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Salvatore Toma: «Così deve essere la nuova Confindustria»

Salvatore Toma

Confindustria Taranto ha eletto il suo nuovo presidente: si tratta di Salvatore Toma. Riportiamo stralci della sua relazione.

Chi già mi conosce sa che non sono l’uomo dalle grandi promesse, e tantomeno dalle grandi “premesse”. Amo arrivare al nocciolo delle questioni e poter dire esattamente ciò che penso. E’ pertanto con grande convinzione che vi dico: oggi il cambiamento della nostra Confindustria Taranto, inteso in senso di crescita e di evoluzione, non è solo possibile ma è doveroso.

La nuova Confindustria per Taranto
La mia esperienza di imprenditore, nata diversi anni fa e maturata in questi ultimi anni proprio in Confindustria, mi porta a immaginare una città incubatrice di nuove logiche economiche che vadano ad affiancare quelle industriali; parlo di un modello fondato sulla creazione di valore condiviso, con alla base strategie che riconoscano e valorizzino la centralità delle eccellenze Made in Puglia come traino di ogni settore (…) Il nostro comune auspicio è, sicuramente, che a livello generale in questo 2022 possa strutturarsi una crescita solida, costante e duratura. La strada è ancora tutta in salita, anche se alcuni segnali positivi ci aiutano a percorrerla.

Lo scenario nazionale
Gli effetti del caro energia si confermano purtroppo di segno negativo nell’indagine rapida del Centro Studi Confindustria di pochi giorni fa, in cui si rileva un forte calo della produzione industriale in gennaio (parliamo di un -1,3%), che segue una sensibile fles-sione già registrata a dicembre 2021. L’insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera hanno toccato i valori massimi degli ultimi dieci anni. Significativi anche gli aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna. Il perdurante incremento dei prezzi delle commodity ha contribuito ad erodere i margini delle imprese, penalizzando l’attività industriale. (…) La crisi in cui versa gran parte dell’industria è dimostrata dai circa 100 dossier aperti nei soli tavoli gestiti dal ministero dello Sviluppo economico, cui si sommano le crisi gestite su base regionale e quelle in capo al ministero del Lavoro. Le misure varate in questo senso dal governo sono sicuramente importanti ma rischiano di non essere esaustive. Uno scenario che ci induce inevitabilmente a riflettere, perché tutto ciò che si va a palesare a livello nazionale produrrà i suoi effetti, in positivo o in negativo, anche sui nostri territori. Ma non ci dimentichiamo che saremo sempre noi, imprenditori, a “fare la differenza”: mettendo a sistema i punti di forza del nostro territorio ed affrontando, con impellenza e lungimiranza, temi – come la sostenibilità, l’innovazione, il lavoro, la formazione e l’internazionalizzazione – che richiedono azioni pianificate e di lungo respiro.

Pandemia e post pandemia: il polso delle imprese e la “ripartenza”
In questi ultimi due anni il nostro tessuto industriale si è profondamente modificato a causa dell’emergenza pandemica. (…) In Italia gli interventi pubblici di sostegno diretto sono consistiti in ristori, indennizzi, moratorie, riduzioni e sospensioni di imposte, attivazione e ampliamento della cassa integrazione; gli interventi indiretti in garanzie sui prestiti e aumenti di capitale agevolati. Dati di confronto internazionale indicano che la dimensione del sostegno pubblico è stata nel nostro Paese particolarmente ampia (pari al 43,7% del Pil). Rispetto agli altri paesi, la strategia adottata dall’Italia è stata più centrata su sostegni indiretti (l’81% degli interventi). Questo approccio – basato ampiamente sulle garanzie pubbliche ai prestiti – genera un effetto leva e ha il vantaggio di gravare meno sul bilancio pubblico rispetto a interventi diretti. Così facendo, si scarica però il debito aggiuntivo sui conti delle imprese. Succede che se il supporto pubblico ha finora evitato una serie di fallimenti non ha po-tuto però scongiurare un aumento di imprese a forte rischio di insolvenza: abbiamo tutti contezza che dallo scorso mese di gennaio le aziende sono tornate a pagare le rate dei finanziamenti pur con un’emergenza ancora in corso e problemi ancora tutti da risolvere. Occorre essere cauti, pertanto, nel parlare di “ripartenza”. (…) Oggi noi, come sistema imprenditoriale, abbiamo il dovere di accompa-gnare questo processo di ritorno alla “normalità” ampliando e intensificando alcuni asset fondamentali, che vi riassumo nei punti successivi.

