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Un Piano Marshall per vincere le povertà educative

Rissa fra giovani

Difficile decidere se a fare più tristezza siano due ragazze adolescenti che si picchiano brutalmente davanti a scuola, il loro linguaggio triviale o i loro compagni (?) e le loro compagne (?) che invece di mettere pace si divertono a fare il tifo. O ancora se fra tutti la palma del comportamento più triste debba andare a chi si godeva la scena immortalandola con l’immancabile smartphone per poi postarla senza ritegno sui social o, forse anche peggio, se fra tutti a fare più tristezza siano stati coloro che quel video l’hanno poi morbosamente condiviso in ossequio alla compulsiva legge della viralità, ormai diventata un must della nostra vita social-digitale dai cui meccanismi perversi sembra impossibile disincagliarsi. Si è ormai così stritolati da questo ingranaggio infernale da non provare neppure un fremito di pudore davanti alla circostanza che protagonisti di quel video sono dei minorenni. Una avvilente prova di assenza di consapevolezza dei danni che simili immagini possono produrre nella vita di una persona, specie se giovanissima, non solo nel presente ma anche nel tempo a venire.

Nel complesso è tutto molto penoso. A rafforzarne la mortificante valenza simbolica, quell’accapigliamento tra le due ragazze si è consumato davanti ad una scuola: una dimostrazione della assoluta perdita di autorevolezza del simbolo educativo per eccellenza e quasi una manifestazione di impotenza istituzionale e di indifferenza da parte di quella che appunto dovrebbe essere una agenzia educativa ma che oggi, aggrovigliata nella sua esasperata burocratizzazione e fin troppo orientata a iniettare competenze a scapito di una più profonda conoscenza evolutiva, non sembra più in grado di intercettare disagi e intervenire sul degrado sociale e culturale. Risparmiamoci poi di alzare il velo sulla voragine delle frantumazioni familiari che spesso sono l’humus nel quale certe situazioni trovano il concime principe per essere rigogliosamente coltivate. Di fronte a quella umiliante sequenza appaiono lontani anni luce i pur encomiabili propositi di rinascita, di riconversione ecologica, di diversificazione economica e produttiva. C’è un lavoro molto più profondo e più complesso da svolgere: combattere la povertà educativa, che si manifesta dagli episodi di diffusa inciviltà alla dispersione scolastica.

Ma su questi aspetti la politica latita, sembra avulsa dal contesto reale che poi, paradossalmente, si propone di governare. Sia chiaro, queste situazioni non hanno esclusiva e sono un problema che va ben oltre Taranto, ma per restare nei nostri confini è innegabile che qui ci sia bisogno innanzitutto di un capillare e portentoso intervento di carattere sociale ed educativo. Servirebbe una sorta di Piano Marshall, un Recovery finalizzato agli interventi sociali che viaggi parallelamente ai progetti di sviluppo. Un piano di intervento sulle fragilità che veda la compartecipazione di tutte le agenzie educative, delle istituzioni culturali e della pubblica amministrazione. Complicatissimo, sì, ma indispensabile e per questo val la pena impegnarsi. Non potrà mai esserci autentico progresso di una comunità finché continueremo ad assistere a scene di tanta sconfortante arretratezza e miseria come quella diventata virale in questi giorni.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile