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Decisivo il controllo del territorio

ISCHIA: INTERI QUARTIERI NATI DAL NULLA
La tragedia di Ischia

Ischia è devastata. Sfregiata. Offesa e mortificata. L’isola conosciuta in tutto il mondo per la sua bellezza è in ginocchio. Sbarcati nel porticciolo dell’isola campana, sei subito in un’altra dimensione, tra la bellezza dei fiori che richiamano alla penisola sorrentina che guarda di fronte e la forza del fuoco dell’area puteolana. La freschezza del vento invade stradine belle e ricche di negozi, creano una condizione di vivibilità unica al mondo.

Insieme a Capri e Procida costituiscono il varco di ingresso nel golfo di Napoli che si estende da Pozzuoli fino a terminare a sud con Sorrento, sparendo verso la costiera amalfitana. Un contesto irripetibile e straordinario. Eppure oggi tutto questo è un lontano ricordo. Da qualche tempo pare che ci sia un accanimento contro l’isola verde. Un terremoto e due alluvioni, uno più violento dell’altro, hanno ormai messo in ginocchio gli abitanti del posto. Naturalmente ciò che avviene con cadenza precisa, in tutta Italia, non è solo una questione di fato, ma di scelte, programmi, azioni: che non sono stati messi in campo. Costruzioni senza limiti dove mai sono stati seguiti criteri di rispetto del territorio con una serie di condoni che si limitano a ratificare dei veri e propri sfregi all’ambiente. Non un accenno di politica del territorio, avallando un circolo vizioso che comportava la nascita di una costruzione abusiva, prontamente “riempita” con un nucleo familiare, a questa abitazione si concedeva l’erogazione di corrente elettrica ed acqua, di fatto certificandone l’esistenza, e dalla quale si percepivano anche le tasse per il comune ed il gioco è realizzato.

Salvo poi, al momento della tragedia, tutti a pontificare, piangere, accusare. In realtà queste tragedie inchiodano ognuno alla propria responsabilità: tutti nessuno escluso, responsabilità collettive, condivise. Tutti siamo colpevoli, chi costruisce, chi non controlla, chi condona, chi non adegua. Perché è quello che andrebbe fatto: anzitutto un serio controllo del territorio, poiché rimane un mistero come possa passare inosservato un manufatto nato nel volgere di una notte. Una distrazione inspiegabile, con interi quartieri nati abusivamente senza che nessuno si sia accorto del fiorire di questi palazzi o villini. Ma se la costruzione viene ultimata, perché in quei giorni l’autorità di controllo era impegnata in altre cose, allora si potrebbe abbattere il manufatto. Ma questo deve essere delegato ad un’autorità superiore. Non si può pensare di lasciare la patata bollente nelle mani del sindaco di turno che, non solo non dispone delle professionalità necessarie ma vive il territorio e non sarebbe “igienico” adottare un’azione di abbattimento. Molto spesso pare che ci si vuole bardare gli occhi con le scelte che scaricano tutto il peso sull’anello debole della filiera.

L’abbattimento deve essere totalmente gestito da un’autorità sovracomunale, la quale deve avere il compito anche di appurare i motivi del mancato controllo del territorio. Se ancora queste due fasi saltano, non si può “condonare” sic et semplicter, senza una serie di adeguamenti che, chi ha realizzato l’immobile, DEVE adottare. Sempre ricordando quei quartieri nati dal nulla, si è proceduto a condonare intere aree senza i sottoservizi necessari ed indispensabili a rendere quell’area vivibile. In una parola manca l’amministrazione del territorio inserito in una politica ambientale e urbanistica che, insieme, tutelano sostengono e sviluppano il territorio. Invece si trova più piacere a gridare il proprio sdegno verso le varie amministrazioni che si succedono, salvo poi, costruire abusivamente di tutto fidando sulle inefficienze delle stesse. Tanto la colpa è sempre dell’altro. Ci dovremmo, invece, riappropriare del senso di responsabilità, condividendo le scelte che riguardano tutti, non solo l’amministratore di turno. E sia chiaro che questi ultimi restano i primi responsabili di scelte assurde e, per certi versi, criminali.

Occupo poco spazio ancora per ricordare al Ministro Salvini che questa è una tragedia che riguarda l’intero paese, che dovrebbe essere unito nella voglia di recuperare il tempo perduto, cercando di attuare tutte ciò che la legge consente per riparare ai danni apportati al territorio, e che l’dea di autonomia differenziata, trova, adesso, una drammatica reale motivazione per dimostrare come una tale scelta sia scellerata, idiota e senza risultati pratici. Ma per adesso uniamoci per aiutare il popolo ischitano ad uscire da una ennesima tragedia, che non passi inutilmente e che serva per ritornare a pensare, agire e progettare giorni migliori.