La formazione, come leva del necessario cambiamento culturale
Costruire e condividere strategie che supportino il cambiamento alla base della cultura imprenditoriale e del fare impresa, sono i capisaldi del mio pensiero. Molti di voi sanno in quale misura sia per me fondamentale la formazione, che considero un asset imprescindibile per la crescita,e, in questo momento particolare, per la ripresa. (…) La logica che vi chiedo è quella di far passare ogni processo di scambio, conoscenza e partecipazione attraverso la Casa degli Imprenditori, in un rapporto di mutuo sostegno. Il primo è il supporto che Confindustria fornisce alle imprese: di informazione, tutela, accompagnamento nei processi di crescita.

Internazionalizzazione come antidoto alla crisi ed opportunità di crescita
La nuova Confindustria Taranto vuole porsi come soggetto facilitatore nell’accesso ai mercati internazionali, creando opportunità per diversificare la clientela target, spesso limitata a pochissimi committenti. Delineare percorsi di internazionalizzazione mediante il dialogo con i colleghi delle omologhe europee, darebbe vita ad uno scambio virtuoso che a sua volta attiverebbe possibili relazioni commerciali internazionali per le aziende nostrane, favorendo la competitività di quest’ultime. La mia ventennale esperienza personale nei mercati esteri, testimonia la non remota possibilità anche per le PMI di interagire con questi mercati, oggi tra l’altro più vicini e raggiungibili grazie agli strumenti e alle strategie digitali. L’upgrade è quello legato alla trasformazione digitale, per il quale è però fondamentale organizzarsi, sia sul piano infrastrutturale che di formazione del personale. Bandi regionali e nazionali, oltre ai finanziamenti agevolati Sace- Simest, sono utili strumenti per colmare questo gap.

L’ecosostenibilità. Verso una nuova industria
Le annose battaglie che la nostra provincia vive, legate alla salvaguardia dell’ambiente e del lavoro, devono trovare risposte in programmi realistici e concreti. Ambientalizzare la grande industria è possibile. Farlo in questo momento storico, anche mediante i finanziamenti europei del Recovery Fund, è l’occasione che lo Stato centrale dovrà opportunamente cogliere e che Confindustria Taranto dovrà monitorare e sollecitare con attenzione e determinazione. Siamo consapevoli che il nostro ruolo non è quello di decisore ma sicuramente può essere di forte impulso e stimolo: ed è questa, credo, una consapevolezza comune a tutti noi. Consentitemi però, in questo caso, di affiancare al mio proverbiale ottimismo una al-trettanto forte preoccupazione. Ridurre l’impatto ambientale sul territorio, salvaguardando l’ambiente, la salute dei cittadini e tutelando allo stesso tempo il lavoro ed i lavoratori, resta la grande priorità che non consente ulteriori proroghe. Ma parliamo di una partita enorme e complessa, che ci vede tutti coinvolti e su cui al momento non intravediamo scenari e programmi circostanziati, o almeno, laddove ci fossero, non a noi noti.

Non basta parlare di tempi ipotetici per il fondamentale processo di decarbonizzazione, che peraltro ci trova assolutamente concordi: occorre intravedere una pietra miliare, l’avvio di un percorso su cui gravano ancora, e forse è questo il reale problema, troppe incognite. Non lo vediamo ancora, e questo non ci rende tranquilli. E lo diciamo pur in presenza di certificate, risapute e reali volontà – che registriamo sia dall’investitore privato sia da quello pubblico – di voler perseguire la strada del cambiamento possibile, ovvero di un processo di transizione energetica che è neces-sario ed è fattibile, ma non è celere né semplice. Abbiamo contezza, e assieme speranza, che lo Stato potrà veramente svolgere una funzione determinante, purché a sua volta supportato con interventi e risorse europee, nel risanare, valorizzare e ricollocare nel mercato gli assets dell’ex Ilva, con trasformati livelli di performance produttiva e di impatto ambientale. (…) Il sistema imprenditoriale, la nostra Confindustria, non rivendica protagonismi ma processi di condivisione: chiederemo di essere presenti ad ogni tavolo decisionale, affinchè ogni processo possa passare anche attraverso le nostre valutazioni.

