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Il padre che trascura i figli rischia la condanna penale

Recente Sentenza Cassazione: comportamento contrario alla morale della famiglia
Minorenni trascurati

L’art. 570 c.p., che punisce la violazione degli obblighi di assistenza familiare, sanziona anche la condotta di chi non assiste moralmente i figli; rischia quindi la condanna penale il papà che li frequenta sporadicamente e che fa venir meno, ai propri figli, la propria tutela e la propria presenza affettiva. L’art. 570 c.p, al comma 1 punisce “Chiunque, abbandonando il domicilio domestico comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale, alla tutela legale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da centotre euro a milletrentadue euro.”

Ed invero, in tal senso è intervenuta una recentissima pronuncia della corte di legittimità, che ha chiarito, con particolare puntualità, quanto sia da considerarsi sussumibile una violazione della citata norma, in via anche autonoma, da parte di quel padre che, oltre a far mancare i mesi di sussistenza ai figli piccoli e alla moglie, si disinteressa della prole frequentandola sporadicamente. Si tratta della Sentenza N. 29926/2022, che accogliendo il ricorso del Procuratore, ha annullato la Sentenza e rinviato al giudice di primo grado. La vicenda ad oggetto della citata Sentenza riguardava appunto un padre, che era stato condannato in primo grado per essersi sottratto agli obblighi di assistenza, che gravano sui genitori, avendo lo stesso tenuto una condotta contraria all’ordine e alla morale delle famiglie in quanto aveva fatto mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori e la moglie.

Nel ricorrere in Cassazione il Procuratore generale della corte d’appello aveva rilevato che il Tribunale, investito di giudicare quella condotta, aveva erroneamente omesso di applicare l’aumento di pena all’imputato a titolo di continuazione in relazione al reato di cui al comma 1 art. 570 c.p. nonostante quel Tribunale fosse giunto alla conclusione che il padre, oltre a far mancare i mezzi di sussistenza, si era completamente disinteressato dei figli frequentandoli solo sporadicamente, in ciò tenendo evidentemente una condotta immorale rispetto agli obblighi da osservare nei confronti della propria famiglia. Il Procuratore, nel ricorso, precisava appunto come la norma in esame fosse chiara nel prefigurare un’ipotesi di reato autonoma rispetto a quella contenuta nel comma 2 dell’art. 570 c.p e come tra le due violazioni non si riscontri affatto una “progressione criminosa”. Dunque una violazione non assorbe l’altra. Per il ricorrente, il Tribunale aveva commesso una violazione nel non applicare gli aumenti di pena di cui all’articolo 81 c.p.c.

Detta norma doveva essere applicata in ragione della pluralità delle persone offese e della pluralità dei reati in concorso formale tra loro, legati dal vincolo della continuazione. Reato autonomo dunque quello di non assistere moralmente i figli, assicurando loro una presenza ordinata e solida della figura paterna. Per la Cassazione il ricorso del Procuratore è risultato fondato ed è dunque stato accolto. L’articolo 570 c.p è infatti una norma che contempla più fattispecie distinte perché relative a fatti diversi: al comma 1 sanziona la violazione dei doveri di assistenza morale, ossia dei doveri di cura che sono alla base della genitorialità e che sono necessari per lo sviluppo armonico della personalità del minore; al comma 2 la mancata somministrazione delle risorse economiche necessarie per soddisfare i bisogni strettamente materiali della persona. Dunque, come è stato appunto chiarito dalla Suprema Corte, si tratta di reati che possono concorrere perché la commissione di uno non presuppone necessariamente anche l’integrazione dell’altro. Secondo la Suprema Corte, fondato anche il secondo motivo poiché: “l’omessa somministrazione dei mezzi sussistenza in danno di più soggetti, ancorché conviventi nello stesso nucleo familiare, non configura un unico reato, bensì una parità di reati in concorso formale o, ricorrendo nei presupposti, in continuazione tra loro. E ciò, come precisato dalle Sezioni Unite, non solo perché gli aventi diritto alla somministrazione dei mezzi di sussistenza sono soggetti che ricevono diretta tutela dalla norma incriminatrice e sono portatori di posizioni differenziate (…) ma anche perché, come osservarono le Sezioni Unite, rispetto ai diversi aventi diritto sono possibili adempimenti soggettivamente frazionati e, dunque, differenti eventi”.

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