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Il reato di abuso dei mezzi di correzione

n quali casi insegnanti e genitori possono commettere questo reato nei confronti di studenti e figli?
Aula scolastica

Si può commettere reato abusando di alcune condotte o comportamenti che, ove osservate in un alveo di normalità e buon senso, sarebbero da considerarsi lecite. Ad esempio, a nessuno verrebbe in mente di denunciare un insegnante soltanto perché ha rimproverato un bambino particolarmente irrequieto. Ciò nonostante, se i richiami dovessero essere insistenti e, soprattutto, ove questi dovessero collocarsi al di là del limite del buon senso e della ragionevolezza, allora si potrebbero verificare condotte connotate da illiceità e, in quel caso, potrebbero esservi profili di rilevanza penale.

In quel caso dunque potrebbe configurarsi il reato di abuso dei mezzi di correzione. Come diremo nel prosieguo, si tratta di un delitto che può essere commesso soltanto in presenza di particolari condizioni e, nello specifico, di un determinato rapporto che si viene a creare tra vittima e soggetto attivo. Quello dell’insegnante di scuola è solo un esempio: possono esserci molte più situazioni in cui si possono verificare condotte rientranti nel perimetro dell’ipotesi di reato considerata. Ma dunque, cosa si intende per abuso dei mezzi di correzione? Si tratta di un concetto fondamentale da comprendere, visto che intorno ad esso ruota l’intera fattispecie di reato. I mezzi di correzione sono i metodi che normalmente vengono usati per impartire disciplina a una persona che non ha fatto il suo dovere, da parte di chi ha un legittimo potere di correzione o di disciplina. Si pensi ad esempio agli strumenti che ha a disposizione l’insegnante per correggere gli errori commessi dall’alunno: il rimprovero verbale, la nota sul registro, il richiamo del dirigente scolastico, l’allontanamento dall’aula, l’assegnazione di un maggior numero di compiti da svolgere a casa.

Quando uno dei questi metodi, perfettamente leciti, viene utilizzato come uno strumento che punta a cagionare un danno alla persona o allo studente (o altra persona soggetta alla propria autorità), quasi come se fosse uno strumento improprio di coercizione e persecuzione, possono verificarsi ipotesi che rientrano nel perimetro della fattispecie di reato e ciò in quanto l’evidenza dei fatti, nelle singole ipotesi, porterebbe a far fuoriuscire le condotte dalle necessità educative. Detto in altre parole, non è l’uso dei mezzi di correzione a essere sanzionato, bensì il suo abuso, cioè il suo utilizzo distorto. Si pensi al docente che umilia l’alunno costringendolo a leggere ad alta voce i suoi compiti solo per esporlo al pubblico ludibrio, oppure all’insegnante che inveisce costantemente contro lo stesso studente. Secondo quanto stabilito dal codice penale, non è dunque il mero uso distorto di uno strumento di disciplina ad avere rilevanza: occorre anche che tale impiego sia potenzialmente lesivo dell’integrità psico-fisica della vittima. In tal senso, secondo quanto statuito dalla Suprema Corte di Cassazione in tema di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina, la nozione di malattia è più ampia di quella del fatto di lesione personale, estendendosi fino a comprendere ogni conseguenza rilevante sulla salute psichica del soggetto passivo, quali stato d’ansia, insonnia, disagio psicologico, disturbi del carattere e disturbi alimentari. L’abuso dei mezzi di correzione e disciplina è un reato proprio, nel senso che può essere commesso solamente da determinati soggetti, titolare di un legittimo potere di correzione e disciplina. Dunque, il delitto si integra solamente se la vittima è soggetta all’autorità del colpevole.

Si pensi al più volte citato caso dell’alunno e dell’insegnante, ma anche a quelli del figlio (minorenne) e del genitore, del paziente e dell’infermiere, dell’anziano e del personale della casa di riposo, dell’allievo della scuola calcio e dell’istruttore. Questo significa, a titolo esemplificativo, che potrebbe rendersi responsabile del delitto di abuso di mezzi di correzione: l’insegnante che isola sistematicamente uno degli alunni, il genitore che proibisce costantemente al figlio minorenne di uscire di casa, di cenare insieme agli altri fratelli o di partecipare alla vita della famiglia, col pretesto di volerlo punire per i suoi cattivi voti a scuola od al fine di imporgli un determinato comportamento; l’istruttore di scuola calcio che, per punire l’allievo in ritardo, lo costringa a fare tanti giri di campo fino a comportargli del patimento fisico od un vero e proprio malore; Si ricordi: c’è abuso di mezzi di correzione solamente se lo strumento di disciplina è in grado di provocare una “malattia” alla vittima, intesa si nel senso più ampio del termine, come una sofferenza (anche solo interiore) ma che comunque dev’essere in grado di incidere in senso negativo sulla qualità della vita del soggetto passivo. Il reato di abuso dei mezzi di correzione è spesso confuso con quello di maltrattamenti che, a differenza del primo, si verifica in presenza di continue vessazioni, fisiche o psicologiche. La Suprema Corte in tal senso ha specificato che l’elemento differenziale tra il reato di abuso dei mezzi di correzione e quello di maltrattamenti non può individuarsi nel grado di intensità delle condotte violente tenute del reo, in quanto l’uso della violenza per fini correttivi o educativi non è mai consentito. La Corte ha precisato che il reato di abuso dei mezzi di correzione presuppone l’uso inappropriato e capace di incidere in senso negativo sull’equilibrio psicofisico del soggetto passivo, di metodi o comportamenti correttivi che, a tutto voler concedere, in via ordinaria sarebbero consentiti (quali l’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche, l’obbligo di condotte riparatorie o forme di rimprovero non riservate). l reato di abuso dei mezzi di correzione è procedibile d’ufficio

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