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Caffè McDonald’s eccessivamente bollente, anziana risarcita per il danno subito

Il caso si è verificato nel 1992 negli Stati Uniti
Una tazzina di caffè

Il risarcimento del danno è, indubbiamente, uno degli argomenti di maggiore interesse per coloro che si occupano di tutela del consumatore. Sebbene esso abbia un forte impatto, non solo giuridico ma anche mediatico, il sistema giuridico italiano appare arretrato e sotto molteplici aspetti inadeguato, soprattutto, se paragonato a quello di altri Stati, primi fra tutti, gli Stati Uniti d’America, patria del diritto dei consumatori.

Ed è proprio ad alcuni casi emblematici che hanno fatto la storia del diritto dei consumatori che abbiamo deciso di dedicare gli articoli di agosto della nostra rubrica. Inauguriamo, quindi, questa nostra rassegna con il caso conosciuto anche come il caso del caffè bollente (le fonti dalle quali si sono attinte le notizie per la redazione del presente articolo sono portali statunitensi dedicati al “risarcimento del danno” ed alla tutela dei consumatori, quali www. tortmuseum.org e www.citizen.org, nonché siti internet di divulgazione generale, quale www.en.wikipedia. org). Siamo in America nel 1992 ed una signora di 79 anni, acquistava un caffè da asporto presso un drive through McDonald’s mentre era sul sedile passeggero dell’auto condotta dal nipote. L’auto veniva parcheggiata e l’anziana signora si metteva tra le ginocchia il bicchiere contenente il caffè per toglierne il coperchio ed aggiungere la panna e lo zucchero. La bevanda si rovesciava.

Sino a questo punto potrebbe sembrare che la vicenda sia del tutto irrilevante e di nessun interesse giuridico ed, invece, è stato un caso che ha fatto storia. La sfortunata consumatrice, infatti, riportava ustioni di terzo grado, nonostante i vestiti, veniva ricoverata per otto giorni e sottoposta ad innesti cutanei ed altri trattamenti, con cure mediche protrattesi per circa due anni.

E tutto questo perché?
Perché il caffè aveva una temperatura di 180 – 190 gradi circa, ben più alta di quasi 30 gradi rispetto ad altri produttori/venditori. Inoltre, nel corso del processo è emerso che altre 700 persone, prima della signora danneggiata, erano state ustionate dal caffè McDonald’s e di ciò l’azienda era perfettamente informata ma non aveva posto rimedio. Tornando al caso della anziana signora, non essendo le parti riuscite a trovare un accordo transattivo in merito al risarcimento del danno, la battaglia tra il consumatore ed il colosso economico si trasferisce in Tribunale ed al termine della causa, i giurati riconoscevano un risarcimento del danno pari a $ 200.000 – ridotto ad $ 160.000, essendo stata riconosciuta una responsabilità della danneggiata del 20% nella causazione dell’evento – per il danno, il dolore, la sofferenza patiti e le spese mediche. I giurati, inoltre, riconoscevano un danno punitivo (peculiarità del sistema americano, la cui adozione nel nostro ordinamento è richiesta da più parti, prima fra tutte dall’Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”) di $ 2,7 milioni, ridotti dal Giudice a $ 480.000. Al termine del processo le parti trovavano un accordo per un importo riservato.

Avv. Emilio Graziuso
Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca