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La transizione ecologica veicola la transizione politica

Veduta aerea di Taranto

L’attuale situazione venutasi a creare in funzione dell’applicazione dei fondi del PNRR, che forse varrebbe la pena chiamare Recovery found o meglio ancora Just Transition fund, merita una profonda riflessione sulle politiche di sviluppo dei sistemi urbani e delle profonde interconnessioni con i sistemi infrastrutturali di sostegno allo sviluppo integrato e sostenibile. Questa nuova e improvvisa accelerazione impone strategie politiche e strutture di pianificazione più adeguata allo sviluppo socio-economico del Territorio, spostando l’attenzione dalla “machine a habiter “, elaborata da Lecourbousier, al concetto di sistemi urbanizzati funzionalmente gerarchizzati.

La necessità di questa evoluzione prende lo spunto da almeno due invarianti: La transizione ecologica che veicola la transizione politica, Il passaggio da una economia lineare ad una economia circolare. Il verde quale nuova attività di riqualifica Se per “transizione ecologica” si intende un insieme di azioni rivolte alla sostenibilità dell’economia, per favorire il passaggio da un sistema basato sulle fonti energetiche inquinanti a un modello virtuoso incentrato sulle fonti verdi. Il verde dovrà essere considerato nella sua mansione di intercettazione del PM10 e C02, ma anche come immagine strutturale qualificante di un territorio, ovvero immagine culturale non replicabile e identificativo di un Territorio. In 5 anni un sistema arboreo è in grado di intercettare 1,5 tn di Pm10 e C02. Per “transizione politica “si intende il passaggio ad un modello di sviluppo territoriale in cui vi è una forte tendenza riformistica che vede punti fondamentali in: Riduzione della spesa pubblica, che va sotto il termine di spending revue; Snellimento della burocrazia e dei suoi tempi; Modifica del sistema di proposizione dei programmi di Giunta Comunale; Temi che trovano la conferma nel concetto di resilienza urbana, “capacità di resistenza”, ovvero la “capacità di recupero rapido”, “elasticità”. soprattutto per designare la qualità fisica di non rompersi in seguito a un urto violento. Nella nostra attuale storia l’urto violento è costituito dalla pandemia mondiale chiamata Covilhã possibilità di utilizzare fondi del Recovery Fund.

Questa storica opportunità costruirà il Rimbalzo dell’economia nel transitorio, ma sarà necessario porre in essere opere infrastrutturali e modifiche di governance per rendere competitivo il sistema territorio. In questo senso si dovrà passare da una economia lineare ad un’economia circolare. “capacità di resistenza”, “capacità di recupero rapido”, “elasticità”. In Italiano il termine “resilienza” veniva usato finora soprattutto per designare la qualità fisica di certi materiali di non rompersi in seguito a un urto violento. La problematica della quantità di suolo pubblico disciplinata nei piani comunali per la concreta realizzazione di servizi e l’attuazione di politiche che hanno come obiettivo il miglioramento del benessere dei cittadini: la previsione di una riserva di aree pubbliche rappresenta la garanzia di base minima che si pone all’inizio di un complesso processo finalizzato a soddisfare bisogni collettivi e sociali ma non sottrae l’attore pubblico alle sue responsabilità di esplicitazione e realizzazione di politiche, di programmazione e di gestione. A tal proposito val la pena ricordare che la Commissione europea ha presentato, sotto il Green deal europeo in linea con la proposta per la nuova strategia industriale, il piano d’azione per una nuova economia circolare che include proposte sulla progettazione di prodotti più sostenibili, sulla riduzione dei rifiuti e sul dare più potere ai cittadini, come per esempio attraverso il ‘diritto alla riparazione’. L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico.

Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore. I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare, fondato invece sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo. Questi concetti devono essere riportati nei concetti urbanistici in particolare sull’utilizzo sostenibile del suolo .Nel corso degli oltre cinquant’anni di applicazione del DI 1444/68, non si è mai smesso di dibattere sulla questione degli standard: anche se con accenti, argomentazioni e intensità diverse, gli urbanisti italiani– sia in campo accademico, sia in campo professionale, tecnicoamministrativo e politico –sono stati pressoché costantemente impegnati a discutere sul profilo di un provvedimento che, alla fine degli anni ’60 del Novecento, ha definito quei rapporti minimi inderogabili di spazi per i servizi pubblici e per la qualità insediativa che inevitabilmente hanno indirizzato, con esiti anche significativamente diversificati nelle diverse realtà territoriali del Paese, la crescita e modificazione urbanistica delle città italiane. Lo standard come strumento di produzione della città pubblica rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per la realizzazione (e soprattutto il buon funzionamento) di ambienti urbani di qualità: se è vero che lo standard corrisponde a un servizio, non è altrettanto vero l’inverso, ovvero gli standard non coprono l’intera gamma di servizi necessari per le comunità, né la totalità delle azioni di welfare urbano.

In questo senso il Min. Infrastrutture ha avviato una rivisitazione dello strumento dello standard urbanistico anche in funzione della volontà espressa nel Decreto Sblocca Cantieri, con particolare riferimento alle Periferie. In attesa che trovi luce questa proposta di legge, a livello comunale è possibile costruire politiche capaci in autonomia funzionale di costruire quel meccanismo virtuoso in grado di affrontare la resilienza urbana e porre in essere forme di attrattività territoriale: Riduzione della pressione sull’ambiente Più sicurezza circa la disponibilità di materie prime Aumento della competitività Impulso all’innovazione e alla crescita economica Incremento dell’occupazione. Un progetto strategico capace di essere innovativo, e di essere in grado di far risparmiare e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Un progetto che si inquadri in una Vision territoriale inter-regionale, capace di trovare accordi su strumenti di attrazione e di innovazione con le città più importanti del Meridione. In tal, senso il ricorso ai sistemi previsti dal nostro sistema legislativo, come le zone a burocrazia zero e le aree obiettivo può rappresentare un primo passo significativo. Tuttavia chi si accinge a governare il Territorio non potrà non considerare che nel Piano Strategico di presentazione dovranno essere presenti: La resilienza urbana per i sistemi sanitari periferici Le forme di partnership internazionali per attrarre capitali.

La riduzione dei tempi della burocrazia Le forme di PPP (partenariato pubblico privato) per la realizzazione di opere infrastrutturali con capitali privati. Tutto ciò prevede che il Sindaco si esprima in termini di sviluppo prevedendo non solo la possibilità di far fronte alla spesa ordinaria, ma soprattutto in termini di sviluppo, e dunque alle forme di indebitamento, di intercettazione di capitali utili al miglioramento del benessere sociale Il ricorso a strumenti urbanistici semplici e flessibili, come le perimetrazioni di aree obiettivo potrà essere una prima risposta all’utilizzo sostenibile del territorio. La costruzione di aree obiettivo con una gerarchizzazione funzionale del Territorio potrà costruire una immagine sostenibile del Territorio. Tutto ciò prevede il cambio dell’atteggiamento sulla pianificazione di tutti gli stakeholders pubblici e privati, ma soprattutto il refrigenerament degli atteggiamenti consolidati. Questa è la reale scommessa del PNRR.

Terenzio Lomartire
Architetto