Le risorse del territorio- Progettare la trasformazione
Il turismo – se declinato nei suoi molteplici aspetti – rappresenta, per la provincia, una leva strategica per destagionalizzare i flussi vacanzieri, ed è una opportunità che anche in questa sede torno a rilanciare: dobbiamo riuscire, anche e soprattutto attraverso un rapporto sinergico con le nostre istituzioni, a fare di questa opportunità un asset da capitalizzare. Non va dimenticata, in questo senso, l’opportunità dei Giochi del Mediterraneo 2026, che aggiunge alle varie declinazioni turistiche quella sportiva e prevede il diretto coinvolgimento delle imprese nella programmazione degli interventi infrastrutturali, ma anche di riqualificazione e di ammodernamento, degli impianti sportivi di tutto il tessuto jonico. E’ utile ricordare, infatti, per quanto già più volte attestato, come il quadro economico-finanziario per l’allestimento dei Giochi preveda l’utilizzo complessivo di ingenti risorse, fra interventi pubblici e privati. Le imprese, in questa partita, avranno un ruolo fondamentale, e per Taranto si tratterà di una vetrina internazionale e di straordinaria importanza in virtù di quel riscatto di cui spesso si parla in chiave di svolta e di rinascita del territorio. (…) Il Porto di Taranto, egregiamente rilanciato dall’Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, rappresenta una realtà in divenire, sempre più proiettata in una dimensione internazionale. Pensiamo alla apertura alle rotte crocieristiche ma anche all’ingresso di Yilport e all’insediamento del Gruppo Ferretti, ma soprattutto all’accordo di partnership e collaborazione tra l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e il Porto di Rotterdam per il Future Port Innovation Hub, grazie al quale lo scalo portuale potrebbe diventare il primo Innovation Hub italiano in ambito di Economia del mare.

Quando si parla di Porto, tuttavia, occorre pensare in un’ottica di intermodalità da tempo perseguita, ovvero all’integrazione del sistema dei trasporti (ferroviari, stradali e au-tostradali, aeroportuali e quindi portuali), sfruttando anche il percorso di investimenti sull’intermodalità di cui la ZES Jonica, e per altri aspetti la Zona Franca andranno a beneficiare. Accanto a tutto questo, va tenuta in debito conto la designazione dell’aeroporto di Grottaglie a primo spazioporto italiano ed europeo, che significa molteplici opportunità nel campo della ricerca e dell’innovazione e delle scienze dello spazio, e che può potenzialmente convogliare infrastrutture, capacità ingegneristica e turismo. Risorse a cui puntare con una visione di possibili ricadute sul territorio e di sviluppo aggiuntivo all’industria di tradizione.

Il territorio e gli investimenti
Con il PNRR si prospetta per i prossimi cinque anni uno scenario di grande trasformazione del territorio. Questo cambiamento potrà contare su una dote straordinaria di risorse – non solo quelle ingenti già territorializzate del PNRR, ma anche quelle di altre programmazioni in cor-so. Fra queste il CIS (Contratto istituzionale di Sviluppo), che, avviato oramai diversi anni fa, avrebbe dovuto avere come ricaduta immediata l’apertura di cantieri legati alle varie progettualità, e che invece continua a scontare ritardi dovuti in gran parte, ma non solo, all’avvicendarsi di sempre nuove governance. Saremo, in questa partita, al fianco delle nostre amministrazioni, propositivi ma soprattutto attenti a che ciascuno faccia la propria parte. (…) Sappiamo che i processi di cambiamento non possono camminare su una gamba sola, quella pubblica. C’è bisogno che accanto alla spesa pubblica, pur rilevante come in questi anni straordinari che ci attendono, si creino le condizioni per rilanciare la leva finanziaria privata. Non si rilancia l’economia e l’occupazione, non si rigenera e valorizza il territorio solo con l’intervento pubblico. Lavoriamo e lavoreremo per un sistema imprenditoriale che riscopra la voglia di investire e scommettere sul futuro.

La Confindustria che vogliamo
La nostra Confindustria deve, alla luce di quanto affermato fino ad ora, riconquistare autorevolezza sullo scenario nazionale e partecipare proattivamente ai tavoli istituzionali locali, regionali e nazionali creando dialoghi di qualità con le istituzioni. Il modo migliore per farlo, a mio avviso, è servirsi di progetti e programmi duraturi, scevri da condizionamenti e volti esclusivamente allo sviluppo di pratiche virtuose per il territorio. Di fronte ai ritardi e alle sempre più gravi fratture sociali del nostro meridione, lavoro e impresa hanno una grande sfida: confrontarsi su soluzioni concrete ed indicare insieme percorsi che guardino al prossimo futuro, parallelamente affiancati da una politica seria di riduzione del cuneo fiscale per le imprese e sul costo del lavoro. Agire mossi dal buon senso, abbandonando la pratica del procrastinare in eterno soluzioni efficaci, è l’unica strada perseguibile. Cambiare è certo difficile, ma non cambiare per il nostro territorio è fatale.