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La frode informatica, art. 640-ter del codice penale

Piccolo vademecum per mettersi al riparo dalle frodi on line
Frode informatica

La frode informatica è punita dall’art. 640-ter del nostro codice penale, il quale prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da € 51 a € 1.032 per colui che “alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinente, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”.

Ma come si realizza il reato di frode informatica?
Dal punto di vista oggettivo, l’elemento che costituisce l’evento del reato che ne realizza la consumazione è il conseguimento di un ingiusto profitto. La frode informatica, tra l’altro, è un reato a forma libera: non è prevista la modalità attraverso la quale deve avvenire l’intervento non autorizzato su un sistema informatico. Tuttavia, deve consistere necessariamente in un’alterazione del funzionamento del sistema ovvero in un intervento non autorizzato su dati, programmi o informazioni. Come emerge dalla lettura della norma, affinché un soggetto sia passabile di sanzione, occorre che induca “taluno” in errore, attraverso l’inganno e procurando a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Considerare il computer come indotto in errore, al pari di un individuo, risulterebbe frutto di una forzatura. L’art. 640-ter ha quindi riproposto lo stesso evento tipico della truffa, ossia l’aggressione al patrimonio della vittima, tuttavia, non ha introdotto il riferimento all’induzione in errore della vittima, il quale presuppone un rapporto interpersonale fra chi agisce e la vittima, impossibile da riprodursi nel caso in cui l’atto di disposizione patrimoniale dipenda da un’operazione automatica.

Ma quando si parla di identità digitale, a cosa ci si riferisce?
La nozione più condivisa di identità digitale si concentra sull’insieme delle caratteristiche essenziali e uniche di un soggetto informatico ovvero la rappresentazione virtuale dell’identità reale. Merita un richiamo l’art. 30-bis del decreto legislativo n. 141/2010 in materia di credito al consumo, il quale, per furto d’identità intende: a) l’impersonificazione totale: occultamento totale della propria identità mediante l’utilizzo indebito di dati relativi all’identità e al reddito di un altro soggetto. L’impersonificazione può riguardare l’utilizzo indebito di dati riferibili sia ad un soggetto in vita sia ad un soggetto deceduto; b) l’impersonificazione parziale: occultamento parziale della propria identità mediante l’impiego, in forma combinata, di dati relativi alla propria persona e l’utilizzo indebito di dati relativi ad un altro soggetto, nell’ambito di quelli di cui alla lettera a).

Reati di phishing e smishing
Il phishing consiste nell’invio casuale di e-mail ad un elevato numero di destinatari che, nel messaggio, riproducono la grafica e i loghi ufficiali di siti bancari, postali, oppure di noti siti e-commerce e captano dati personali della vittima, che, convinta di accedere al sito o al proprio conto, inserisce i propri dati, la password o i numeri di carte di credito necessari per autorizzare i pagamenti. Talvolta, i dati possono venire captati tramite l’utilizzo di software autoinstallanti che sono capaci di registrare e trasmettere clandestinamente i dati mentre l’utente usa il proprio computer. Le e-mail di phishing presentano spesso le seguenti caratteristiche, che le rendono facilmente individuabili: • indirizzo del mittente con un dominio differente rispetto ai classici .it o .com; • oggetto del messaggio generico e poco chiaro; • errori di battitura o di grammatica contenuti nel testo del messaggio; • avvisi di urgenza rispetto alla scadenza della password. Lo smishing (dalla combinazione delle parole SMS e phishing) è, invece, il tentativo da di acquisire informazioni personali, finanziarie o di sicurezza tramite SMS. Nel periodo tra il 1 agosto 2019 e il 31 luglio 2021, così come emerge dal Dossier Viminale, pubblicato a seguito della riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica (Cnosp) del 15 agosto, si è registrato un aumento percentuale pari al 10,7% dei reati di frode informatica. Gli istituti bancari, per combattere le frodi e per rendere più sicuro l’utilizzo delle carte di credito, hanno previsto alcuni servizi utili per i possessori di carte di credito, come: • l’invio di SMS che indicano l’importo e il negozio presso cui si sta effettuando un acquisto; • la previsione di una password da utilizzare ogni volta che si deve effettuare un acquisto on line; • la creazione di una carta virtuale “usa e getta” che genera un IBAN e un codice di sicurezza temporanei validi solo per quell’acquisto. Degli accorgimenti necessari, che possono scongiurare il pericolo di essere frodati online, possono essere: non effettuare acquisti suggeriti da e-mail non richieste; digitare direttamente nell’apposita barra il sito che si intende visitare; • controllare le e-mail sospette facendo attenzione all’indirizzo, al testo e all’oggetto dell’email; • non salvare password o username sul computer o su dispositivi online; • non rispondere i messaggi contenuti nello Spam; • fare acquisti online utilizzando carte di credito ricaricabili.

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