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​Fertilità, quando la genetica dà una marcia in più alla PMA

​Al centro per la fertilità di Lugano test specifici per intolleranze alimentari e screening genetici pre-impianto​


La genetica dà una marcia in più alla fecondazione assistita. «Il successo di una terapia dipende non solamente da una corretta diagnosi delle cause che portano all’infertilità, ma anche dalla qualità dell’embrione, ovvero dal fatto che sia geneticamente sano. È quindi importante che, a fronte di insuccessi o nei casi con età “fertilmente” avanzata sia presa in considerazione la possibilità di fare ricorso alle analisi genetiche», spiega Marina Bellavia, ginecologa e specialista in Medicina della riproduzione del centro ProCrea di Lugano.

Tra le poche strutture dedicate alla fertilità dotate di un laboratorio di biologia e di un laboratorio di genetica, ProCrea vanta tassi di successo elevati: considerando le donne nella fascia di età tra i 30 ed i 37 anni, con tre terapie in oltre il 60% dei casi si è arrivati ad una gravidanza. «Certo, l’età incide molto sulla capacità fertile, ma l’apporto che la genetica può dare è sicuramente importante», aggiunge Bellavia.

Innanzitutto in fase diagnostica. «Le cause che portano a problemi di infertilità sono molte e diverse. Spesso però si sottovalutano situazioni all’apparenza banali come le intolleranze alimentari. Queste infatti possono portare ad infiammazioni che rendono sicuramente più problematica la buona riuscita di una terapia». Si stima che nei paesi occidentali oltre il 50% della popolazione abbia una qualche intolleranza alimentare, ma che meno del 20% ne sia consapevole questo perché non tutte le persone con intolleranze alimentari presentano i più comuni dolori addominali e sintomi intestinali. «La genetica viene in soccorso», prosegue Bellavia. «ProCrea ha sviluppato un apposito test di esclusione della predisposizione alla celiachia e diagnostico per quanto riguarda il lattosio. Con pochi accorgimenti è quindi possibile abbassare l’infiammazione e avere maggiori probabilità di successo».

Con le analisi genetiche è possibile anche studiare la proteina HLA-G «fondamentale per l’embrione per impiantarsi e svilupparsi nell’utero», sottolinea la specialista di ProCrea. «È un’analisi di compatibilità genetica tra i partner per individuare l’embrione che ha possibilità più elevate di dare origine ad una gravidanza».

Con lo screening genetico pre-impianto (PGS) invece si analizza il corredo genetico dell’embrione ancor prima della gravidanza. «L’obiettivo primario è riuscire a individuare l’embrione che non presenti alterazioni a livello cromosomico; studi e ricerche confermano che nel 95% dei casi il successo della terapia, quindi la possibilità che l’embrione attecchisca e si sviluppi nell’utero materno, dipende proprio dalla qualità dell’embrione stesso, da quanto è geneticamente sano», aggiunge Bellavia. Le indicazioni per il ricorso alla PGS riguardano l’età materna: dopo i 37-38, gli ovuli presentano un maggior numero di alterazioni genetiche che portano l’utero a “rifiutare” l’embrione. «Lo screening genetico pre-impianto è indicato anche nelle donne fertilmente giovani: terapie ripetute senza successo sono indice di un possibile problema legato alla presenza di aneuploidie cromosomiche», conclude Bellavia.

Grazie alla possibilità di utilizzare i propri laboratori di biologia e di genetica molecolare, ProCrea accorcia i tempi della stessa terapia, garantendo un approccio multidisciplinare per arrivare ad una gravidanza.

Per informazioni: www.procrea.ch

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