al governo delle migrazioni, al superamento delle crisi politiche e militari, economiche ed umanitarie, ma soprattutto di civiltà, tracciano la strada della convivenza come unico percorso realistico possibile. L’Italia Mediterranea è la proposta alternativa che da noi meridionali, emigranti per storia, necessità e sopravvivenza, viene avanzata nel culmine delle tensioni e delle contrapposizioni. Impegnarsi per costruire le condizioni che interrompano il processo di sradicamento rappresentato dalle migrazioni in corso ed avviare quel “rimbalzo di sviluppo” che deve coinvolgere altri Paesi europei del Mediterraneo ed i Paesi della sponda araba ed africana. È il rovesciamento della politica colonialista vecchia e nuova. Non si va in quei Paesi per sfruttare le materie prime ed il basso costo del lavoro, ma per favorire la produzione di ricchezza nel territorio, ottenute con le risorse umane, con l’organizzazione e lo sviluppo, con la solidarietà e la formazione, con il trasferimento delle tecnologie.