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Una nuova battaglia meridionalista

IL DISEGNO DI LEGGE POPOLARE CONTRO L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Mezzogiorno visto dal satellite

Uno dei temi fondamentali di una nuova battaglia meridionalista e di civiltà democratica e sociale, può e deve essere la realizzazione di un argine all’autonomia differenziata, l’attribuzione da parte dello Stato, prevista dalla Costituzione dopo la riforma del 2001, in via esclusiva alle regioni a statuto ordinario di potestà per le materie di legislazione concorrente e/o per tre di quelle di competenza esclusiva dello Stato. Una possibilità che le regioni ricche del nostro Paese, sfrutterebbero, come già annunciato da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, in primo luogo in materia di risorse finanziarie.

Il Veneto ha già ipotizzato di trattenere il 90% del gettito fiscale dei cittadini e delle imprese italiane residenti, o con sede, in quella regione, sottraendo risorse per circa 41 miliardi l’anno allo Stato centrale; la Lombardia 100 miliardi di euro; l’Emilia-Romagna 43 miliardi di euro, con una perdita totale di 190 su 750 miliardi annui di gettito fiscale e la liquidazione di ogni perequazione tra Nord e Sud del Paese: una secessione per via costituzionale, con l’allargamento ulteriore del divario tra Sud e Nord. Ecco perché, una nuova battaglia meridionalista deve fare fronte a questo disegno, che riecheggia in forma strisciante la divisione dell’Italia in aree, secondo il modello confederale del primo ideologo della Lega, Gianfranco Miglio, attraverso una modifica costituzionale. Appare importante per contrastare questo grave e inaccettabile disegno, la proposta di legge di riforma costituzionale di iniziativa popolare promossa dal Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, presieduto da Massimo Villone, assieme ai sindacati della scuola, per la modifica diretta del terzo comma degli articoli 116 e 117 della nostra Carta fondamentale. La proposta esclude la possibilità che una legge-quadro generica per intese tra Stato e singole regioni – tramite contratti quasi privatistici tra singole regioni e ministero delle Autonomie con il Parlamento esautorato – e prevede una clausola di supremazia della legge statale. La modifica dell’articolo 117 del disegno di legge popolare, in particolare, individua le materie che devono rimanere competenza esclusiva dello Stato: sanità, lavoro, coordinamento della finanza pubblica, infrastrutture e istruzione, poiché, ad esempio in materia di lavoro, le conseguenze sarebbero devastanti, i contratti collettivi verrebbero realizzati su base territoriale, aumentando il rischio di dumping sociale e il ritorno alle vecchie gabbie salariali.

E’ necessario fare conoscere all’opinione pubblica questa grave prospettiva, attraverso una capillare campagna di informazione e di dibattito, raccogliendo le firme dei cittadini, realizzando una grande mobilitazione democratica, che contrastando questo modello di divisione nazionale, sia il segno di una rinnovata iniziativa per l’equità sociale a livello territoriale e la perequazione nella distribuzione delle risorse, a favore del Mezzogiorno. Si difenderà così, anche il quadro comune dei valori della Repubblica, che segna la natura materiale e non solo giuridico-formale della nostra Carta fondamentale, che richiede, ricordando le parole di uno dei padri costituenti e insigne costituzionalista, Costantino Mortati, «un abito mentale solidarista».

Maurizio BALLISTRERI
Segretario nazionale di Unità Siciliana
Professore di Diritto del lavoro nell’Università di Messina