x

x

Il consumo e l’uso indiscriminato del suolo

RISCHIO IDRAULICO DEI TERRITORI
Il rischio idrogeologico per l'uso dei suoli

Il nostro Paese, in gran parte montuoso e collinare, relativamente giovane sotto il profilo geologico, manifesta in maniera progressiva il peso della secolare presenza dell’uomo sul territorio. La perdita della originaria copertura vegetale e forestale, conseguente l’antropizzazione e la richiesta di suoli da coltivare, ha messo a nudo la natura spesso argillosa del substrato geologico di vaste aree collinari, notoriamente instabili e inclini a fenomeni di dissesto. I problemi di natura idrogeologica, di una certa gravità. risalgono agli ultimi 100 anni, e sono in particolare legati alla crescita demografica ed economica del Paese negli anni ’60 del secolo scorso.

Nel dopoguerra infatti vi è stato un incremento esponenziale del settore ediliziourbanistico e delle opere pubbliche; è stata fortemente implementata la rete viaria ed autostradale che ha favorito il trasporto su gomma delle merci e dei prodotti. Non è stata sviluppata in maniera adeguata la rete ferroviaria, più “ecologica” e meno impattante. Alcune opere pubbliche si sono rivelate inutili e sovradimensionate, causando perdita di terreno produttivo ed aumento di superfici impermeabili. Analogamente le città ed i paesi si sono estesi annettendo migliaia di ettari di suoli agricoli, un tempo utilizzati per le produzioni da destinare alla popolazione locale, secondo le modalità che oggi definiamo “a chilometro zero” e che prima erano la consuetudine. Anche le aree artigianali ed industriali di cui si sono dotati negli ultimi trent’anni moltissimi comuni, hanno occupato con capannoni e viabilità i terreni pianeggianti, ovvero quelli più adatti alle attività agricole. Le strade e le coperture delle abitazioni e degli opifici, essendo impermeabili, durante le precipitazioni a carattere temporalesco favoriscono la formazione di notevoli masse di acqua le quali, non sempre adeguatamente regimate e canalizzate nel sottosuolo, diventano una inarrestabile forza devastatrice.

Il consumo di suolo (incremento della copertura artificiale di suolo) in Italia, una nazione tutto sommato piccola e densamente popolata, è in costante crescita. Nel 2020 (dati ISPRA) le nuove coperture artificiali hanno riguardato ulteriori 56,7 Km2, in media più di 15 ettari al giorno : perdiamo quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo. Queste superfici ben difficilmente domani potremo riportarle alla produzione primaria agricola. Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo netto in ettari dell’ultimo anno, vedono la Puglia, con +493 ettari, al terzo posto tra le regioni italiane, dopo Lombardia e Veneto. Sono numeri preoccupanti che devono far riflettere. Le aree perse in Italia dal 2012 avrebbero garantito la produzione di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli e l’assorbimento, nel terreno ed in profondità, di oltre 360 milioni di mc di acqua di pioggia che scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde ma aggravano il disordine e il rischio idraulico dei territori. Il consumo del suolo recente produce altresì un danno economico potenziale che supera i 3 miliardi di euro ogni anno, a causa della perdita dei servizi ecosistemici del suolo, quali le produzioni agricole, del legname, lo stoccaggio di carbonio, il controllo dell’erosione, l’impollinazione (esiziale per le produzioni agricole), la regolazione del microclima, la purificazione dell’acqua e la regolazione del ciclo idrologico. A tali servizi va aggiunta anche la qualità degli habitat con la valutazione e la mappatura dello stato degli ecosistemi al fine di supportare le scelte di pianificazione e protezione degli stessi. Le coperture e le superfici impermeabili non sono l’unica fonte di degrado del suolo: il territorio è soggetto a diversi processi quali le ulteriori variazioni dell’uso del suolo, la perdita di produttività, del carbonio organico e degli habitat, la frammentazione, l’erosione.

La frammentazione costituisce un impatto evidente della trasformazione del paesaggio, causando una progressiva riduzione della superficie degli ambienti naturali e seminaturali ed un aumento del loro isolamento. Quest’ultima condizione rende progressivamente meno influenti le funzioni benefiche degli ambienti naturali sul territorio. Il consumo di suolo rientra nella incapacità, tutta italiana, di non voler comprendere l’importanza della pianificazione e della conservazione dei beni territoriali, svenduti per favorire interessi particolari ed egoistici. Le conseguenze saranno pagate dalle future generazioni, alle quali verrà consegnata una eredità ben diversa da quella che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. Le tragedie che funestano periodicamente il nostro Paese, come quella di Casamicciola ad Ischia, sono sempre prevedibili ed annunciate e sono purtroppo la risultante del disordine edilizio ed abusivismo e dell’omissivo comportamento da parte delle istituzioni che hanno l’onere e l’obbligo dei controlli. Guardando dall’alto i luoghi della frana si resta stupiti nel vedere le costruzioni pericolosamente abbarbicate sulle pendici della collina.

Anche in Basilicata si vive in apprensione per una situazione analoga dai contorni molto più inquietanti. Il Comune di Pisticci (Mt) ha subito negli anni 2012 e 2022 due rovinosi incendi per complessivi 1500 ettari che hanno distrutto completamente le opere di sistemazione del territorio eseguite sui calanchi argillosi a partire dal dopouerra. Ora le argille sono prive di copertura vegetale e rischiano di franare a valle portando giù parte dell’abitato. Nel 2015 l’ISPRA validava il Progetto preliminare predisposto dall’U.T.C. e contestualmente la stessa ISPRA classificava l’area a rischio PAI: R4 rischio idrogeologico molto elevato – Priorità Alta, persone a rischio diretto n. 225, nonchè edifici pubblici strategici. Attualmente, a seguito dell’incendio ultimo, sempre l’UTC del Comune di Pisticci ha redatto il Progetto definitivo in forza del quale il Sindaco ha avanzato la richiesta di finanziamento alla Regione Basilicata e comunicato agli Enti Governativi lo stato di allerta in cui vive la cittadina. L’augurio è che la Regione, alla quale compete l’obbligo di intervenire finanziariamente, affronti nella maniera opportuna il problema, riducendo i tempi della burocrazia ed attivando tutti i canali possibili per porre in sicurezza una realtà ed una Comunità che più volte nel passato ha subito danni e morti per la instabilità del proprio territorio.

Vito CRISANTI
Paesaggista esperto in scienze forestali